“Gli faccia mangiare del peperoncino, il più piccolo l’ho curato così’’. Questo sembra aver detto al suo vicino di casa un messicano dall’aspetto rassicurante, un umile lavoratore immigrato negli Stati Uniti degli anni Venti, in particolare a Detroit, nel Michigan, poco prima del crollo di Wall Street. Il consiglio dispensato al suo dirimpettaio gli era stato tramandato da sua madre, l’aveva tesaurizzato ed utilizzato per guarire una fastidiosissima bronchite del suo ultimo genito, il sesto di sei figli.

Decisero perciò di chiamarlo Sixto Diaz Rodriguez e di peperoncino, il giovanotto, ne aveva da vendere. Sixto nacque il 10 luglio 1942 e, fin da subito, aveva ostentato un’estroversa abilità nell’intrattenere i suoi interlocutori. I nonni materni, cresciuti nelle riserve indiane, gli avevano insegnato ad abbandonarsi totalmente alle imprevedibili vicissitudini della vita, lasciandosi però ispirare da tutto ciò che lo circondava.

E a circondarlo erano principalmente le mura dell’acciaieria in cui lavorava, isolato dai rumori di una vita difficile che, puntualmente, ritrovava la sua linearità negli accordi di una chitarra che strimpellava per farsi compagnia. Messo da parte un esiguo gruzzoletto, nel 1967 pubblica, senza troppa fortuna, il suo primo singolo, I’ll slip away, con la casa discografica Impact.

Per i successivi tre anni rimane inattivo finché, a partire dagli anni Settanta, a sua insaputa, la musica da lui prodotta, in particolare il singolo Sugar Man, diventa assai conosciuta soprattutto in Sud Africa dove le sue canzoni incarnano il simbolo della lotta contro l’apartheid. Tuttavia Sixto Rodriguez non sa della sua fama all’estero fino al 1996, quando sua figlia si imbatte in un sito web a lui dedicato.

Una star per caso, insomma. Una metafora della battaglia alla discriminazione razziale che trova la sua valvola di sfogo in personaggi umili, ‘’sugar men’’ appunto, che, con la loro aspra dolcezza, offrono pedagogiche allegorie e solcano un’impronta indelebile alla loro arte.

Laureatosi in Filosofia nel 1981, ottiene una seconda laurea honoris causa nel 2003 per i temi sociali trattati nelle sue canzoni e soprattutto per l’indagine poetica sulle condizioni della classe lavorativa dell’intera America.

Quella stessa America che, dieci anni dopo, conferisce alle gesta di Sixto un meritatissimo Oscar. Il regista svedese Malik Bendjelloul, infatti, gira un documentario sulla vita dell’artista intitolato Searching for Sugar Man, che ha per tema lo sforzo di due suoi fan di rintracciarlo e ringraziarlo per quelle note impregnate di sudore e sacrificio, note incastrate in un esistenziale spartito amaro dal dolcissimo sapore di libertà.

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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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