Come scrivevo in Party-amo e porto l’essenziale, per ognuno di noi passa un treno. Il mio è passato verso i miei l7 anni.

Sul mio treno era scritto: possibilità di lavorare e fare le prime esperienze lontano da tutto e da tutti, in modo particolare dai miei genitori; destinazione: le Marche, in un albergo. La paura era tanta, ma la voglia di conoscere e di scoprire ancor di più. Vado sul posto, faccio esperienza e se va male pazienza – mi dissi – ritorno a casa!

Ogni lasciata è persa! Sta di fatto che ci ritornai per altri 2 anni, guadagnando un bel po’ di soldini, ma anche facendo la conoscenza di tante persone, condividendo la vita in un appartamento con altri membri dello staff. Mi è bastato svegliarmi, muovermi, scomodarmi. Ti rendi conto che la scuola è un mondo ovattato, è un luogo dove ti insegnano come dovrebbe essere una ristorazione perfetta, il prototipo, ma quando ti scontri con la realtà ti accorgi di come tutto sia diverso. Questa esperienza mi ha insegnato che vale sempre la pena di rischiara, ma, dopo essermi diplomato, mi son trovato davanti ad un bivio: sfondare nel mondo del lavoro o puntare sulla conoscenza e cultura?
Maledetti bivi! Scelsi la seconda e decisi di continuare gli studi presso l’Università di Bari, nel settore gastronomico, presso la Facoltà di Agraria. Ancora una volta il rischio, e se va male…
Ma quando ci sono impegno e costanza non va male, anzi: in tre anni ce l’ho fatta e per di più ogni fine settimana lavoravo nel ristorante presso il quale ancora oggi lavoro. All’epoca, mi colpirono le parole di un prof che mi incitava a continuare negli studi e citava la storiella dello “spadellatore “ e del cuoco “dottore”. Senza che se ne accorgesse, mi stava citando Parmenide e il suo trattato Sulla Natura. Parmenide usa Phos per indicare l’uomo come marito, eroe, che è caratterizzato dal sapere, per cui egli è un uomo “saggio” che, scortato da alcune cavalle (che rappresentano i desideri) e dalle giovani fanciulle divine (Kourai), viene portato fuori dal tempo facendogli cosi vivere una vita senza fine, senza temporalità. Il viaggio che l’uomo compie fuori dal tempo ha il suo inizio dal regno delle cose, della notte, e solo grazie all’aiuto delle cavalle e delle Dee, egli raggiunge il regno del giorno, del sapere. Il regno del giorno si raggiunge grazie ad una porta carraia che segna il passaggio dell’uomo dall’opinione (doxa) alla verità. Questo passaggio gli permette di ottenere la sapienza, offertagli dalla dea della giustizia, in un atto quasi sponsale.
Da tutto questo allora evincerà che l’uomo parmenideo può essere definito:
• Kouros, colui che è saggio, divinizzato, è nel sentiero del giorno, che conosce la verità (aletheia), che percorre la via dell’essere, che ha capacità di giudizio, scelta e distinzione;

• Brotos, colui che è mortale, finito, è nel sentiero della notte, che conosce l’apparenza delle cose (doxa), ingannatore, percorre una via che mescola essere e non essere (di-kranoi = hanno una doppia testa!), che ha incapacità di giudizio, scelta e distinzione.

(to be continued)

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Antonio Abruzzese
Sono Antonio Abruzzese e sono un giovane appassionato. Cucina, tradizione, filosofia, e ricerca sono i vocaboli che mi identificano. Sono un ragazzo genuino che ama la tradizione, e il sapere popolare. Un amante della bellezza e del gusto. Mi piacciono le cose e le persone che hanno un proprio carisma, un proprio sapore..non amo ciò che è insipido, inodore e incolore. Anzi sono affascinato dalla cromaticità, dal profumo degli alimenti, e dalla bellezza che ogni cosa porta in sé.. Di professione cuoco, ma di fatto un grande buongustaio!

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