Antoine De Saint-Exupéry è l’autore de Il piccolo principe, un libricino melenso, colmo di buone frasi (o frasi buone), come dire, quattro stagioni, molto wikiquote. Non sapevo che avesse scritto altro. L’ho scoperto per caso mentre ciondolavo, in attesa di qualcosa, nel megastore Feltrinelli di Bologna alla ricerca di libri sul deserto. Tra coincidenze, cross e rimandi, quasi solo per caso mi sono imbattuto in Terre des hommes, (ri)edito quest’anno da Passigli. Ero assai diffidente, ma il titolo evocativo (della mia ignoranza evidentemente perché ero convinto che fosse solo una bella “invenzione” di Lorenzo) e la descrizione del racconto hanno incendiato la curiosità e “bruciato” le riserve alimentate dalle predicazioni del petit prince.

… Un “folle volo” fortunato perché “Terra degli uomini” è un libro che ho apprezzato moltissimo. Per quattro quinti è un fly book che parla di aerei, rotte, astri, notti, venti, tempeste, nuvole da superare, attraversare, scansare ai tempi in cui il pilota aveva (quasi) solo due strumenti per orientarsi: i cieli stellati, sopra di sé e, sotto, le tracce sulla terra degli uomini: strade, coste, fari, luci, città, villaggi, pianure, colline, montagne, mari sconfinati e deserti altrettanto vasti.

È proprio tra le dune di sabbia che si consuma l’ultima parte della storia con la narrazione di una rovinosa caduta e di una difficile sopravvivenza con pochissima acqua ma ancora più sete di vita. È il preludio dell’epilogo.

Dieci pagine dedicate alla bellezza, estranee a qualsiasi flessione retorica o “soloneria” dogmatico(-filosica). Solo un “canto” che nasce da un’esperienza straordinaria. «Per capire l’uomo e i suoi bisogni, per conoscerlo quello che ha di essenziale, non bisogna contrapporre le une alle le certezze delle vostre verità» – esordisce De Saint-Exupéry. E prosegue: «Sì, avete ragione. Avete tutti ragioni. La logica dimostra ogni cosa. Ha ragione anche chi fa ricadere sui gobbi le disgrazie del mondo. Se dichiariamo guerra, impareremo presto a esaltarci. Vendicheremo i delitti dei gobbi. E certamente i gobbi commettono delitti. Per tentare di cogliere quell’essenziale, occorre dimenticare per un attimo le divisioni che, una volta ammesse, comportano tutto un Corano di verità incrollabili e il fanatismo che ne deriva. È possibile schierare gli uomini in uomini di destra e uomini di sinistra, in gobbi e non gobbi, in fascisti e democratici, e tali distinzioni sono incontestabili. Ma la verità, lo sapete, sta in ciò che semplifica il mondo e non in ciò che crea il caos. La verità è il linguaggio che mette in evidenza l’universale. … La verità non sta in ciò che è dimostrabile, ma in ciò che semplifica», ovvero, la bellezza, Mozart che vive.

La falsità, il male, la bruttezza – conclude l’aviatore francese – è Mozart assassinato nella vita impregnata di bruttezza. L’intima tonalità esistenziale di questa bellissima immagine di idea mi ha fatto pensare ad un’opera (decisamente minore ma non trascurabile) di Alessandro Baricco, Emmaus: «nell’assenza di senso, il mondo purtuttavia accade, e in quell’acrobazia di esistere senza coordinate c’è una bellezza, perfino una nobiltà, talvolta che noi non sappiamo – come una possibilità di eroismo a cui non abbiamo mai pensato, l’eroismo di una qualche verità».

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