“Giornalismo italiano e Stato di Israele; cronaca, riflessione e pregiudizio”, è stato il titolo dell’incontro tenutosi ieri sera a Trani, presso l’Auditorium San Luigi, nell’ambito delle iniziative previste dalla III Edizione del Festival intitolato “Lech Lechà (Va verso te stesso) Purim”, con una serie di incontri e manifestazioni che si svolgono fra Trani e Barletta, dal 2 al 7 marzo, interamente dedicati alla cultura ebraica e alla festa del Purim.

«Israele è forse l’unico Stato sovrano per il quale l’analisi dei giornali sembra talora pervasa da ansia di giudizio; raramente il giornalista affronta imparzialmente la questione israelo–palestinese e non di rado il lettore percepisce l’idea di un giornalismo per il quale cronaca e storia talora coincidono».

Partendo da questo assunto, nel corso dell’incontro moderato dal prof. Guido Regina e che ha avuto relatori di alto spessore culturale come lo scrittore e giornalista del “Corriere della Sera” Stefano Jesurum, il direttore di “Pagine Ebraiche” Guido Vitale e Oscar Iarussi (giornalista e critico cinematografico, direttore delle pagine di Cultura e Spettacoli de “La Gazzetta del Mezzogiorno” e membro della Commissione per la cinematografia Beni e Attività culturali), sono emersi numerosi spunti di riflessione in merito alla vastità e alla complessità dell’annoso conflitto israelo-palestinese visto in “prospettiva” dal giornalista italiano.

«C’è una sorta di risentimento verso lo Stato di Israele e verso il Medio Oriente in generale da parte dei giornalisti, serpeggia fra questi ultimi un sentimento ostile che non consente agli stessi di descrivere obiettivamente la realtà – ha esordito il prof. Regina – soprattutto per quel che concerne il giornalismo televisivo che piuttosto “spettacolarizza” in maniera poco professionale quanto accade nella Striscia di Gaza».

«Il giornalista, come ognuno di noi del resto, non può essere mai del tutto imparziale, deve piuttosto sforzarsi di farsi influenzare il meno possibile nel descrive la realtà che lo circonda. La questione Israelo- Palestinese è una questione difficile e i giornalisti molto spesso riscontrano delle difficoltà nel descriverla a prescindere dalla linea editoriale e dal target del giornale per il quale lavorano. L’approccio con il conflitto Israelo-palestinese molto spesso travalica molte verità e soprattutto i servizi televisivi inerenti la striscia di Gaza comunicano un odio esacerbato che rende poco professionale lo stesso giornalismo televisivo», ha chiosato lo scrittore e giornalista Stefano Jesurum: ebreo occidentale appassionato, più ancora che esperto, di questioni mediorientali , nonché autore di “Israele nonostante tutto”.

Contrapponendosi alla Stampa italiana, il direttore di “Pagine Ebraiche”, Guido Vitale, plaude piuttosto il comportamento dei giornalisti israeliani, i quali sono membri: «di uno Stato (quello di Israele è l’unica democrazia in medio oriente) caratterizzato da una “sofisticata” opinione pubblica e da un ampia libertà di espressione, frutto di una società sana; tuttavia i giornalisti israeliani sono ipercritici, autocritici e autoironici peculiarità tipiche della cultura ebraica. Dobbiamo preoccuparci molto di più di quel che avviene in “casa nostra” laddove c’è una sovrapposizione e esagerazione mediatica per quel che concerne Israele, veicoliamo molto spesso informazioni che alterano la realtà e in questo modo i nostri giornalisti non di certo svolgono come dovrebbe il proprio lavoro , ovvero quello di descrivere e raccontare il Vero».

«A differenza dei francesi non prestiamo molta attenzione a ciò che accade all’estero, ma noi giornalisti siamo molto più concentrati sulle nostre questioni interne afferenti la cronaca o la politica, ma almeno noi pugliesi facenti parte dello scenario mediterraneo dovremmo vedere la questione medio-orientale più da vicino soprattutto da punto di vista geografico. La Gazzetta – ha precisato Iarussi – non ha la possibilità di mandare inviati nello Stato di Israele e dobbiamo necessariamente soffermarci a quel che è scritto sui comunicati. È difficile scindere tra fiction e realtà soprattutto per quel che concerne il contesto medio orientale cosi come è difficile capire cosa c’è di vero e cosa c’è di falso sull’ISIS anche e soprattutto (ma senza demonizzarli) quanto è pubblicato a tal proposito sui famosissimi social network, non sappiamo ad esempio la provenienza di determinate immagini. L’unico elemento di autenticità che ci è rimasto è quello di capire e tradurre l’interpretazione della realtà cosi come descritta dai nostri giornalisti».

«Il giornalismo italiano è fuori dal mondo sa poco o nulla di Gerusalemme e di Israele, piuttosto tende a demonizzare Israele coinvolgendo in questo soprattutto la popolazione più ignorante e la sinistra italiana in questo ha molte responsabilità» ha aggiunto Stefano Jesurum.

Una palese considerazione è che: «Bisogna piuttosto puntare su una maggiore formazione dei giornalisti per quel che concerne la situazione Israeliana. Con “Pagine ebraiche” curiamo una rassegna stampa, monitoriamo i social network e francamente non mancano minacce antisemite» – ha evidenziato Vitale.

«Il mio è un “elogio alla complessità” che non riguarda solo l’ebraismo ma tutte quelle società complesse verso le quali molto spesso abbiamo timore; una complessità sbeffeggiate da chi non riesce a comprenderla; siamo assistendo oggigiorno ad una deriva nata ormai da tempi addietro che ha avuto come una delle tante conseguenze il vilipendio nelle scuole facendone della scuola stessa, intesa come istituzione, un “disvalore” in sé. Nonostante sin dal dopoguerra la Sinistra si sia da sempre schierata a difesa dell’ebraismo istituendo, la Giornata della Memoria, dagli anni ‘60 si è piuttosto assistito ad un “allottanamento” da parte dei governi di sinistra dallo Stato di Israele e ad un graduale avvicinamento da parte della Destra: tutti ricordiamo lo scalpore che suscitò nell’opinione pubblica la visita di Fini nello Stato di Israele per rendere omaggio alle vittime della Shoah» – ha proseguito, Iarussi.

“Ma io non mi fiderò mai di un fascista – ha poi concluso Jesurum –   questo “buonismo” verso gli ebrei da parte dei governi di Destra è di certo strumentale e va necessariamente vigilato .”

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Dora Dibenedetto
Laureata in Scienze Politiche, curiosa da sempre per tutto quel che mi circonda, amo (anche per questo) il mondo dell’informazione e del giornalismo; difatti sono iscritta all'albo dei giornalisti pubblicisti, redattrice per il “Quotidiano Italiano-Bat-” e blogger per “Barletta e Dintorni”. Mi interesso di ogni tipo di evento che possa suscitare il mio interesse e “stuzzicare” la mia appassionante voglia di sapere il “Vero”: dalla cultura alla politica, alle scienze e ad ogni qualsivoglia forma di arricchimento personale e culturale.