Un’iniziativa dell’ass. culturale Myrabbasc, col patrocinio della Fondazione Porta Sant’Andrea, domani, 11 settembre, ad Andria, ore 20.00, presso il Centro Risorse in via Aldo Moro.

Intervista al giornalista Antonio Ventola

11 settembre, data sintomatica ed evocativa. Il prossimo lunedì, sedici anni dopo la tragedia delle Twin Towers, l’11 settembre cambierà accezione, trasformandosi in una serata di sogni e speranza, un racconto di vita, aneddoti di gente comune ritrovatasi, non a caso, campione di lavoro e sacrificio, oltre i propri paletti esistenziali, oltre le imposizioni eterodirette, oltre i pregiudizi verso i diversamente abili. SUCCESSIvamente nasce come avverbio di un mood caratteriale, la voglia di non arrendersi mai, l’orgoglio giovanile di concittadini apolidi, piccoli grandi uomini che fanno dell’orizzonte la propria casa. Tra vecchi amici di Odysseo (Francesco “Effe” Fortunato, Luca Mazzone e i Bariche) e nuovi piacevoli esempi di intraprendenza, abbiamo chiesto ad Antonio Ventola, giornalista locale e mediatore dell’evento, di raccontarci la partenza ed il traguardo di un progetto sano e lungimirante:

Ciao Antonio. Da sempre lo sport assolve al ruolo di trait-d’union. Come e per quale ragione l’Associazione Myrabbasc e la Fondazione Sant’Andrea hanno deciso di raccontare le storie di tre giovani sportivi andriesi?

Tutto è nato dopo l’esperienza di Francesco Fortunato ai Mondiali di Londra. L’orgoglio scaturito dal grande risultato di Francesco ha spinto l’Associazione Myrabbasc, con il contributo della Fondazione Sant’Andrea, ad organizzare un evento che mettesse in risalto dei giovani sportivi andriesi. Permettere loro di raccontare la loro esperienza in ambito sportivo ed i sacrifici fatti per raggiungere dei risultati può conferire speranza e forza di volontà a tutti coloro che inseguono dei sogni nella loro vita quotidiana. L’incontro infatti è soprattutto indirizzato ad un pubblico giovane, dato che gli ospiti sono essi stessi dei ragazzi ambiziosi.

Quando tre anni fa abbiamo intervistato Francesco Fortunato ci siamo ritrovati di fronte ad un ragazzo non pago di successi, un performer ambizioso, nella più positiva accezione del termine. Oggi, Francesco “Effe” è campione italiano nella 20 km di Marcia e ha ottenuto, da poco, il 25esimo posto ai Mondiali di Londra. Qual è secondo te il segreto per non perdere il desiderio di migliorarsi di continuo?

Conosco Francesco sin da quando gareggiava tra gli Juniores e non ha mai nascosto il suo desiderio di arrivare in alto. Indubbiamente i risultati hanno aiutato la sua voglia di arrivare fra i grandi di questa disciplina, ma questi sono essenzialmente i frutti dell’impegno che ha messo, mette e metterà in pista ogni giorno. Dunque, per me, non c’è un segreto: l’importante è capire cosa vuoi veramente da te stesso e fare di tutto per realizzare ciò che hai sempre desiderato.

Come Francesco Fortunato, anche Leonardo Di Cosmo si è, recentemente, cimentato con l’agonismo professionistico esordendo, lo scorso 20 agosto, nella Prima Squadra della Fidelis Andria nella trasferta di Coppa Italia contro il Monopoli. Come può cambiare la prospettiva di un atleta nelle dinamiche di uno sport di gruppo, e cosa può imparare dal gioco di squadra?

Leonardo è il più giovane dei tre e per noi rappresenta una figura importante all’interno dell’incontro. Abbiamo scelto lui perché prima di tutto può spiegarci cosa significa indossare una maglia così pesante come quella della Fidelis Andria, tra l’altro squadra della sua città. Per quanto riguarda la tua domanda, penso che le differenze siano sottili, ma che anche in un contesto di squadra molto dipende dal lavoro che si fa su se stessi. Leonardo è un ragazzo che ha saputo aspettare il suo momento, ha dovuto fare scelte che gli hanno permesso di guadagnarsi la fiducia della Fidelis e della piazza. Ora starà a lui farsi trovar pronto e guadagnarsi un posto fra i migliori.

Giuseppe Leonetti, invece, ha guidato dalla panchina il Bisceglie Calcio alla vittoria del campionato e, da questa stagione, è il “secondo” di Nicola Ragno alla gestione tecnica del Potenza (Serie D). Quanto può essere difficile insegnare la cultura della vittoria senza, tuttavia, prescindere dai sani valori della competizione sportiva?

Come mi ha detto Giuseppe in una recente intervista: “La vera differenza tra il settore giovanile ed una prima squadra sta nell’obiettivo da raggiungere: nel vivaio l’importante è la crescita dei ragazzi, con i grandi l’importante è vincere”. La vittoria, come la sconfitta, sono valori dello sport. Perdere ti aiuta a vincere se sai metabolizzare i tuoi errori. Il campo è giudice, il risultato è sentenza. Non si impara a vincere, come non lo so si può insegnare, ma per me si vince cercando di imparare a farlo.

Special Guest della serata il mitico Luca Mazzone, giunto al nono titolo mondiale di paraciclismo e Oro Paralimpico a Rio. Da disabile conosco il concetto di superamento dei limiti, ma cosa spinge un uomo a fare della propria condizione fisica il principale strumento di soddisfazione personale?

Tu e lui sapreste sicuramente rispondere meglio di me a questa domanda. Luca è un grande esempio di vita e abbiamo scelto lui come ospite proprio perché avrà il compito di fare da contrasto ai tre giovani sportivi. Mazzone ha un bagaglio d’esperienza infinito e conoscere la sua storia può realmente risultare determinate in relazione al messaggio dell’incontro.

Al di là dei casi specifici, parlando per induzione, e, quindi, ampliando l’argomento ad un discorso più generale, la sensazione è che le nuove generazioni abbiano perso il senso di sacrificio, accantonando il “nihil sine labore” e, di conseguenza, qualsiasi ricerca di sogni. Non credi che si sia passati drasticamente da un’eccessiva politica genitoriale basata sul successo a tutti i costi, ad un marcato disinteresse che profuma, quasi, di lassismo esistenziale?

Io sono ottimista di natura, quindi mi piace pensare che anche quando tutto sembra piatto c’è sempre qualcuno che tira la testa fuori dal sacco. Indubbiamente c’è un problema da questo punto di vista, i genitori a volte esagerano (che poi in realtà è sempre stato così, altrimenti non sarebbero genitori), i ragazzi si fermano alla prima difficoltà, ma basta una scintilla, una foto, una sensazione forte e perché no, anche un evento come quello che stiamo organizzando, per risvegliare le coscienze di tutti. Esperienze come quelle che porteremo sul palco del Centro Risorse dimostrano che nulla è impossibile e che crederci è più importante di qualsiasi ora di allenamento, perché solo la forza di volontà e, soprattutto, la passione possono spingerti a compiere grandi cose. Ecco, secondo me, quello che manca non è la voglia di fare, ma la capacità di appassionarsi a qualcosa. I ragazzi devono tornare ad appassionarsi, a vivere per la passione, a scandire la propria giornata su di essa e, magari, un giorno riusciranno anche a farla diventare anche un lavoro. 

Progetti futuri?

Sicuramente continueremo a mettere in risalto altri giovani sportivi andriesi che si sono distinti in altre discipline, ma ci piacerebbe toccare anche altri ambiti. La musica, per esempio. Infatti, proprio in occasione di SUCCESSIvamente, la serata verrà chiusa da un concerto dei Bariche, un gruppo musicale composto da talentuosi ragazzi andriesi. Ma ci piacerebbe organizzare un altro incontro che tocchi l’universo musicale, fatto anch’esso di sacrificio e passione.

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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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