Shark

Se l’aria condizionata è accesa, potete anche andare a vederlo…

Shark, il primo squalo. Perché il mostro protagonista del film è l’antenato preistorico gigante e cattivo dello squalo bianco odierno, più di venti metri di lunghezza.

Oltre lui, seconda attrattiva, meno denti affilati ma sempre muscoloso, è l’attore Jason Statham, un esperto di immersioni che è già venuto in contatto con il Megalodon (grande dente) ovvero il pescetto che dovrebbe essersi estinto circa 2,5 milioni di anni fa ma in realtà nuota indisturbato nell’oceano pacifico in una dimensione poco normale e molto paranormale dal punto di vista scientifico.

Indovinate che fa l’ex Mercenario esperto di pugni marziali? Deve salvare il mondo dalla fame insaziabile del Megalodon, cos’altro potrebbe fare? A dir la verità, gli manca solo il mantello di Superman! Le sue imprese eroiche e oseremo dire ultraterrene sono oltre l’inimmaginabile e l’umano. Per sorridere, qualcuno se avesse avvisato lo squalo OGM della presenza di Statham, sicuramente avrebbe richiesto delle guardie del corpo!

Il regista è Jon Turteltaub, ha diretto “Il mistero dei templari e” L’apprendista stregone”. La critica non li ha recensiti per eccesso di spocchia e non si è persa nulla.

Tratto dal romanzo “Meg” (soprannome anche nel film dello squalo) di Steve Alten, ed io che leggevo Calvino!
Le prime scene, al buio nel fondo dell’oceano a 12 mila metri di profondità sono belle, il pericolo, la presenza di un essere che c’è ma non si vede, costruiscono per bene la dovuta suspense.

Il problema nasce quando questo parente dei dinosauri si vede in tutto il suo portento, perché sembra di aver già visto tutto: la solita macelleria, le solite persone in festa in acqua, il solito bambino che disobbedendo alla mamma si allontana dove non potrebbe con un ghiacciolo in bocca.

Una sorpresa però attende gli spettatori, non diciamo quale.
Non mancano una bimba simpatica e dolce, una biologa marina sfigata ma intelligente, un miliardario tanto ricco quanto demente, qualche piccolo eroe che muore qua e là tra suoni di archi… Viva Hollywood!

Ma diverte, è spensierato, distrae.
E in alcune scene ci si immedesima, tanto sono realistiche, si vorrebbero avere un sommergibile nucleare pronto a sparare missili e un pezzo di barca su cui mettere i piedi.

Esiste anche questo cinema ma non lo si può paragonare neanche per gioco al capolavoro del 1975, sopravvalutato forse, di Spielberg perché anche se esagera nel dipingere lo squalo come una creatura quasi vendicativa, lì ci sono attori veri, autentici, che costruiscono un dramma parlandosi e persino stando in silenzio: Robert Shaw su tutti, indimenticabile e non premiato con l’Oscar. Miopia della giuria. Ma non vi annoiamo con l’arte e vi diamo il circo, il luna park.

Solo, gentilmente, non paragoniamo il Cinema con un blockbuster: andateci comunque, magari con la famiglia, soprattutto se l’aria condizionata è accesa.

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Damiano Landriccia
Damiano Landriccia nasce ad Andria, nel 1973. Sposato, con tre figli, vive a Trani. Ama leggere e scrivere. Ha scritto e scrive recensioni cinematografiche per il Mensile Culturale milanese “Quarto Potere” (www.quartopotere.com). Ha scritto per la rivista di moda pugliese “City View”. Ha vinto il Festival Teatrale U.A.I. – Atti Unici Italiani – di Reggio Emilia nel 2004. Gli hanno di seguito rappresentato il Testo vincitore “Il Grande Padre” a Reggio Emilia presso “Il Teatro Piccolo Orologio” sempre nel 2004. Edizioni Babila gli ha pubblicato delle poesie nel libro “Ad un passo dell’anima - dal verso all’immagine”. I testi teatrali sono pubblicati su www.dramma.it. Altri testi e poesie sono pubblicate sul sito www.ewriters.it

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