La Grecia non vuole uscire dall’Euro né dall’Unione Europea. Quello che vuole fare è smettere di essere costretta a politiche ultraliberiste, inutili e dolorose, accettate per anni senza alcun miglioramento per la propria economia. Semplicemente la Grecia vorrebbe che l’Europa fosse davvero quella “libera e unita”, sognata decenni fa, e non l’incubo di ricatti che è diventata. Se la nazione ellenica nei prossimi giorni dovesse essere buttata fuori dall’Euro, il sogno, per come ce lo eravamo raccontati fin qui, potrebbe dirsi definitivamente dissolto.

Quel sogno lo avevano fatto 3 uomini: Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni. Era l’agosto del 1941 e i tre si trovavano sull’isola di Ventotene, nel Mar Tirreno, poiché soggetti a confino. Nel nostro continente c’erano state 2 guerre mondiali nel giro di 20 anni, così i tre uomini si posero il problema di quale assetto dare all’Europa una volta finita la Seconda Guerra Mondiale. Si dissero che non c’era altra via se non gli Stati Uniti d’Europa. Descrissero l’idea in quello poi divenuto famoso come il “Manifesto di Ventotene”, una decina di densissime pagine che avrebbero ispirato e fatto da traccia nella costruzione di ciò che oggi chiamiamo UE.

Non a caso la porta più importante del Parlamento Europeo a Bruxelles è dedicata ad Altiero Spinelli, a conferma del fatto che il sogno, che in seguito avrebbero fatto proprio milioni di persone, era quello dipinto in quell’agosto, da tre italiani, su un’isoletta del Mediterraneo.

Se però l’Europa a cui assistiamo oggi, quella della rigidità testarda e dei ricatti a Tsipras, è figlia di quell’idea del 1941, ad intuito, nel “Manifesto”, ci sarebbero dovute esser scritte cose così:

  • “La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere liberista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi dirigenti e la creazione per esse di condizioni di vita ancora più agiate”.
  • “Il principio veramente fondante del liberismo […] è quello secondo il quale le forze economiche debbono dominare gli uomini e […] sottometterli, guidarli, controllarli nel modo più razionale, affinché le grandi masse ne siano vittime”.
  • “Si devono lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori”.
  • “La solidarietà sociale verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica dovrà manifestarsi solo con forme caritative, in modo da produrre gli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare. Vanno evitate provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente […]. In questo modo la maggioranza sarà costretta dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori”.

Chi avrebbe fatto proprio un sogno del genere? In pochi. Infatti quello che davvero c’è scritto nel “Manifesto” è questo:

  • “La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita”.
  • “Il principio veramente fondante del socialismo […] è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma – come avviene per le forze naturali – essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne siano vittime”.
  • “Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori”.
  • “La solidarietà sociale verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica dovrà manifestarsi non con le forme caritative, sempre avvilenti, e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente […]. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori”.

È evidente allora che qualcosa deve essere andato storto, il sogno è rimasto sogno, mentre la realtà si trasformava in altra cosa. Del resto, lo si capisce ancora una volta guardando ad Altiero Spinelli. Il suo nome svetta sulla porta più importante è vero, ma del Parlamento Europeo, dove per lo più si parla. A governare invece ci pensano qualche centinaio di metri più in là, alla Commissione Europea, dove il sogno non può entrare.

Sarebbe stato bello se, in mezzo a tutto questo ballo di posizionamenti e sfoggio di strategie, a qualcuno fosse venuto in mente di consultare il Parlamento, ossia di chiedere ai rappresentati del popolo europeo, gli unici eletti, cosa fare con la Grecia. Un’altra occasione persa.

Così a un greco qualunque con diritto di voto che potrà dire la propria su questa Unione affido il mio “no”. È un no a un’Europa che non è mai stata sogno, e mai nessuno potrà far sognare.

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