Ve lo immaginereste Voltaire a pregare? E Diderot?

E Palumbo?

Già, Michele Palumbo, strenuo difensore della (dea?) ragione, dichiaratamente giacobino e illuminista, autore di un Alfabeto della ragione (Palomar 2010) e di Club Marx. Karl e Groucho (EtEt 2014), ora ci propone le sue Preghiere laiche (EtEt 2015).

Il libretto che proprio non ti aspetti: 13 autori, 13 preghiere di filosofi (rigorosamente illuministi), scrittori, poeti, cantautori e umoristi.

Tredici voci dell’uomo che sollevano dubbi e interrogano il profondo.

E così Bierce si accompagna a Campanale, Kant a Guccini, De Andrè e De Filippo a Garcia Lorca e Pirandello, Pasolini a Tugenev, d’Holbach a Diderot: una sorta di coro dei “dodici apostoli dell’umanità”, con in testa il “Gesù della ragione”: Voltaire, naturalmente, e la sua preghiera a Dio (che c’è): “Non è più dunque agli uomini che mi rivolgo, ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi: se è lecito che delle deboli creature, perse nell’immensità e impercettibili al resto dell’universo, osino domandare qualcosa a te, che tutto hai donato, a te, i cui decreti sono immutabili e eterni, degnati di guardare con misericordia gli errori che derivano dalla nostra natura. Fa’ sì che questi errori non generino la nostra sventura”.

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Una preghiera condivisibile, quella di Voltaire, per credenti e non credenti. Un tentativo ammirevole, quello di Palumbo, per credenti e non credenti.

Preghiere laiche fa seguire a ciascuno degli autori un commento breve, di immediata lettura, ma di una lettura profonda. Mette così d’accordo e in disaccordo tutti: chi ama leggere poco e chi vuol leggere parole di senso, chi si pone domande profonde e chi ci fa sopra dell’ironia, chi si interroga sull’uomo e chi cerca Dio. Chi evita le domande e chi le nasconde dietro il velo dell’umorismo.

Una lettura per tutti e che tutti dovrebbero leggere.

Un libro che sarà presentato per la prima volta ad Andria, presso l’auditorium della Chiesa Cappuccini, in piazza Unità d’Italia, 10, alle ore 19,00 di sabato 24 gennaio.

Paolo Farina

 

[Foto: www.etet.it]

 

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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