Tecnologia che genera felicità e benessere in azienda: SMART WORKING come modello di sviluppo privilegiato, sostenibile e di successo

 Lo smart working, alla lettera “lavoro agile”, fornisce al dipendente la possibilità di lavorare comodamente da casa, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici conferiti in dotazione dall’azienda: dispositivi mobili come pc portatili, tablet e smartphone, software di chat intraziendale, piattaforme per videoconferenze. In sostanza, ciò significa poter svolgere il proprio lavoro dove, come e quando si preferisce, facendo prevalere logiche di personalizzazione delle prestazioni e di flessibilità. I servizi cloud costituiscono una parte davvero rilevante del lavoro agile: essi stanno rivoluzionando il modo di concepire lo svolgimento di attività, prestazioni, processi, e sempre più ci si affida alla nuvola non solo per archiviare file senza occupare spazio fisico, ma per una condivisione, un’interazione live con partner e colleghi.  E gli strumenti che permettono che tutto questo accada hanno spesso costi irrisori o sono quasi totalmente gratuiti (si pensi a Google Drive, Dropbox o Evernote).

Ma quali sono gli effetti di questa nuova modalità di concepire il lavoro sulle aziende e sui singoli dipendenti? Lo smart working può essere il mezzo per non sopprimere le istanze individuali all’interno della gerarchia, dell’autorità e di regole poco flessibili; permette, infatti, la coesistenza e la realizzazione di obiettivi aziendali e allo stesso tempo l’appagamento di esigenze personali. Quindi, aumentando il grado di realizzazione e di sviluppo personale, migliorerebbe anche la performance aziendale. In fondo, sembra quasi una certezza che all’aumentare delle ore di lavoro si riduca la produttività e soprattutto che aumentino errori e costi: allora, perché non evitare che tutto questo accada? Al giorno d’oggi, i più grandi vantaggi esistenti in ogni campo dipendono proprio dalle possibilità che la tecnologia fornisce in termini di connettività e collaborazione, allora perché non sfruttarli, permettendo al dipendente di organizzare autonomamente il proprio lavoro, stabilendone orari, tempi e modalità?

Se da un lato sembra che i giovani siano più propensi ad ampliare la rete di relazioni sociali, e quindi disposti a passare più tempo in ufficio, dall’altro, chi ha una famiglia, mamme in primis, potrebbe essere più favorevole a lavorare da casa. Oggi nelle aziende si manifesta in maniera crescente la preoccupazione per il benessere dei propri dipendenti, perché è ormai chiaro che, dalla loro felicità, non solo dipendano per la gran parte le performance aziendali, ma anche la loro fedeltà all’azienda, al progetto e alla vision.

Tuttavia, sebbene lo scorso marzo anche in Italia sia stata finalmente varata una legge a tutela del lavoro agile, con l’obiettivo di conciliare tempi di vita e di lavoro, risultano ancora poche le aziende che sono state interessate da una profonda trasformazione in questo senso.

Le sfide da affrontare sono relative al conferimento, da parte del datore di lavoro, di una maggiore flessibilità ai propri dipendenti (anche se a fronte, però, di una maggiore responsabilizzazione dei risultati) in relazione a luogo ed orario di lavoro; i datori sarebbero coinvolti in maniera minore nelle decisioni, le quali diverrebbero l’espressione di una maggiore autonomia in capo a ciascuno. Il problema è, quindi, strettamente connesso al venir meno del massiccio controllo del dipendente nei luoghi ed entro gli orari di lavoro. Sarebbe, quindi, necessario un cambiamento culturale, che sovverta le logiche gerarchiche ed organizzative prevalenti e spinga alla consapevolezza che la maggiore personalizzazione delle prestazioni e un più ampio grado di delega possano apportare più benefici che costi. Così risparmiano le aziende, e la vita di numerose persone, non più costrette ad affrontare lunghi tragitti per recarsi al lavoro, migliorerebbe a vista d’occhio.

Fontepixabay.com
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Mariarita Persichetti
Sono Mariarita, ho 25 anni e una grande passione per la scrittura. Laureata in economia, ma con una tesi in marketing territoriale sulle opportunità di valorizzazione della Riviera di Ulisse, zona dove sono nata e cresciuta e che considero la più bella del mondo. Vivo ormai a Roma da 7 anni, cercando di prendere il meglio che questa città ha da offrire. Gestisco un blog di viaggi che ho creato da qualche anno e gli account social ad esso collegati, sono caporedattrice della sezione Cibo e Locali su un magazine online. Amante della fotografia, dell’arte contemporanea e della cultura.

1 COMMENTO

  1. Buon giorno! Sono d’accordo con voi. Un pensiero su questo argomento. È necessaria, penso, una politica di informazione per le aziende per meglio spiegare come si deve fare e i diversi vantaggi che ne avrebbe l’ intera economia internazionale. Buon lavoro smart allora!

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