Ma perché non c’è Favino?

C’è un vuoto culturale e sociale dietro Sanremo. Il termine cultura deriva dal verbo latino colere, “coltivare”: insieme delle cognizioni intellettuali acquisite attraverso lo studio, la lettura, l’esperienza, l’influenza dell’ambiente. Ho messo poco da ignorante a copiarlo e incollarlo. Chi è in grado di insegnare nel tempo del “cerco su Google” e chi ha il tempo di apprendere?

Sociale: l’uomo deve vivere condividendo, stando insieme ai suoi simili. Ma il “branco” è per animali sociali, la “compagnia” è il vestito elegante di chi avendo una rinomata posizione sociale, metaforicamente non si lava mai e puzza.
Sanremo non è una biblioteca, una canzone di Mogol e Battisti, un libro che incanta, è solo un contenitore di musica,  uno specchio di ciò che siamo diventati: un popolo triste, poco appagato, un cagnolino senza osso preso per il culo dal padrone, in apparenza tutti dediti all’allegria e alla burla ma disperati; si cerca la felicità, i soldi, il lavoro o un sussidio in alternativa.

Chi declina verbi nuovi, aggettivi colti, per proteggere inutilmente e descrivere questo 69esimo festival è alla frutta.

Si è fatto scempio dell’intelligenza, smorfie, mimica esasperata, monologhi improvvisati seppure preparati, canzoni da balera, testi assenti di italiano e significato, il “te” ficcato a scempio che sostituisce il pronome “tu” e diventa soggetto.

E tutti accettano questo stupro della nostra lingua, nel cantato come nel parlato, nessuno istituisce un organo di “purificazione verbale”, una doverosa inquisizione lessicale laddove troppa libertà vizia quelle quattro regole grammaticali che rendono l’istituzione scuola obbligatoria. A che pro? Per uniformità all’Europa? Per evitare l’abbandono dell’istruzione che non dà più da mangiare?

E perché Bisio ha sostituito Favino? Sono bastati quei minuti nella prima serata dell’attore Pierfrancesco, strappati all’ego titanico di Baglioni e di Virginia Raffaele. Hanno fatto la differenza.

Favino ha il dono e il talento del dramma e della commedia, è folle, riempie senza spazi vuoti il tempo tra l’improvvisazione e la bravura.
Bocelli ha ringraziato il pubblico perché senza quella standing ovation di 25 anni prima nessuno gli avrebbe dedicato attenzioni.

Quanto tempo è che il pubblico non si alza in piedi?
Sanremo è oramai nemico di se stesso. E meno male che Cristicchi c’è!

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Damiano Landriccia
Damiano Landriccia nasce ad Andria, nel 1973. Sposato, con tre figli, vive a Trani. Ama leggere e scrivere. Ha scritto e scrive recensioni cinematografiche per il Mensile Culturale milanese “Quarto Potere” (www.quartopotere.com). Ha scritto per la rivista di moda pugliese “City View”. Ha vinto il Festival Teatrale U.A.I. – Atti Unici Italiani – di Reggio Emilia nel 2004. Gli hanno di seguito rappresentato il Testo vincitore “Il Grande Padre” a Reggio Emilia presso “Il Teatro Piccolo Orologio” sempre nel 2004. Edizioni Babila gli ha pubblicato delle poesie nel libro “Ad un passo dell’anima - dal verso all’immagine”. I testi teatrali sono pubblicati su www.dramma.it. Altri testi e poesie sono pubblicate sul sito www.ewriters.it

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