Domenica 22 febbraio, ore 11.30. Un rullo di tamburi irrompe all’improvviso per le vie del centro cittadino, quasi a spezzare bruscamente la languida monotonia di una normale domenica mattina. L’aria si fa più rarefatta, fino a quando il suono metallico dei piatti e del gong accompagnano l’entrata in scena di un variopinto ed elegante drago di seta, che incomincia a muoversi lentamente e sinuosamente a ritmo di musica.

Le percussioni si fanno via via più frenetiche, finchè la danza del drago diventa quasi irrefrenabile ed esso prende a vibrare liberamente nel cielo grigio di febbraio. Si allunga e si accovaccia, si raccoglie su se stesso e si mostra in tutta la sua maestosità, per poi fermarsi ad osservare da vicino degli stoici lottatori di arti marziali, che si esibiscono battendosi eroicamente sotto la pioggia incessante. La folla in festa accoglie così il Capodanno cinese, la festività che sancisce l’inizio dell’anno lunare cinese. Anche quest’anno il temibile mostro Nian è stato scacciato e un augurio di pace e prosperità si leva sulla città.

No, questa non è Shanghai, né tantomeno Hong Kong. Non è New York nè Londra. È Andria, ridente cittadina nel nordbarese, prima città nel meridione dopo Napoli ad accogliere i festeggiamenti del Capodanno cinese.

Il Capodanno cinese ad Andria non è affatto il simbolo di un’Italia che arretra o di una Cina che avanza. È semplicemente il trionfo di una società sempre più multiculturale e multietnica, in cui i confini stanno diventando via via più labili e i vecchi preconcetti sono solo un lontano ricordo. Una società aperta al mondo esterno non può che essere un bene per tutti. Del resto, la stessa Cina il boom economico l’ha registrato non quando era chiusa dentro di sé, negli anni del maosimo, ma quando a partire dagli anni Ottanta si è aperta all’Occidente, accogliendo gli investitori stranieri e accingendosi a diventare il paese cosmopolita che è oggi.

E così, che piaccia o no, la Cina è ormai diventata una realtà consolidata nello scenario economico mondiale. Per cui a nulla serve chiudersi anacronisticamente in se stessi, ignorando ciò che accade nel frattempo nel mondo. È opportuno, invece, cercare di comprendere al meglio ciò che ci è intorno. Abbattere il muro del non dialogo e stabilire un rapporto di reciproca comprensione sono le basi necessarie per costruire un rapporto pacifico di mutuo rispetto. E Andria ora ha la grande occasione di cogliere la palla al balzo. In fondo, l’integrazione non è un favore che facciamo agli altri, ma un favore che facciamo a noi stessi. Perché conoscere altre culture non ci cambia, al massimo ci arricchisce.

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