“La memoria è uno strumento molto strano,

uno strumento che può restituire, come il mare,

dei brandelli, dei rottami,

magari a distanza di anni”

(Primo Levi).

I cristiani italiani, delle varie chiese, durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, celebrata dal 18 al 25 gennaio scorso, hanno lanciato e sottoscritto un appello comune sulla grave crisi migratoria, in corso da anni. “Restiamo umani”, è il significativo titolo dell’appello comune lanciato dai cristiani italiani, cattolici e protestanti, sull’immigrazione: salvare chi è in pericolo, ampliare i corridoi umanitari, aprire nuove vie di ingresso regolare.

Il documento: “Restiamo umani” è firmato da mons. Stefano Russo, segretario generale della conferenza episcopale italiana, Luca M. Negro, presidente della federazione delle chiese evangeliche in Italia, Marco Impagliazzo, presidente della comunità di Sant’Egidio, Eugenio Bernardini, moderatore della tavola valdese.

I cristiani italiani in questo appello comune scrivono: “Una politica migratoria che non apre nuove vie sicure e legali di accesso verso l’Europa è fatalmente destinata a incentivare le immigrazioni irregolari. Per questo chiediamo ai vari Paesi europei di duplicare o, comunque, di ampliare i corridoi umanitari, aperti per la prima volta in Italia all’inizio del 2016. È finita ormai la fase della sperimentazione e i risultati, positivi sotto tanti aspetti, sono sotto gli occhi di tutti. È auspicabile passare quindi ad una generalizzazione di questo modello, che salva dai trafficanti di esseri umani e favorisce l’integrazione. Per questo ci rivolgiamo direttamente al Governo italiano perché allarghi la quota dei beneficiari accolti nel nostro Paese e si faccia promotore di un ‘corridoio umanitario europeo’, gestito dalla Ue e da una rete di Paesi volenterosi, prevedendo un adeguato sistema di sponsorship”.

Ed a proposito di alcune parole tipo: buonismo; buonisti…, e di altre espressioni che traboccano sulla bacca e sulle dita di illustri esponenti politici, di persone di cultura e comuni cittadini ormai in ogni dove. Su tutte, negli ultimi anni ci sono dei termini che prosperano, in modo sconcertante, nel dibattito pubblico: ‘buonismo’ e ‘buonista’, tanto da essere l’insulto preferito da molti e da tanti. “Desideriamo spiegare a tutti che per noi aiutare chi ha bisogno non è un gesto buonista, di ingenuo altruismo o, peggio ancora, di convenienza: è l’essenza stessa della nostra fede. Ci addolora e ci sconcerta la superficiale e ripetitiva retorica con la quale ormai da mesi si affronta il tema delle migrazioni globali, perdendo di vista che dietro i flussi, gli sbarchi e le statistiche ci sono uomini, donne e bambini ai quali sono negati fondamentali diritti umani: nei Paesi da cui scappano, così come nei Paesi in cui transitano, come in Libia, finiscono nei campi di detenzione dove si fatica a sopravvivere. Additarli come una minaccia al nostro benessere, definirli come potenziali criminali o approfittatori della nostra accoglienza tradisce la storia degli immigrati – anche italiani – che invece hanno contribuito alla crescita economica, sociale e culturale di tanti Paesi. Da qui l’appello perché – nello scontro politico – non si perda il senso del rispetto che si deve alle persone e alle loro storie di sofferenza”.

Il documento parla anche della necessità di garantire il soccorso in mare, senza ridurlo a una politica di respingimenti o di semplici chiusure.

Per i cristiani e per la cultura giudaico-cristiana, bandiera sventolata da tanti, accogliere, soccorrere, aiutare non è un solo un obbligo morale, ma è un dovere.

Le Scritture elaborano un vero e proprio “diritto dell’emigrato”, dove si evince la preoccupazione e la cura che lo straniero, l’immigrato diventi un elemento strutturale, integrato della società: “Non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero, perché (poiché) siete stati forestieri nel paese d’Egitto”. (Bibbia, Esodo 23,9).

In questo momento storico particolare dove si sta perpetrando il “nuovo sterminio”, tutti siamo chiamati a non rimanere indifferenti, sordi, apatici, ma ad accogliere per un “dovere morale”, inscritto nelle nostre coscienze erranti di uomini e donne. Per cui, oggi, ai significati già esistenti della parola “accoglienza” bisogna includere un altro significato ossia “dovere”. Il dovere, delle volte, violenta la vita di uomini e donne, l’accoglienza, comunque, violenta ugualmente. Violenta nel momento in cui ti trovi di fronte giovani migranti solcati nel volto dal dolore, dalla fatica dove nei loro occhi possiamo scorgere il loro bagaglio ossia ‘il travaglio di un’esistenza’, perché solo quello portano sulle nostre rive, e come uomo prima e come prete poi sento l’obbligo di custodirlo, perché nel bagaglio si porta sempre qualcosa di personale, di intimo e loro portano la vita.

I migranti non possono essere vittime all’infinito: delle persecuzioni, di chi li detiene in campi che – come varie volte attestato dall’Onu e dalle testimonianze vive – non tutelano i diritti umani essenziali e di chi li respinge in quegli stessi campi e in quelle umiliazioni.

“Per noi cristiani, come per ogni essere umano, omettere il soccorso a chi giace sulla strada o rischia di annegare è un comportamento di cui si può solo provare vergogna”. Per questo i rappresentanti delle chiese cristiane, chiedono un potenziamento delle attuali attività di soccorso, rese dai mezzi militari, dalla Guardia Costiera e dalle Ong, nel rispetto delle norme del mare e del diritto umanitario.

Le Chiese sono pronte a offrire il loro contributo: “Per quanto divisivo il tema dell’immigrazione è così serio e grave da non potersi affrontare senza cercare una piattaforma minima di istanze e procedure condivise. Questo auspichiamo e per questo ci mettiamo a disposizione con la nostra esperienza e i nostri mezzi, pronti a collaborare sia con le autorità italiane che con quelle europee”.

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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.

1 COMMENTO

  1. Ritengo positivo il progetto e le idee relativi all’appello “Restiamo umani”.
    La preoccupazione dell’immigrato nella terra occidentale è, in pratica, una dinamica dei ricchi contro i poveri.
    L’immigrato è il volto di quella povertà che noi occidentali abbiamo prodotto col nostro egoismo (attraverso le logiche dell’estremismo capitalista, nemico invisibile questo, che solo Ratzinger ebbe il coraggio di criticare).
    Spesso però, non vedo buone alternative concrete alla loro vita: se fuggono dalle loro terre per violenze, in occidente troveranno un’altra violenza che li attende a braccia aperte… la criminalità, che trasforma (generalmente) le loro donne in prostitute e i loro uomini manovali della droga. Se gli va bene vivranno in qualche ghetto periferico della nostra Italia.
    Certo gli esempi positivi ci sono. Ma quando mi indigna ascoltare che uno su cento ce la fa. E gli altri novantanove? Sono tanti, sono molti i poveri e gli sfruttati di questo mondo… e sono di ogni razza e ogni etnia.
    Lottiamo insieme per il cambiamento di questo sistema economico, gridiamo no alle logiche neoliberiste che producono povertà, violenza e sifferenza. È qui la radice di tutti i mali: un sistema socio-economico che alimenta l’egoismo umano, l’aviditá e la disuguaglianza. Perché le chiese cristiane di ogni confessione non si uniscono per combatterlo? E guardano al dito anziché alla luna?
    Ho la risposta, ma non è pubblicabile. Suggerisco solo che essa si trova nell’ individuare le specifiche relazioni delle singole confessioni di fede cristiane con il sistema politico-economico nel quale si sono generate e/o si sono “ammanicate”.

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