Ecco, lo confessiamo senza giri di parole: ‘sto Papa ci garba. Lo scriviamo con convinzione e non in quanto credenti. Lo scriviamo perché lo pensiamo. Lo scriviamo perché l’ultima uscita del Papa che rompe gli schemi (e taluni alti prelati romperò anche qualcos’altro…) ci ha strappato un bel respiro di soddisfazione.

Le sue parole: “I conventi che fanno attività alberghiera, è giusto che paghino l’Imu”! Ora, ai frequentatori dei documenti magisteriali, in realtà, la dichiarazione non dovrebbe affatto suonar nuova. Sentite cosa si legge nella Gaudium et Spes, nientemeno che la Costituzione (!) pastorale del Concilio Vaticano II, una sorta di magna charta per i cattolici: “La Chiesa non pone la sua speranza nei privilegi offertile dall’autorità civile. Anzi essa rinunzierà all’esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove esigenze esigessero altre disposizioni” (GS 76).

Belle parole, vero? Ma si sa, su certi pulpiti, si predica bene e si razzola male. Ecco perché la schiettezza, il “pane al pane e vino al vino” di Papa Francesco ci garbano. E ci garberebbero ancor di più se da appello alle coscienze le sue parole si traducessero in una direttiva esplicita, nero su bianco, per quelle strutture ecclesiali e religiose che, sotto l’ombra del crocifisso, svolgono a tutti gli effetti una attività alberghiera: evadendo le tasse (almeno in linea di principio) e, di fatto, mettendo in campo una concorrenza sleale per tutti quei privati cittadini che con grande sacrificio tengono in piedi i loro alberghi o i loro B&B.

Troppo comodo, e incoerente, predicare disinteresse e curare i propri interessi lungo corsie privilegiate. Pare, invece, che Gesù invitasse a “dare a Cesare quel che di Cesare” e non fare della sua casa “una spelonca di ladri”: non sembra che le sue parole siano state sempre ascoltate. Speriamo che abbia miglior fortuna il suo (in)degno successore.

E speriamo che un certo vecchio consociativismo tra Chiesa e Politica, per ottenere privilegi da una parte e voti dall’altra, possa, una volta tanto segnare un passo indietro. Siamo degli ingenui? Naturalmente.

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Giuseppe Davide Farina
"Ci vuole passione!": furono le ultime parole che mi sussurrò mio nonno prima di morire. Indimenticabili, significative ed emblematiche, incarnano tutta la mia personalità. Urlo di gioia quando segno un goal, il calcio è la mia passione sportiva. Il mio animo è profondamente turbato dagli interrogativi di Socrate e Platone, La filosofia è la mia passione culturale. Instancabilmente curioso, desidero sempre ed appassionatamente approdare ad Itaca, comprendere il senso di ciò che vivo e conosco.

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