Esulare da un mondo infame,

come grigiori d’asporto in torto,

eppur s’infrange l’argentea luce,

come di cotal cammino

s’approccia il Divino,

e qui sol giace a ridondar il vino,

seppur s’appresta ingordo il suono,

c’ancor vi giace d’ogni riposo:

“un uomo!”.

Rotolar mi resta per scompormi dentro,

tutte l’ossa d’ogni pensier la testa;

s’arrovella il cuore e di merzede in cerca duole.

Dicon di tempesta,

eppur la vita sì mai aperta e bella

fu così funesta;

ed io di contro mi fermai

all’incanto

per rendergli festa!

Fontehttps://flic.kr/p/idieqj
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Diego Civita
Ho 41 anni e scrivo poesie da quando ne avevo 16. Perito agrario, ho studiato alla Facoltà di Lettere di Bari. Studio ancora percussioni e batteria. Esploratore, appassionato della natura, della musica, della letteratura e tanta poesia, ho all'attivo numerose pubblicazioni e decine di partecipazioni a concorsi poetici con relativi riconoscimenti e premi di vario genere.

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