Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo per l’Odysseo mi ha particolarmente colpito la frase contenuta nella mail con cui mi veniva presentato il progetto: “Vogliamo vedere il mondo con i vostri occhi “. Mentre leggevo ho immediatamente pensato ai miei occhi, quelli di un’ italiana che da due anni e mezzo vive a Copenhagen, al mondo che questi vedono e in cui io vivo.
Parlare di un Paese così diverso dal nostro, senza incappare in stupidi cliché, non è facile. Ci si potrebbe limitare a dire che è un paese freddo, climaticamente parlando, e ciò è oggettivamente vero. Nel mese di Gennaio non ho mai visto il sole e col passare del tempo mi sono accorta che il grigiore del cielo danese è diventato per me una costante. In confronto, i giorni di pioggia a cui mi aveva abituato Milano, nei 5 anni in cui ci ho vissuto per l’Università, sono bazzeccole. Soffro di “carenza di vitamina D” e mi è stato suggerito di iniziare a prendere giornalmente pillole di vitamine o di andare in un solarium una volta ogni tanto. Ad ora, a 26 anni, né l’idea di prendere pillole di vitamine né tantomeno l’idea di inziare ad andare in un solarium mi alletta.
Ma è anche vero che questo Paese, tanto freddo e tanto grigio, e di cui potrei lamentarmi all’infinito, mi ha dato molto negli ultimi due anni. Mi ha dato un lavoro full time, a tempo indeterminato, mentre stavo ancora scrivendo la mia tesi di laurea. Questo Paese mi ha fatto capire che il mondo del lavoro non è una piramide dove l’ultimo arrivato non ha voce in capitolo. Questo Paese mi ha insegnato, e sottolineo la parola insegnato, a rivendicare i miei diritti come donna e come lavoratrice. Di certo qui non conto meno di altri perché ho 26 anni (24 quando sono stata assunta) e il voler essere una donna in carriera non comporta necessariamente il mettere da parte la propria vita privata. C’é uno Stato che ti aiuta e le aziende cercano di venirti incontro il più possibile, adottando politiche aziendali che permettono ai genitori-lavoratori di conciliare i propri impegni. Al momento la voglia di tornare in Italia è tanta, quella di dover fare delle rinunce un pò meno.

 

 

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