Lucio Anneo Seneca in una famosa Epistula scrive “spesso nel giudicare una cosa ci lasciamo trascinare più dall’opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa”.  È quanto emerge da uno studio condotto da Ipsos/MORI dal titolo Perceptions are not reality: Things the world gets wrong[1], un’indagine cha ha coinvolto più di 11 mila persone di 14 Paesi diversi, con lo scopo di mostrare come esista una diffusa ignoranza su alcune tematiche. Lo studio consisteva in una serie di domande relative a diverse questioni come il livello di disoccupazione, la percentuale di immigrati residenti nello Stato oppure l’aspettativa di vita alla nascita di un bimbo nato nel 2014. L’Italia è il Paese in cui la distanza tra la percezione del fenomeno e la realtà è risultata più ampia e di conseguenza…siamo più “ignoranti”!

Certo è forse troppo ambizioso misurare l’“indice di ignoranza” sulla base di una decina di domande molto generiche. Eppure lo studio offre degli spunti di riflessione interessanti. Gli italiani del XXI secolo forse non sono un popolo ignorante, ma senza dubbio “superficiale”. La colpa di tutto questo è doppia. Da una parte ci sono delle forti responsabilità politiche, quasi una deliberata scelta da parte dei governi nazionali di non puntare sulla promozione della cultura e di tagliare costantemente le risorse destinate al sistema educativo. In Italia si investe pochissimo in cultura (1.1% di spesa pubblica ultimi in Europa  rispetto all’1.8% della Germania e il 2.5% della Francia, dati Eurostat 2011). La spesa delle amministrazioni pubbliche per l’istruzione in percentuale del PIL è ben al di sotto della media UE (4,2% vs 5,3% nel 2011, dati Eurostat). Nonostante un trend moderatamente in calo, la dispersione scolastica resta poi nettamente al di sopra della media UE (17,6% vs 12,7% nel 2012, dati Istat) e dell’obiettivo nazionale fissato per il 2020 del 15-16%.

Dall’altra parte, occore fare un profondo mea culpa. Nel mondo digitale di oggi, in cui una percentuale sempre maggiore di persone hanno uno smartphone, l’accesso al sapere è diventato molto più semplice, ma anche molto più responsabilizzante. Spetta a noi decidere di cosa informarci. I dati però sono allarmanti. Secondo l’ISTAT, nel 2012 più della metà dei nostri connazionali non ha letto neanche un libro nel corso degli ultimi 12 mesi. Certo postare una foto o tweettare può sembrare molto più figo che leggere un libro o informarsi su quanto succede intorno a noi. Purtroppo però per formare uno spirito critico non bastano i tweets, occorre “leggere fra le righe” di ciò che ci circonda. Mettere in secondo piano la cultura, significa accettare passivamente che altri scelgano al nostro posto. Per secoli si è lottato affinché il diritto universale alla conoscenza fosse garantito, adesso è giunto il momento di parlare anche di dovere della conoscenza!

Investire nel “capitale sociale e umano”, rappresenta una risorsa fondamentale per lo sviluppo sociale ed economico di ogni comunità. Confindustria ha recentemente stimato che, se il sistema educativo italiano fosse allo stesso livello dei Paesi più avanzati, in 10 anni avremmo un incremento in termini reali di 234 miliardi di euro. Nell’epoca dell’ “economia della conoscenza”, puntare su cultura e istruzione è fondamentale per non rimanere esclusi e isolati. E per farlo occorrono sicuramente investimenti pubblici, ma anche un forte contributo dal basso da parte di tutti noi.  


[1] Lo studio è disponibile al seguente indirizzo https://www.ipsos-mori.com/researchpublications/researcharchive/3466/Perceptions-are-not-reality-10-things-the-world-gets-wrong.aspx

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Daniele Fattibene
Daniele Fattibene è un giovane ricercatore della…conoscenza! Mezzosangue apulo-lombardo, napoletano di adozione ed Europeista convinto (e un pò disilluso) è laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali a Napoli (L'Orientale) prima e Forlì (Alma Mater Studiorum) poi. Si occupa di questioni di sicurezza europea con un interesse particolare verso i Paesi dell’Europa dell’Est. È come tutti noi un Ulisse 2.0, un cittadino del mondo amante delle lingue straniere, del viaggio, dell’ignoto e delle verità “scomode”. Collabora con diverse riviste e magazine online tra cui "AffarInternazionali", "EastJournal", "Social Europe" e "Reset". Lavora presso l'Istituto Affari Internazionali (IAI) di Roma. Twitter @danifatti

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