Devo riconoscere che è stato un sogno povero d’intreccio ma non per questo meno interessante

Stanotte ho fatto un sogno, un sogno strano. Non riguardava né me né tanti altri che conducono una vita simile alla mia, anonima e piacevolmente marginale. Riguardava i politici, o meglio, la classe dirigente di un paese, qualsiasi paese, anche il nostro, perché no? Devo riconoscere che è stato un sogno povero d’intreccio ma non per questo meno interessante. Riporto solo quello che ricordo: un piccolo manipolo di uomini, di tempra fragile e statura non eccezionale, distesi su una specie di letto di contenzione, obbedienti all’obbligo di leggere, dalla prima all’ultima pagina, non un intero libro (Dio ce ne scampi!) ma un capitolo, uno solo, estratto da un testo che, di primo acchito, è facile immaginare abbiano guardato come un reperto archeologico, di quelli che per caso cadono sotto gli occhi durante una scampagnata domenicale nei pressi di qualche sito protetto dall’UNESCO. Il titolo mi diceva qualcosa: Repubblica di Platone, capitolo ottavo, roba da far tremare le vene e i polsi ai poveri politici d’ultima generazione. Butto l’occhio qua e là. Di che si parla? Ahi, ahi, niente meno che…di come nasce la figura del tiranno: non spunta fuori dal nulla né nasce dalla pancia di sua madre, ma dalle viscere malate d’una società democratica che, per incuria o  ignoranza, degenera in demagogia. Da lì, le guerre per bande, o per lobby, come si dice oggi. Poi, poco a poco, diventa tirannide, la peggior forma di governo, fonte d’infelicità per tutti,  visto che porta alla follia chi la subisce e ancor più chi la esercita, cioè i governanti.

Ogni tanto li vedevo trasalire quei poveretti. Forse la lettura cominciava ad emozionarli. Magia dei sogni: li osservavo a distanza e al tempo stesso mi trovavo accanto a loro, e riuscivo a catturare qualche frase qua e là, quanto basta per intuire d’essere davanti alla radiografia della nostra società d’oggi! E pensare che quel dialogo è stato scritto più o meno attorno al 380 a.C. Poi dicono che la cultura classica bisogna mandarla al macero, anzi, rottamarla!

Da svegli, si sa, i sogni dileguano subito, ma riesco a ricucire qualche spezzone di quello che ho letto un po’ in fretta: ad esempio, sul rapporto tra padri e figli, tra adulti e giovani, maestri e scolari, quando la libertà si fa arbitrio, mancanza d’ogni freno: « Il padre impara a mettersi sullo stesso piano di un giovane e a temere i figli, e parimenti il figlio si sente sullo stesso piano del padre, non avendo nei riguardi del suo genitore nessun rispetto né timore…il maestro ha paura degli studenti e se li tiene buoni. Da parte loro, gli scolari non tengono in nessun conto i maestri…i giovani si danno arie da uomini maturi…gli uomini maturi, invece, vogliono portarsi al livello dei giovani e così fanno sfoggio d’atteggiamenti spigliati e scherzosi, per imitarli e non passare per scorbutici e autoritari». E adesso facciamo un salto fuori dalle case e dalle aule, allunghiamoci fino alla piazza, il cuore d’Atene, non Campo dei Fiori o piazzale san Giovanni! Può darsi che qualcosa di quello che sentiremo non suoni estraneo alle nostre orecchie: si descrive la nuova  classe politica quando ce la mette tutta per prendere il potere: «Nella democrazia, (essa) costituisce l’avanguardia, e la sua parte più agguerrita parla e agisce, mentre tutti gli altri si ammassano sotto il palco e coi loro strepiti tengono lontano chi vuole esprimere altre opinioni». Non pare di sentire la voce squillante di qualche capocomico prestato alla politica? Certo che, col tempo, il mestiere di tiranno si rivela tutt’altro che uno sfizio: essere un tiranno, cercando di non darlo a vedere, anzi, presentandosi come un campione di democrazia, è una fatica bestiale! Prima o poi, si finisce per «trasformarsi da uomo in lupo». Dai primi passi della carriera, il povero politico avrà il suo bel da fare: «Saluterà con ampi sorrisi tutti quelli che incontra…prometterà mari e monti in pubblico e in provato…e la prima  cosa che farà è quella di suscitare continui conflitti perché il popolo abbia sempre bisogno di una sua salda guida». Poi, magari di malavoglia, gli toccherà « eliminare con un pretesto chi pensa da uomo libero e si oppone al suo assolutismo». Inevitabilmente, «il tiranno ha sempre bisogno di agitare la minaccia della guerra» e, mentre il sorriso gli si deforma nel ghigno tipico dell’uomo di potere, s’accorge d’aver fatto il vuoto intorno a sé: «alla fine non gli resta più nessuno che valga qualcosa, né fra gli amici né fra i nemici». E quelli che lo acclamavano in piazza? A loro, poco a poco, tocca «sprofondare nel fuoco, d’essere schiavo di schiavi…servo dei servi, certo la peggior forma di sudditanza e la più dura».

Lette queste ultime parole, mi sono svegliata bruscamente. Troppo faticoso correre dietro ai sogni dei politici, chissà se gli è servita a qualcosa questa notte inquieta. Ma questo non pretendo di saperlo, la privacy va sempre rispettata!

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