Volley femminile, nazionale italiana d’argento alle Olimpiadi dei sordi, in Turchia, ma la vera vittoria è l’Inno di Mameli magistralmente eseguito con il linguaggio dei segni

“Bambini, silenzio!“: ce lo ripeteva la nostra maestra trasformando in un gioco un insegnamento di vita. Restare zitti di fronte al fracasso della classe, ascoltare il suono ovattato di un’aula che aveva molto da comunicare. Un gioco che sapeva di intimità, disciplina applicata alla passione, fruibile dalle anime più sensibili. Ci chiamano diversamente abili, abili ascoltatori, forse, capaci di andare a tempo con l’incalzante ritmo di un inno. Mameli ci ha resi tutti uguali, Fratelli d’Italia, uniti da legami di sangue che superano le invalicabili barriere della differenza, una rete che separa due squadre pronte a conquistare una medaglia, lottando punto su punto a suon di schiacciate e bagher.

“Ragazze, silenzio!”: lo ha ripetuto per giorni Alessandra Campedelli, coach della Nazionale Italiana Femminile, impegnata, a Samsun, in Turchia, nella XXIII Edizione delle Deaflympics, le Olimpiadi per sordomuti durante le quali le Azzurrine della Pallavolo hanno potato a casa un argento battendo le più blasonate Russia e Usa, cedendo solo in finale al cospetto delle professioniste giapponesi che, in Italia, ad esempio, potrebbero, addirittura, disputare un dignitoso campionato di A2.

Vincere prima ancora di scendere in campo, il risultato più gratificante, il gradino più alto di un podio costruito da mani eloquenti, le sorelle d’Italia lo hanno vinto con il loro linguaggio dei segni che cela, dietro l’armonia di braccia fluttuanti, parole d’amore dirette dall’immaginaria bacchetta di una maestra che, stavolta, chiamiamo vita. Spartiti interpretati perfettamente da orchestrali che viaggiano all’unisono sul pentagramma delle emozioni, notte di note, una maglia da onorare in ogni sua sfumatura color cielo, l’orgoglio di una Nazione con la consapevolezza di farne parte, biascicando senso di appartenenza e ars pugnandi urlata a basso volume.

A parlare, ancora una volta, sono le immagini. Disattivo le casse del mio pc, essere partecipe nonostante tutto, scelgo di commuovermi mischiandomi alle mie connazionali, alle sorelle d’Italia, aggiungendo il loro handicap al mio, proprio come quando cerco di immedesimarmi all’esistenza di un non vedente chiudendo, per un attimo, gli occhi e protraendo, nella mia mente, quel momento per l’eternità. Lo ammetto, la sola idea mi terrorizzava, ma adesso il display del mio monitor è rorido di lacrime, un filmato che vorrei non finisse mai, la mia stanzetta come quell’aula, rivedo me stesso seduto alla cattedra e sorretto dalla pazienza di quella maestra che mi aiutava ad impugnare una penna e mi impartiva lezioni di scrittura. Mi ero già abituato allo sguardo curioso dei miei compagni, alla loro meraviglia nel vedermi migliorare, al loro imprescindibile sostegno.

Concedetevi novanta secondi e siate partecipi, nonostante tutto! Non ve ne pentirete… ci sono delle sorelle pronte a sorprendervi.

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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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