Qual è il Salvini vero? Quello che attacca i giudici o quello che poi si pente?

Il Salvini con gli stivaloni minaccia i giudici che lo indagano per sequestro aggravato dei poveracci della nave Diciotti; poi, giacchè c’è, li minaccia anche per la storia dei 49 milioni truffati dalla Lega allo Stato. Poi il Salvini in divisa da ministro dice che non ce l’ha con i giudici, anzi che non c’è il golpe giudiziario da lui stesso annunciato. Qual è il Salvini vero? Quello che attacca i giudici o quello che poi si pente? Difficile da distinguere il nostro attore di giornata. Ogni tanto sembra un ragazzino che se l’è fatta addosso e urla per nascondere la puzza, come se le parole avessero un tale miracoloso potere. La puzza resta. È quella del razzismo e della truffa dei 49 milioni allo Stato (cioè a noi cittadini, direbbero i gialloverdi). Stiamo parlando del ministro degli Interni, il tutore della nostra sicurezza, stiamo freschi!

Si può scherzare sull’atteggiamento eversivo di un ministro? Si può, certo, a proprio rischio e pericolo, a rischio e pericolo della nostra democrazia. Perché un ministro che minaccia i giudici è un eversore, un fascista, un pericolo pubblico. “Gli italiani stanno com me”, “Io sono stato eletto, loro no”. A parte che, dal numero di italiani che stanno con lui, deve espungere me e un bel numero di amici miei; a parte questo, ci spiegherà che cos’hanno gli eletti rispetto ai giudici e agli altri cittadini. Salvini ci dice che lui è uno degli intoccabili, perchè il suo partito ha il 17 per cento dei italiani, e i sondaggi vanno al raddoppio. Perchè i giudici non guardano i sondaggi? Tanto, come a Carnevale, ogni sondaggio vale. Ecco, stiamo vivendo un Carnevale “nero” e pericoloso. Gli stivaloni e le camicie brune non ci sono ancora, ma il nostro ministro da osteria li evoca, quando si apella alla giustizia del popolo. Anche Danton cominciò così…

Scrivendo di Berlusconi, qualche giorno fa, ho detto che l’origine di questo presente inquietante parte dalla sua “rivoluzione liberale”, che di liberale ebbe poco, se non per i suoi amici. I Salvini e i Di Maio sono “figli” suoi. Eppure, nonostante gli scontri con le famose “toghe rosse”, il Cavaliere (adesso ex) non ebbe tono né atteggiamenti eversivi. Si battè da par suo in tutti i tribunali italiani, scatenò la sua potenza di editore, fu condananto e decadde da senatore, ma non chiamò mai i suoi seguaci (che allora non erano pochi) a marciare su Roma. Rivitalizzò i neofascisti dell’Msi, ma lui non parlò dal balcone di piazza Venezia. Il fatto è che i suoi “eredi” in gialloverde sono peggiori di lui, non solo sulla strada dello spread, ma anche su quella del rispetto delle istituzioni, della divisione poteri, delle leggi e della Costituzione. Cioè il rispetto del popolo tutto.

Non so se l’ultima retromarcia di Salvini, come tutte le altre, dipenda da furbizia o da opportunismo politico, o da tutt’e due. Forse dipende dal timore che il governo vada in pezzi (visto che i pentastelati, pur balbettando, hanno difeso i giudici). Ma è probabile che Salvini sia in un tale stato di dipendenza da piazza Venezia, che resisterà, a fatica, il tempo indispensabile, per poi ricominciare.

Come gli alcolisti, che sono sobri il tempo di passare da una bottiglia all’altra.

CONDIVIDI
Articolo precedenteDue parole su X Factor
Articolo successivoI fotografi, cacciatori di Vita
Antonio Del Giudice
Pugliese errante, un po’ come Ulisse, Antonio del Giudice è nato ad Andria nel 1949. Ha oltre quattro decenni di giornalismo alle spalle e ha trascorso la sua vita tra Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove abita. Cominciando come collaboratore del Corriere dello Sport, ha lavorato a La Gazzetta del Mezzogiorno, Paese sera, La Repubblica, L’Ora, L’Unità, La Gazzetta di Mantova, Il Centro d’Abruzzo, La Domenica d’Abruzzo, ricoprendo tutti i ruoli, da cronista a direttore. Collabora con Blizquotidiano.  Dopo un libro-intervista ad Alex Zanotelli (1987), nel 2009 aveva pubblicato La Pasqua bassa (Edizioni San Paolo), un romanzo che racconta la nostra terra e la vita grama dei contadini nel secondo dopoguerra. L'ultimo suo romanzo, Buonasera, dottor Nisticò (ed. Noubs, pag.136, euro 12,00) è in libreria dal novembre 2014. Nel 2015 ha pubblicato "La bambina russa ed altri racconti" (Solfanelli Tabula fati). Un libro di racconti in due parti. Sguardi di donna: sedici donne per sedici storie di vita. Povericristi: storie di strada raccolte negli angoli bui de nostri giorni. Nel 2017 ha pubblicato "Il cane straniero e altri racconti" (Tabula Dati).