“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.”
(Gv 15, 12-13)

Saranno certamente innumerevoli le volte in cui abbiamo ascoltato dalle panche lignee delle nostre chiese questa espressione evangelica, talvolta bisbigliandola quasi involontariamente assieme al sacerdote di turno che, durante la celebrazione eucaristica, dall’ambone, pronuncia l’omelia domenicale.
Parole forti, dure, spesso molto sottovalutate, estremamente feconde se accolte, ma spesso soffocate.
Parole gremite di un affetto che va oltre qualsiasi limite o confine, pura espressione dell’umanità e della profondità del cuore dell’uomo.

“La misura dell’amore è amare senza misura” diceva Sant’Agostino d’Ippona, filosofo, vescovo e teologo latino.
Amare smisuratamente un volto, quello di un amico o un’amica, di un fratello, di un caro, della persona con cui si condivide la propria vita, vuol dire, nel senso cristiano del termine, che la propria esistenza si orienta, con una spinta viscerale, come l’ago di una bussola, verso il bene e la felicità di questa persona, che ti sta accanto e che ti accompagna giorno dopo giorno, passo dopo passo, nel tuo viaggio.
Scegliendo di amare o di voler bene in questa maniera, fino a “dare la vita”, non si perde la propria identità, non si perde se stessi, ma, al contrario, ci si sente pienamente sé: donando senza riserva alcuna quel che si è e quel che si ha, ci si arricchisce enormemente, poiché ogni secondo speso, ogni sacrificio compiuto, ogni lacrima o goccia di sudore acquistano un valore tale da annullare la fatica del corpo e, quasi in maniera inversamente proporzionale, dilatare e riempire il cuore.

L’espressione latina per indicare il “senza misura” è sine modo. Don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, nell’Introduzione al suo testo, intitolato proprio Senza Misura, scrive: “È un latino semplice, che vuol dire: amore senza limite. Anzi, per essere più fedeli alle parole, bisognerebbe tradurre così: amore senza moderazione. Smodato, sregolato. Amore senza freni, senza misura, senza ritegno”.

Voler bene a qualcuno sine modo significa, dunque, aprirsi incondizionatamente a qualsiasi sfaccettatura dell’altro: ogni suo aspetto, positivo o meno, ai nostri occhi appare incredibilmente e inspiegabilmente amabile. Un tale affetto comporta inevitabilmente il commuoversi per l’altro nella sua totalità, chiunque egli sia e qualunque ruolo abbia nella tua vita. Comporta stargli accanto e comprenderlo, immergendosi e scoprendo i meandri più remoti e sconosciuti della sua anima.

È per questo motivo che Gesù di Nazareth ha rivelato che non esiste amore, affetto, sentimento più grande, più bello, più puro di questo. Egli lo indica come la solida base di qualsiasi rapporto, quello tra fratelli, tra amici, quello di una maestra verso i suoi alunni, di un padre che torna a casa con la schiena rotta e la pagnotta appena comprata fra le mani, quello di un sacerdote verso i suoi parrocchiani, di una madre verso suo figlio, di un ragazzo e colei che ama.
Egli insegnava: “Come io ho amato voi”. Sappiamo bene quale testimonianza ha poi reso alle sue parole.

Lasciamoci quindi provocare da questi due versetti, lasciamoci mettere in discussione.
Lasciamoci andare. Senza misura.

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Antonio Granata
Solo una cosa mi descrive perfettamente: un irrefrenabile istinto verso la scoperta e la conoscenza di me stesso, nelle situazioni e nei contesti. Le mie radici traggono quotidianamente nutrimento da Cristo, dalla musica e dal cielo, in qualunque sfumatura questo decida ogni giorno di mostrarsi a me. Un po’ come il Piccolo Principe di De Saint-Exupery, peregrino di pianeta in pianeta, scoprendo, vivendo, osservando, arricchendomi e mettendomi sempre in discussione. Il mio cuore, però, appartiene solo alla mia rosa. Ricerco e ascolto. Dove andrò? Non lo so…

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