Il Movimento dei lavoratori senza Terra e l’esperienza di Ricardo Da Silva, un contadino originario del Nord-Est del Brasile

Corporatura robusta, carnagione olivastra, lineamenti squadrati, mani tozze e callose, sguardo sincero, increspato da smorfie di preoccupazione. A coprirgli i capelli corvini, un cappello verde con visiera. È Ricardo Da Silva, un contadino originario del Nord-Est del Brasile. Attualmente vive in una abitazione dignitosa, frutto di un’occupazione durata 4 anni. In onore dell’umile e coraggioso ospite, accolto come una persona di famiglia, viene piantato un ulivo nella “Masseria dei Monelli” di Conversano.

Parla il portoghese. A facilitare la comunicazione provvede, con grande accuratezza, Serena, che traduce l’appassionata narrazione. Man mano, però, che passano le ore, vissute in un misto di trepidazione e speranza, la reciproca comprensione linguistica aumenta a dismisura, congiuntamente alla sintonia umana e sociale.

Non sorride, Ricardo, quando parla della suo Paese, il suo cuore è straziato dalle misere condizioni di vita dei suoi cari, della sua gente, turbata dalla paura e dall’angoscia che, da un momento all’altro, tra le baracche spuntino uomini armati e sparino per… terrorizzare, per… uccidere. Nel 1996 durante una delle proteste per la riforma agraria e l’occupazione delle terre, la polizia uccise 19 manifestanti e ne ferì una settantina. Il massacro rimase impunito. In quell’occasione il presidente della conferenza episcopale, mons. J. Chemello ebbe a dire: “Mi dispiace dirlo, ma credo che la nostra classe dirigente non si prenda cura del popolo, mentre è il popolo la grande ricchezza di questo paese”. Fra il 1985 e il 1997 il numero dei morti per l’occupazione delle terre ammonta a 1.003.

Il tuo pensiero corre alle proteste dei contadini, mezzadri e sindacalisti del Mezzogiorno dalla fine l’Ottocento a metà del Novecento per ottenere terre incolte o mal coltivate. Emblematiche alcune vicende e feroci repressioni. Dei Fasci Siciliani. Nel 1883 persero la vita oltre cento manifestanti, tanti i feriti, mentre alcune migliaia finirono in prigione. Di Portella della Ginestra. Il 1° maggio 1947, per una manifestazione contro il latifondismo, vennero trucidati 12 e adulti e due bambini, ventisette i feriti, con raffiche di mitra. Dell’occupazione del feudo di Santa Maria del Bosco. Il 1950 Pio la Torre guidò seimila contadini su cui spararono i carabinieri, ferendone diversi.

Ad invitare Ricardo in Italia, per spiegare le ragioni delle lotte e testimoniare le pratiche di riappropriazione dal basso delle terre, ha provveduto “FuoriMercato”. Giovani e ragazze, ma anche gente attempata, lo ascoltano ed interloquiscono con interesse, desiderosi di comprendere una realtà ambientale, sociale, economica e culturale per molti aspetti diversa da quella del proprio vissuto, ma attanagliata da problemi generati dall’identico modello economico estrattivista.

Lui prende appunti. Al ritorno in Brasile, deve riferire ai contadini che coltivano i suoi poderi per la missione all’estero. Appena giunto in Italia, a curarne amabilmente l’ospitalità provvedono i gruppi di base “OrtoCircuito”, “Solidaria”, “Bread&Roses-spazio di Mutuo soccorso” di Bari, “Masseria dei Monelli” di Conversano, “Diritti a Sud”, di Nardò. Sono mossi dalla voglia di… capire e di… raccontare le proprie iniziative.

Ecco i punti salienti dell’appassionante racconto, intervallato, per quattro giorni, da un gustoso pranzo sociale, apparecchiato in locali che si affacciano sul verde della campagna o su aree urbane recuperate, senza sfruttamento delle persone, all’insegna della bontà dei prodotti, del rispetto del suolo, dell’acqua e della… sobrietà.

Il Movimento dei lavoratori senza Terra è un’organizzazione politica, sociale e culturale. Orizzontalmente democratica. Radicata nella base contadina, da cui trae linfa, energia ed entusiasmo a cui programmaticamente elargisce cultura. Cultura materiale e spirituale, organicamente declinate. La direzione, collettiva. Le decisioni, condivise. I mandati dirigenziali, a tutti i livelli, scanditi con una scadenza ravvicinata. A nessuno, quindi, è consentito far carriera sulla pelle e l’anima dei contadini. Contano i risultati concreti raggiunti sul terreno. Nelle lotte. Nell’emancipazione culturale. Nell’organizzazione. Nella solidarietà.

Nitido si staglia l’ambizioso obiettivo: realizzare la Riforma Agraria, promessa nel 2003 dal presidente-operaio metalmeccanico Luiz Lula da Silva, e mai materializzata. Se il sogno divenisse realtà, oltre 133 milioni di ettari di terre, improduttive, potrebbero fornire dignità ai lavoratori e sfamare cinque milioni di famiglie.

L’occupazione delle terre non viene vissuta come un’illegalità, semmai la perdurante presenza di terre che non svolgono una funzione sociale costituisce, sì, per il Movimento una grave violazione della Costituzione ed un’offesa alla dignità delle persone.

Quando vengono occupate delle terre, si teme la controffensiva violenta di latifondisti. Perciò, un collettivo all’interno dell’accampamento controlla severamente l’ingresso. Il Movimento valuta di volta in volta, all’arrivo di gente armata, se ingaggiare un’eventuale lotta o ritirarsi, per evitare inutili spargimenti di sangue e massacri. Un’area difficile da conquistare per il benessere dei senza terra è la prospera Amazzonia, dove le imprese minerarie, quelle del legname e l’agro business, che dispongono dell’appoggio politico e di milizie private, contrastano sul nascere ogni velleità occupazionale.

Tenacemente contrari alla distribuzione delle terre sono i latifondisti, portatori degli interessi dell’agro business. Molti di loro si sono appropriati di terre, facendo ricorso alla falsificazione di documenti. Attualmente, l’1,6% dei proprietari con oltre mille ettari possiedono il 46,8% dell’area totale coltivabile esistente nel Paese.

Fondato ufficialmente nel Sud del Brasile il 1984, l’MST trae origine da lotte avviate nei decenni precedenti da altre combattive organizzazioni di contadini. Attualmente è diffuso in maniera disomogenea in 24 Stati. Momenti di grande coesione sociale sono i Congressi, a tutti i livelli, dove si sperimenta la critica e l’autocritica. Vengono pianificati nei dettagli e vissuti come momento di riflessione, solidarietà e di festa collettiva.

“Bisogna spezzare non soltanto le recinzioni del latifondo, ma anche quelle che impediscono l’accesso alla conoscenza.” Grande importanza viene attribuita alla cultura. Non ci può essere vera emancipazione economica e sociale, se contemporaneamente non si consegue anche quella culturale. Si approfondiscono, pertanto, tematiche riguardanti la comunicazione, la formazione politica, la salute, i diritti umani, le relazioni internazionali e si mira a decostruire preconcetti come il maschilismo, molto radicato nella società contadina. Viene avvertita fortemente l’esigenza di coniugare la teoria con la pratica, la lotta politica con quella economica, il presente con il futuro. Al contadino viene offerta l’opportunità di diventare intellettuale ed all’uomo aduso alla riflessione ed all’organizzazione l’imperdibile occasione di sperimentare e prendere dimestichezza con attività manuali. La lotta, per giunta, possiede una grande valenza educativa e formativa per tutti, un banco di prova sociale ed una sfida personale.

Grazie alle lotte, non violente, trecentocinquantamila famiglie hanno conquistato la terra. Attualmente, centocinquantamila nuclei familiari vivono accampati in baracche di legno, lamiera, cartone, plastica, prive di acqua e corrente elettrica, sotto l’incubo che da un momento all’altro facciano irruzione, con armi in pugno, sicari di imprenditori senza scrupoli, di multinazionali e di uomini delle istituzioni.

Spesso, leader e militanti finiscono in carcere. Perciò, circa mille persone di 36 nazionalità hanno recentemente denunciato la repressione dei movimenti popolari che mira a criminalizzare l’intera sinistra.

Per Luiz Lula, la responsabilità è addebitabile al governo golpista di Michel Temer, agli interessi transnazionali e ai mezzi di comunicazione di massa che danno all’opinione pubblica un’immagine falsa e distorta del mondo contadino, proteso, in verità, esclusivamente al conseguimento del diritto di vivere dignitosamente.

Un golpe, mediatico, giudiziario e congressuale ha destituito recentemente la combattiva presidente Dilma Roussef, con l’accusa di aver manipolato i dati del deficit di bilancio nazionale. Il subentrante presidente, Michel Temer, tutela gli interessi dell’agro business, delle grandi corporation transnazionali dell’agricoltura. Man forte gli viene offerta dai mezzi di comunicazione che orchestrano una campagna di criminalizzazione dei compagni e delle compagne, gente innocua e laboriosa, raffigurati come pericolosi delinquenti.

Il governo neoliberista di Temer, in realtà, mira a ridurre i costi del lavoro, a svendere le risorse nazionali, a privatizzare, a privilegiare l’agro business, a danno degli interessi popolari, dei contadini, degli studenti e degli indigeni. Inoltre, concede o legalizza ogni forma di appropriazione indebita delle terre pubbliche operata in Amazzonia.

L’MST, perciò, con le forze politiche più progressiste, combatte contro la vendita di terre al capitale straniero. Contro l’arretramento della riforma fondiaria. Contro il modello economico dell’agro business. Contro la disoccupazione. Contro la diseguaglianza di reddito. In difesa dei diritti umani, dei diritti del lavoro, dei beni della natura, come l’acqua, la terra, i minerali, il petrolio e la biodiversità, in difesa dell’educazione pubblica.

Papa Francesco, sensibile alle esigenze di terra, casa e lavoro dignitoso dei diseredati ha manifestato il desiderio, tramite le sue amicizie all’interno dei movimenti popolari argentini, di avviare un dialogo permanente con i movimenti degli esclusi di tutto il mondo. Naturalmente, il Movimento guarda con interesse all’apertura di un percorso di riflessione con il Pontefice su questi tre grandi tematiche.

La “Via Campesina”, un movimento internazionale di massa nato nel 1993, è composta da contadini, agricoltori di piccole e medie aziende, persone senza terra, indigeni e migranti. Si oppone al disegno delle multinazionali che sfruttano le persone e saccheggiano il pianeta. È nei suoi propositi realizzare la sovranità alimentare e combattere la logica neoliberista, fondata sulla crescita economica continua. Il Movimento dei senza terra ha subito aderito assieme ad altre 150 organizzazioni di tutti i continenti.

FonteDomenico Dalba
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Domenico Dalba
Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani. Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola. Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola. Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle. Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.

1 COMMENTO

  1. Un incontro edificante che disvela come da un capo all’altro del pianeta fischia forte il vento della rivolta agraria di chi sfruttato affamato ha deciso mettendo in gioco se stesso il proprio corpo ed a mani nude si oppone alle pallottole degli oppressori per riprendersi il maltolto a fronte alta ed a schiena dritta punta a diffondere cultura costruendo con i propri insegnamenti una consapevolezza educando le giovani generazioni che guardino ad un futuro ricco di sana bellezza restituendogli dignità e che la lotta giusta per la propria terra vince sempre. “Lutar, Construir Riforma Agraria Popular!”. ✊

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