Narcomafie è il bimestrale di Libera nato per rendere organica e puntuale l’informazione circa criminalità e corruzione. Il suo ultimo numero è stato dedicato alla Puglia. Il titolo di copertina è molto eloquente: “Puglia Infelix. Una regione, tante mafie”. Esso fa il verso alla definizione di “insula felix” che la regione si era guadagnata prima degli anni ’80, essendo rimasta una delle poche aree del Sud a non avere un’organizzazione criminale stabile e potente.

Negli anni ’80 poi qualcosa cambiò. Proprio prendendo atto di questo vuoto e interessato a conquistare la rotta balcanica del contrabbando, nel 1981 il boss camorrista Raffaele Cutolo diede disposizione di creare nel foggiano un centro che fosse diretta emanazione della mafia campana. Nacque così la “Nuova Camorra Pugliese”, diventata poi “Società foggiana”, infine “Nuova Società”.

Ovviamente, da subito, la nuova formazione provò ad espandersi e proprio per contrastare il suo dilagare, il piastrellista di Mesagne (Salento) Giuseppe Rogoli, già in odor di mafia, chiese all’ndrangheta calabrese di poter formare un suo distaccamento in Puglia. Si dice che questo nacque la notte di Natale del 1981, nel carcere di Trani dove Rogoli era agli arresti, fu chiamato Sacra Corona Unita.

Con la camorra nel foggiano e la ‘ndrangheta nel Salento, al centro rimase la terra di Bari. Qui la malavita, a causa proprio dei due poli d’attrazione di cui si è trovata circondata, non ha mai assunto connotati ferrei e uniformi. Potendo accordarsi facilmente con soggetti diversi, ha dato vita a una confederazione di famiglie mafiose molto autonome l’una dall’altra, tenute insieme da equilibri precari e delicatissimi, sempre pronti a saltare.

Così le organizzazioni mafiose hanno finito per radicarsi anche in Puglia. Nel corso di più di trent’anni di storia, le trame intessute fra i protagonisti di questa narrazione si son fatte molto fitte, superando spesso le distinzioni fin qui descritte. Sono distinzioni tuttavia utili alla comprensione e le manterremo nell’esposizione dell’attuale situazione mafiosa della regione.

Sud

Le province di Brindisi, Lecce e, in maniera minore, Taranto, sono le terre della Sacra Corona Unita (SCU), detta anche “Quarta Mafia”. Fu riconosciuta organizzazione mafiosa per la prima volta solo nel 1991, dopo tutta una serie di cruenti omicidi e azioni sensazionali che la portarono ad essere considerata la mafia pugliese per eccellenza. Fortemente ridimensionata in conseguenza di molti arresti durante gli anni ’90, la SCU si è ricostituita nel 2005-2006 dandosi il nome di “Sacra Corona Libera” e una diversa forma.

Il nuovo corso, sulla scorta della lezione di Cosa Nostra, è seguito sia evitando inutili spargimenti di sangue, colpevoli di attirare troppa attenzione, sia riducendo drasticamente le affiliazioni, molto rischiose in caso di pentimenti. Si potrebbe parlare allora di una mafia meno cerimoniosa e più pragmatica, completamente concentrata sui suoi business. Ai reati classici di spaccio, usura ed estorsioni, si è aggiunto il controllo delle aste giudiziarie, infiltrazioni negli appalti, nel calcio, nell’energia pulita, interferenze con la nuova movida salentina.

In conseguenza di ciò la SCU ha anche perso parte dell’autonomia che si era conquistata, accettando l’influsso prevaricante della ‘ndrangheta. Continua i suoi traffici con le mafie dell’Est e, in una situazione così cangiante, prosegue la ricerca protezione e consenso della popolazione di cui pure è aguzzina. Dà prestiti, procura lavoro, difende dai torti, così ad esempio durante l’arresto nel 2010 del boss Pasimeni, la gente scese in strada a protestare. Per la scarcerazione di Antonio Pellegrino si festeggiò con fuochi d’artificio approntanti nel campo sportivo.

Centro          

Con l’espressione “Camorra Barese” si tenta di definire il complicato mondo della malavita nel capoluogo pugliese. Descriverne le dinamiche è cosa difficilissima. Semplificando potremmo dire che nella città ci sono due importanti famiglie, quella degli Stisciuglio e dei Parisi, che comandano attraverso le alleanze con molte altre famiglie meno potenti (i Diomede, Mercante, Fiore, Vavalle, Caracciolese, Campanale, Capriati).

Attualmente Bari sta ancora vivendo una guerra di mafia scoppiata nel 2011 quando fu ucciso Cesare Diomede, rampollo di un’antica famiglia. Le fonti di ricchezza sono da sempre lo smercio di eroina, cocaina, armi e tabacchi esteri, oltre alle richieste di pizzo soprattutto nell’edilizia. Per riciclarne i proventi sono poi fiorite tutta una serie di attività quali sale gioco, imprese di import/export, bar, compravendita fittizia di immobili. A ciò si aggiunga la presenza della mafia estera, come i georgiani Kutaisi, o i microclan bulgari, rumeni e nigeriani che gestiscono la prostituzione.

Nella provincia di Barletta-Andria-Trani, come si spiega in un reportage de Linkiesta, gli investigatori rilevano invece la presenza di gruppi vicini alla Sacra Corona Unita, come i Griner, e l’infiltrazione della criminalità nel settore agricolo. «L’agricoltura – riportano le informative della Dia – è interessata da episodi di origine estorsiva», in particolare mediante «il danneggiamento dei vigneti nella fase culminante della maturazione, con conseguente distruzione della produzione».

Nord

“Se Bari ha la malavita, il potere mafioso pugliese è a Foggia e nel Gargano” scrisse Saviano nel settembre 2013. In effetti oggi nella regione, l’unica mafia capace di interloquire con ‘ndrangheta e Camorra dall’alto di una certa autonomia, sembra essere la “Nuova Società” e la “Mafia Garganica”, sempre più difficilmente distinguibili l’una dall’altra. Per crederci basta pensare alle mirabolanti operazioni di assalto a caveau e portavalori avvenute negli ultimi anni.

Foggia città, 160 mila abitanti, è tenuta in ostaggio da una microcriminalità scatenata e da 3 o 4 bande che si spartiscono il territorio. Mentre sul Gargano, area a forte vocazione turistica, le organizzazioni criminali estorcono praticamente tutti gli esercenti pubblici. Questo per quanto riguarda le fonti classiche di approvvigionamento.

Dopo il quinquennio (2007-2012) in cui furono uccisi tutti i boss storici della zona (Spiritoso, Bernardo, mansueto, Rizzi) la “Società” si è concentrata sugli affari. Un’idea di quanto estese siano le sue ramificazioni la si può avere pensando al fatto che i soldi vengono ripuliti anche al Casinò di Venezia, che si è investito nel settore vitivinicolo nel Nord Italia, che si è riusciti a truffare l’Unione Europea.

Puglia Infelix. Una regione, tante mafie”: adesso dovrebbe essere chiaro il senso.

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Andrea Colasuonno
"Andrea Colasuonno nasce ad Andria il 17/06/1984. Nel 2010 si laurea in filosofia  all'Università Statale di Milano con una tesi su Albert Camus e il pensiero meridiano. Negli ultimi anni ha vissuto in Palestina per un progetto di servizio civile all'estero, e in Belgio dove ha insegnato grazie a un progetto dell'Unione Europea. Suoi articoli sono apparsi su Nena News, Lo Straniero, Politica & Società, Esseblog, Rivista di politica, Bocche Scucite, Ragion Pratica, Nuovo Meridionalismo.   Attualmente vive e lavora a Milano dove insegna italiano a stranieri presso diversi enti locali".

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