Esattamente un anno fa il nostro giornale accoglieva con piacere l’invito della redazione de “Il Bicicletterario” a diffondere un’iniziativa green nell’approccio ma profondamente classica nei contenuti. Oggi, giunta alla sua IV Edizione, la mostra intellettuale dedicata alla sostenibilità ambientale varca i confini regionali per abbracciare usi e costumi di un popolo, quello italiano, frastagliato nei versi ma solido e forte nelle tradizioni. Deus ex machina, Giovanni Caruso torna a raccontare ad Odysseo l’excursus di un progetto su due ruote, in itinere.

Il Co.S.Mo.s. (Comitato Spontaneo Mobilità Sostenibile) organizza, per il quarto anno consecutivo, il “Bicicletterario”, un premio di letteratura incentrato sulla bicicletta e su argomenti relativi ad ambiente e sostenibilità. Quali differenze ci sono rispetto alla scorsa edizione?

Fondamentalmente, la struttura del Premio resta invariata: restano le categorie d’età (bambini/ragazzi/adulti) e i generi (poesia, narrativa breve 7200 battute, narrativa ‘flash’ 1800 battute), ma si è aggiunta la sezione ‘VelòScriptum’, riguardante gli aforismi inediti sulla bicicletta, frasi o periodi – ‘sentenze’ o ‘massime’ insomma – che assommino al massimo 220 battute, che in un esercizio di sintesi comunichino efficacemente una verità o suggestione che abbia la bicicletta come protagonista. La novità più rilevante – che, in fondo, si inserisce in un’evoluzione/crescita dell’iniziativa dovuta allo spirito con cui è stata ideata – è il consolidamento e il successivo allargamento di una sorta di ‘rete’ che si è venuta a formare intorno a Il Bicicletterario. Le collaborazioni e partnerships si sono moltiplicate, configurando una ‘mappa sinergica’ che abbraccia tutta l’Italia. Mi riferisco alla riconferma del gemellaggio con il Napoli Bike Festival, che ha prodotto il Premio Speciale ‘Parthenobike’, dedicato alle opere che si contestualizzino nella realtà partenopea, a 360 gradi, e del sostegno de L’Eroica, la ciclostorica per eccellenza, che si concretizza nel Premio Speciale omonimo, che sarà assegnato alla migliore delle opere che riguarderà tale tipo di manifestazioni ciclistiche o il ciclismo d’epoca. Oltre a ciò, annunciamo con grande soddisfazione che altre realtà del mondo della due ruote a pedali hanno voluto prendere parte attivamente alla definizione di altri riconoscimenti speciali, ognuno con un suo ambito tematico di riferimento: abbiamo dunque aggiunto i Premi Speciali ‘Ciaobici – Cicloturismo e dintorni’ (Ciaobici.it), per opere inerenti il cicloviaggio e/o il cicloturismo; ‘Borracce di Poesia’, con l’apporto di Alessandro Ricci, ciclopoeta autore di quartine e giornalista, per componimenti poetici molto brevi; ‘Bellelli – Made in Italy’, per scritti che tocchino il tema della sicurezza stradale; ‘Vesuvian Bikes Award’, per opere provenienti da otto comuni dell’area del Vesuviano. Nessuno di questi premi speciali e aggiuntivi (contenuti in un apposito supplemento al bando) esclude le opere assegnatarie dai premi ‘isituzionali’ relativi alla ‘classifica’ generale che verrà fuori dalla nostra Giuria. Giuria che presenta altre interessanti novità: tra le sue fila, per questa quarta edizione, avremo infatti, tra gli altri nomi (riconfermati dalle precedenti edizioni), Giulietta Pagliaccio, presidente nazionale di FIAB Onlus (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), che è tra gli enti patrocinanti, Alice Basso, brillante scrittrice milanese, Mariateresa Montaruli, giornalista per Io Donna de Il Corriere della Sera, Maria Genovese (autrice e conduttrice radiofonica per l’emittente universitaria Roma3Radio) e Giordano Cioli (pubblicista e scrittore, esperto del ciclismo soprattutto di terra toscana). Emilio Rigatti, scrittore, educatore e cicloviaggiatore, è sempre il Presidente della Giuria: una figura che racchiude in sé un po’ i vari aspetti del Premio… Infine, merita una menzione particolare, la collaborazione con Grand Tour – Italy Bike Days, che si occuperà dei premi per le sezioni bambini e ragazzi, che ospiterà il Bicicletterario in tre date nazionali incentrate sulla bicicletta, tra pedalate ‘in costume’, dibattiti e incontri vari, soprattutto riguardanti la mobilità sostenibile e la sicurezza stradale con target di riferimento privilegiato nelle nuove generazioni: saremo dunque a Terni-Piediluco (aprile), a Parma (giugno) e a Padova (luglio), accavallando la quarta edizione con quella che sarà la quinta del nostro particolare Premio Letterario

Recentemente, Papa Francesco ha lanciato un monito riguardo la sempre più preoccupante questione dei cambiamenti climatici. Crede sia possibile educare i cittadini ad un utilizzo più responsabile e meno inquinante dei mezzi di trasporto?

Se non ci credessi – almeno un po’ – non sarei impegnato, con gli altri del gruppo, in questa ‘fatica’! Diciamo che la strada, in Italia, è lunga e …sconnessa. Esiste tutto un universo della mobilità sostenibile, del quale le diverse tipologie di utenti della bicicletta costituiscono probabilmente la gran parte, che appare quasi ‘parallelo’ a quanto viene normalmente proposto all’attenzione comune. E la responsabilità non è di chi si adopera con tutti i mezzi a promuoverla – associazioni, soprattutto, ma anche singoli cittadini, con il proprio esempio – ma di una certa cecità e sordità politica. Le cose sono certamente un po’ cambiate da qualche anno a questa parte, e varie sembrano essere in procinto di subire una auspicata svolta, a riguardo. Ma il ritardo italiano, rispetto all’Europa in generale, su questi temi è notevole. La parole ‘educazione’ è centrale in tutto ciò. Possiamo a ragione sostenere che la popolazione è stata ‘diseducata’ all’utilizzo consapevole e coscienzioso dei mezzi di trasporto, soprattutto da una ‘mitologia dell’automobile’ che la pone come panacea dei problemi che in realtà provoca – penso al traffico, alla sottrazione costante di spazi urbani e pubblici in genere, all’inquinamento atmosferico, in special modo nelle città ma non soltanto, e altro… Non è erroneo affermare che, in particolar modo in ambito urbano, l’automobile è esageratamente sopravvalutata, complice l’attitudine delle campagne pubblicitarie che la riguardano a esaltarne l’onnipotenza, direi – illusoria e dannosa. Inoltre, oramai, le strade – che sono per definizione vie di comunicazione, sono diventate territorio di scontro, anche violento, tra gli utenti. E i più violenti, in ogni forma di atteggiamento, sono proprio gli automobilisti – anche reciprocamente – che quasi rivendicano personalmente, prima ancora che come ‘categoria’, il diritto a fare un po’ come meglio credono, in barba ad ogni concezione del ‘rispetto’, a prescindere che sia per gli altri o per il codice della strada. Non dimentichiamo che un mezzo a motore è un’arma potenziale, e che andrebbe adoperata con massimo criterio. Eppure, in questa deriva, ci sono forti movimenti in controtendenza. Ecco, noi speriamo, unendo la questione ‘cultura’ al tema ‘bicicletta’, sotto l’ombrello della sostenibilità, di dare il nostro contributo per una maggiore sensibilizzazione in merito. Cerchiamo di rieducarci e portare in questo percorso tante altre persone, che parlino di bici e di sostenibilità.

Nata con l’imprinting del volontariato, la vostra Associazione ha fatto, dal 2014, grandi passi avanti in termini di educazione “verde”. Che ruolo assumono parole e versi nella coscienza civica delle nuove generazioni?

Il concetto basilare che muove tutta la faccenda ‘Bicicletterario’ è a mio avviso il recupero dell’espressione linguistica, ancor prima dell’espressività intesa in senso artistico e specificamente letterario. Detta così, sembra non ci sia evidente collegamento con l’approccio di cui il Co.S.Mo.S. si fa promotore. A ben guardare però, se non immediato, il rapporto tra le cose è profondo: posto che la lingua, come ‘convenzione’ comunicativa è probabilmente la più alta manifestazione dell’intelligenza di specie (e, dunque, dei singoli), viene da sé che la sua padronanza e il suo corretto uso portino alla proficua condivisione del pensiero, alla fruizione dei concetti, alla capacità critica ed analitica nei confronti di quanto attiene i rapporti umani – da quelli interpersonali a quelli globali, passando perciò per tutte le varie stratificazioni dello stare al mondo e in società – e di quanto accade intorno a noi, soprattutto in un modello di società globale in cui i mezzi di comunicazione hanno notevole, per non dire primaria, influenza nella formazione delle coscienze. Ora, la giusta comprensione dei meccanismi evolutivi del pensiero – politico, filosofico, scientifico, ecc. – e delle sue ripercussioni e conseguenze nella vita reale dota ognuno dei mezzi per agire attivamente nella formazione di approcci che rispettino il fine ultimo del complesso sistema che chiamiamo società. Ecco quindi la determinante funzione della ‘cultura’, che, intesa nel senso di coscienza critica, non può prescindere dal linguaggio. Ritorniamo perciò agli argomenti trattati prima: l’educazione, la sensibilizzazione. Il problema della sostenibilità delle scelte individuali e collettive trova il suo nodo principale proprio nella coscienza. Una forte coscienza dei reali problemi, della direzione in cui il nostro modello di vita ci sta portando, anche velocemente e forse – per certi versi – irreversibilmente, può far prevalere, sugli interessi di breve termine e spesso miopi, attitudini ‘virtuose’ e il recupero della capacità di fare ‘rete’ a partire da necessità primarie comuni. Scrivere, e scrivere bene, viene fuori da un esercizio continuo della lingua, dalla pratica delle sue infinite varianti combinatorie, dalla padronanza del sistema di ‘valori’ che i significanti pongono in essere col loro ‘gioco’ dinamico nella frequentazione quotidiana.

‘Chi parla bene pensa bene’, diceva qualcuno. E’ proprio così. E la letteratura, la scrittura creativa, l’arte del racconto o del verso, aggiungono livelli di lettura e di interpretazione alla realtà, moltiplicano le esperienze del fruitore dopo aver ri-focalizzato quelle dell’autore, creano interazione su diversi piani, modificano la prospettiva di tutti gli attori coinvolti, arricchiscono l’umanità, come del resto ogni forma di espressione artistica. Insomma, la coscienza civica, in definitiva, passa attraverso una buona comunicazione, un linguaggio condiviso, fondamentale al confronto e alla comprensione reciproca. La creatività, da un lato attinge a queste ‘convenzioni’ dinamiche, dall’altro le integra con nuove forme e differenti livelli di comprensione. E aggiunge bellezza all’umano agire.

Quali criteri di giudizio adotteranno i giudici per stabilire i vincitori della kermesse del 2017?

La Giuria, come sempre per Il Bicicletterairo, è di composizione eterogenea, ma fatta di professionisti seri, oltre che estremente generosi nel loro impegno verso questa ‘causa’!

Tra la Segreteria del Premio e la Giuria, ci si accorda preventivamente su alcuni ‘parametri’ di giudizio che, tra l’altro, sono abbastanza ovvi. Un po’ una serie di condizioni di base, cui, necessariamente, si aggiunge poi la sensibilità personale di ognuno dei membri giudicanti. In maniera esemplificativa, vengono considerati: l’uso corretto della lingua italiana; l’attinenza al tema, pur con una di poco minore severità; la presenza o meno di luoghi comuni del linguaggio; la presenza o meno di frasi fatte; l’originalità dello stile; l’originalità della storia narrata o della prospettiva resa in versi; l’originalità del modo narrativo/poetico, pur nel racconto di esperienze comuni; la congruenza narrativa; il ritmo poetico/narrativo; l’uso o meno di figure retoriche scontate; l’uso o meno della forma del racconto letterario; la “chiusura” del racconto (la strutturazione della narrazione in vista di una conclusione stilisticamente apprezzabile) o del flusso poetico (adeguata ‘conclusione’ o ‘suggestione di apertura’, ecc.)

Si tratta, appunto, di una sorta di ‘guida’ per tutti, magari anche per gli stessi autori! Alla quale, come accennato, si aggiunge inevitabilmente l’apporto personale in fase valutativa, caso per caso.

Progetti futuri?

Sicuramente, pedalare! Nel corso dell’anno, non interrompiamo (quasi) mai la cadenza mensile delle nostre pedalate collettive. Naturalmente queste iniziative hanno carattere più ‘territoriale’ rispetto a Il Bicicletterario, che invece abbraccia un ambito nazionale e anche un po’ internazionale. Oltre alle varie presentazioni, in giro per l’Italia, stiamo appunto sviluppando questo progetto sull’educazione civica e stradale con gli organizzatori del Grand Tour – Italy Bike Days (Alessio Berti, che fa anche parte della nostra Giuria, e Gino Iaculli), con un occhio puntato ai giovanissimi. Nei prossimi mesi, saremo impegnati nella diffusione del bando de Il Bicicletterairo, che ha scadenza il 18 febbraio 2018, poi nell’organizzazione della grande festa di premiazione che si svolgerà sul litorale di Minturno-Scauri (LT), un vero e proprio festival della bici e della sostenibilità tra arte, fotografia, musica, teatro e artigianato, e anche giochi e divertimento, al cui centro  ci sono naturalmente le premiazioni de Il Bicicletterario (1-2 giugno 2018). Tra pochi giorni, partirà anche il bando per ScattoFisso, Premio Internazionale di Fotografia abbinato al Premio Letterario, a tema – manco a dirlo – bici e letteratura.

Ancora, stiamo lavorando all’allargamento dell’iniziativa ‘Biciamici Shop’ al di fuori del nostro ambito territoriale: si tratta di un network di attività commerciali che offrono sconti particolari a chi si reca a fare acquisti utilizzando la bicicletta come mezzo di trasporto.

Da fare ce n’è! D’altra parte, ‘abbiamo voluto la bicicletta…’

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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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