“L’arte da imparare in questa vita non è quella di essere invincibili e perfetti, ma quella di saper essere come si è, invincibilmente fragili e imperfetti”.

(Alessandro D’Avenia)

Caro lettore,

non sai quanto mi sia costato arrivare al punto di poterti offrire questo caffè, stamattina. Benintenso: ammesso che io ci sia arrivato a quel punto!

Ecco, non conosco la tua età e la tua formazione, dunque devo necessariamente generalizzare, ma se appartieni alla mia generazione (ho già passato il mio primo mezzo secolo…), allora sai di che parlo. Se, invece, sei giovane, allora probabilmente stai messo anche peggio, ma non per colpa tua (e di questo ti ho già scritto).

A noi del millennio scorso hanno insegnato che bisogna far di tutto per essere (non solo per apparire!) almeno invincibili, come dire: quanto meno perfetti!

A voi, invece, stiamo trasmettendo i valori della società degli influencer, che è ancora più spietata di quella dell’essere: ti guardi allo specchio e non ti senti abbastanza bella o bello, ti vedi grassa o grasso, piatta o senza muscoli, e così via. Un vero supplizio. Poi, ti misuri con i post intelligenti dei tuoi “amici” e ti senti spesso una nullità: niente di originale da postare, nessun viaggio in località esotiche da esibire, zero selfie quanto meno decenti da instagrammare.

Poveri noi! Ci siamo lasciati prendere in giro. Non tu solo: noi. Io per primo.

Forse non hai idea di quanto sia duro perdonarsi di essere fragili e imperfetti quando per tutta la vita ti hanno insegnato esattamente il contrario e ti sei sforzato di metterlo in pratica. Costanza, coerenza, sacrificio, schiena dritta, testa bassa e pedalare, sacrificio, sacrificio, e poi ancora sacrificio. E che palle!

No, credimi, non sto rinnegando il mio passato. L’ho amato. Sono io, quello. L’ho scelto, lo rifarei. È stato bello. È bello.

E, tuttavia, ti assicuro: quanto è liberante accettare la propria imperfezione, amare di essere solo uno (non nessuno, non centomila…), vale a dire: un essere limitato, eppure con un cuore; niente di geniale, ma dotato di un cervello pensante; di certo non un Leonardo da Vinci, ma comunque capace di costruire qualcosa.

Ecco, caro lettore, che tu sia un “teen” o un “anta”, tutto quello che so dirti oggi è che ho studiato tanto, ma proprio tanto, per arrivare a capire che è vitale l’arte del disimparare, che le cose più importanti le ho apprese da bambino, che essere fragili è bello e che mi amo perché sono imperfetto.

Vorrei augurare anche a te la stessa scoperta. Si è davvero invincibili quando si è disposti a perdere. Ovvio: non prima di averla giocata fino in fondo, la propria partita.

Nel frattempo, sai che ti dico? Buon caffè!

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FontePhoto credits: Myriam Acca Massarelli
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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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