Più di 191 mila morti, in Siria, a tre anni dallo scontro della guerra: i numeri ufficiali sono stati pubblicati a Ginevra in un rapporto delle Nazioni Unite. Un anno fa, le vittime erano 93 mila. Oggi sono più del doppio e, secondo l’ONU, sono “senza dubbio di una sottovalutazione del numero reale”.

Nell’occasione, l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha sottolineato che “gli assassini, i torturatori e i devastatori in Siria” hanno avuto mano libera grazie alla paralisi internazionale”.

In un rapporto a cura dell’Osservatorio nazionale dei diritti umani in Siria (Ondus), in meno di due anni e mezzo, dal marzo 2011 al 2 agosto scorso, i morti in Siria sarebbero 180.215, di cui 58.805 civili, inclusi 9.438 minori e 6.032 donne. I combattenti caduti in guerra sarebbero 68.780, tra le fila del regime e dei suoi alleati, e 49.699 tra le differenti forze delle frastagliate opposizioni.

Ci sono anche i numeri per chi è morto combattendo in Siria, ma non è siriano: sono più di 18 milla. Tra di essi si contano jihadisti ed estremisti sunniti di varia nazionalità, e in particolare molti jihadisti sciiti libanesi e iracheni, sostenitori del regime di Damasco.

Numeri. Ogni numero, una vita, una storia, una morte violenta. Quando sarà abbastanza? Quando saremo stanchi di vendere le armi e stare a guardare i nostri simili che si ammazzano?

 

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