Quello che stiamo vivendo è un momento storico molto, molto delicato. Forse, il più delicato di tutti i tempi, considerando un dato che in altri periodi storici era assente: l’Uomo possiede abbastanza Arsenale da poter distruggere l’intero Pianeta in pochi giorni.
La Crisi Finanziaria e poi quella Economica sono state le scintille che hanno mandato in orbita diverse problematiche che divengono, con l’accrescere del tempo e della disperazione sociale, sempre più preponderanti. Tematiche che stanno sfidando l’elasticità di un filo sempre più teso e sempre più debole.

L’immigrazione incontrollata, l’imperialismo Occidentale in Medioriente, le Guerre Civili indotte in Africa, il Globalitarismo (cioè la dittatura della globalizzazione sulle PMI), il capitalismo selvaggio, il fallimento del Liberismo Economico, i virus letali che accrescono la preoccupazione sociale, il ricatto del Debito Pubblico e dell’Austerità, la guerra tra i poveri, l’usurpazione dei diritti dei lavoratori, la clemenza del padrone scambiata come libertà del dipendente, e così via.

Si sa, crisi di queste dimensioni avvicinano gli individui dotati di poca cultura al Nazionalismo sfrenato, alla Xenofobia, all’odio verso tutti coloro che, dall’esterno, possono mettere a rischio la nostra incolumità. Funziona più o meno così: ci affidiamo a colui che si propone come salvatore e gli chiediamo di distruggere ciò che, secondo lui, certamente più preparato di noi, rappresenta il vero pericolo. Dopo di che, attendiamo che egli lavori e che ci risolva tutto.

Dopo un viaggio mistico sulla bacheca, ad esempio, di un Salvini qualsiasi è possibile verificare con i propri occhi la presenza di numerosissimi commenti che acclamano a gran voce il ritorno del Duce, considerato come l’unico Uomo che si interessò davvero della propria Nazione e che difendeva, con le unghia e con i denti, gli interessi della Patria.
Il problema dell’Italia, infatti, è la sua memoria da pesce rosso.
Non importa l’assenza di libertà di parola, l’oppressione del pensiero diversificato con la violenza; non importano le leggi razziali e il clima di odio gratuito; non importano i “Patti Lateranensi” e i relativi danni socio/economici; non importa il collasso economico dell’Italia subito dopo la guerra; non importa l’olio di ricino, non importa la migrazione dei dissidenti; non importa l’alleanza con il pazzo Adolf Hitler; non importano i numerosissimi debiti e sanzioni che ancora stiamo pagando (es. accise sulla benzina per la guerra in Etiopia); non importa lo sfascio verso cui portò la sua Nazione e la persistenza, dopo che fu esautorato dal suo Potere, di una guerra civile voluta da lui, combattuta tra Repubblica di Salò e Italia Liberata, dilaniando anche gli ultimi brandelli di Italia sopravvissuta alla guerra.
“MA QUANDO C’ERA LUI….” è la frase più pronunciata dai nostalgici del Ventennio.

E allora, analizziamo insieme un po’ di miti da sfatare su Benito Mussolini, cercando magari di mostrare ai Nazionalisti/Fascisti un po’ di dati di fatto, che male non faranno.

Mito: Il Duce inventò il sistema pensionistico.
La previdenza sociale nasce 37 anni dopo la nascita dello Stato Italiano, nel 1898, con la fondazione della “Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai”, un’assicurazione ancora volontaria, appoggiata da un contributo di incoraggiamento sia dello Stato che dei datori di lavoro. In quella data, Benito Mussolini aveva l’età di 15 anni e, probabilmente, non aveva ancora idea di cosa fosse la previdenza sociale.
Per rafforzare ancor di più la tutela a favore dei bassi redditi, solo nel 1919 il Governo Orlando rende obbligatoria l’iscrizione a tale istituto, che cambia nome in “Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali” (CNAS). Mussolini fondava in quella data i Fasci Italiani e al governo ci sarebbe andato solo tre anni dopo. La pensione sociale viene poi introdotta nel 1969, per garantire a coloro che non avevano svolto un lavoro “riconosciuto”, come le casalinghe che sopravvissero alle guerre, un sostentamento minimo nell’età pensionabile. Mussolini in quella data è morto da 24 anni.

Mito: Il Duce garantì l’assistenza sanitaria a tutti lavoratori.
Le cosiddette Casse Mutue, gli enti assicurativi che garantivano l’accesso alle cure, affondavano le radici nelle società operaie dell’800, in cui i lavoratori salariati iniziarono ad associarsi e a mettere in comune risorse per assicurarsi dai rischi dell’esistenza (disoccupazione, malattia, infortunio, vecchiaia, ecc.) generando un esteso e capillare tessuto di società mutualistiche: un vero e proprio welfare dal basso.
Nella prima metà del ’900, le Società di Mutuo Soccorso, pur perdendo la loro centralità all’interno del movimento operaio, riuscirono comunque a sopravvivere. Fu il fascismo a dare un deciso colpo di grazia al mutualismo operaio, riportando le associazioni sotto il rigido controllo dello Stato e del regime, per farle confluire all’interno di alcuni macro-enti più facilmente controllabili.
Nel 1943, proprio poco prima del crollo della dittatura, si cercò di accorpare il fitto reticolo di Casse, Istituti ed Enti di assicurazione Sanitaria nell’Ente Mutualità Fascista – Istituto per l’Assistenza di Malattia ai Lavoratori. Tale Ente favorì le sperequazioni sociali anziché garantire la riduzione di disuguaglianze, fornendo a ciascuno una protezione commisurata ai contributi versati e alla posizione ricoperta nel mercato del lavoro, fattori che davano accesso a diversi livelli qualitativi di assistenza. E’ necessario ricordare che in quel periodo storico ogni famiglia aveva un solo lavoratore, il Padre Famiglia, che con questo metodo era l’unico ad essere tutelato socialmente. Un altro dei paradossi che si veniva a creare era, per esempio, che i soggetti più vulnerabili e maggiormente esposti a malattie e rischi sociali, come disoccupati e lavoratori a basso reddito (ed i loro familiari), avevano possibilità molto più ridotte di accedere a cure ed assistenza adeguate. Coloro meno a rischio e meno vulnerabili potevano invece accedere a molte cure.
Il diritto alla tutela della salute per tutti nasce il 13 maggio 1947, data in cui viene fondata l’INAM, “Istituto Nazionale per l’assicurazione contro le malattie”, riformato nel 1968, con la legge n. 132 (cosiddetta “legge Mariotti”), che per la prima volta assisteva tutti i lavoratori, compresi coloro che dipendevano da imprese private.
Nel 1978, con la legge n. 833 del 27 dicembre, veniva estesa, oltre che l’indennità retributiva in caso di malattia, anche il diritto all’assistenza medica con la costituzione del Servizio Sanitario Nazionale, con decorrenza del 1º luglio 1980 (la cosiddetta “riforma sanitaria”).

Mito: La cassa integrazione guadagni è stata pensata e creata dal Duce.
La cassa integrazione guadagni (CIG) è un ammortizzatore sociale finalizzato al sostentamento dei lavoratori delle aziende in difficoltà economica.
Tale istituto nasce infatti nel 1947, tramite decreto legislativo (n.869) del Capo provvisorio di Stato, per far fronte all’emergenza in cui versavano i dipendenti delle aziende che furono colpite durante la guerra, impedendo loro di poter tornare all’ordinaria amministrazione. Dunque la cassa integrazione nasce per rimediare ai danni causati dal fascismo e della guerra che ha causato, specialmente nel dopoguerra, milioni di disoccupati.

Mito: Ai tempi del Duce eravamo tutti più ricchi.
Mussolini permise agli industriali e agli agrari di aumentare in modo consistente i loro profitti, a scapito degli operai, per i quali fece approvare il loro contenimento dei salari.
Inoltre, è noto in Economia che la cosiddetta “Economia Bellica” arricchisca un Paese, seppur in modo spregevole e sperequativo, garantendo lavoro h24 agli Industriali di metalli pesanti, di risorse, di materie prime, di attrezzature, di viveri, di apparecchi tecnologici e così via. Se non ci fossero tutti questi interessi, non ci sarebbero migliaia di guerre attualmente nel mondo. I veri problemi di una guerra li affrontano solo due categorie di persone: i morti e i non-privilegiati. Questi due rappresentano l’85% della Popolazione.
Nel 1938, dopo 15 anni di suo operato, la situazione economica dell’italiano medio era pessima, il suo reddito era circa un terzo di quello di un omologo francese.

Mito: Il Duce ha fatto costruire grandi strade in Italia.
Il quinto governo di Giovanni Giolitti aveva già constatato, durante la Prima Guerra Mondiale, l’impossibilità di uno sviluppo industriale in mancanza di solide strutture, decidendo dunque di stilare un programma infrastrutturale che prevedeva la costruzione di grandi strade, osteggiato proprio dall’ostruzionismo del nascente Movimento Popolare Fascista. Una volta al potere, invece, tale programma venne continuato e portato a termine dal Partito Nazionale Fascista.

Mito: Il Duce è stato l’unico uomo di governo che abbia veramente amato questa nazione.
“Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative”
(Benito Mussolini, 26 Maggio 1940).

E così fu, effettivamente. Di seguito, sono riportate le vittime del Fascismo, riassunte dal sito dell’ANPI in questo link: http://anpi-lissone.over-blog.com/article-11803768.html

Questi sono i fatti, i numeri, le leggi.
Questo è il risultato di politiche Nazionaliste, Xenofobe, Violente.
Che la verità torni al suo posto.

“Quando c’era lui i treni partivano in orario, quando c’era lui ci deportavano in orario, quando c’era lui non c’eravamo noi, che se c’eravamo noi saremmo stati impallinati”
(Caparezza)

Fonti:
http://ioextrastrong.blogspot.it/2014/05/quando-cera-lui-i-treni-arrivavano-in.html
http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=9007
http://www.salute.gov.it/portale/ministro/p4_4.jsp?lingua=italiano&label=cennistorici&id=546

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Luca Ribatti
Sono nato ad Andria nel 1993 e, attualmente, studio "Economia delle Imprese e dei Mercati" a Milano. Durante i miei studi ho sviluppato un particolare interesse per la MacroEconomia e per le Politiche Economiche; seguo con fervente passione la Politica Locale e, soprattutto, quella Nazionale. Credo fermamente nell'attivismo, nella dedizione e nella partecipazione. In fissa con la diffusione di sana informazione, passo la maggior parte del mio tempo ad indagare. Da più di due anni, tratto quotidianamente temi legati alla Religione e alla (a)Teologia. Tendenzialmente amante del pensiero di Bertrand Russell. Il Rap vince su tutto. Il resto lo scoprirete da soli.

9 COMMENTI

  1. complimenti per il copia-incolla allo pseudo-autore di questo articolo.
    adesso mi chiedo…avete mai provato ad argomentare meglio la questione? piuttosto che convincere il pubblico di quello che è il vostro personale pensiero, avete mai provato ad argomentare in maniera oggettiva e distaccata ciò che, in questo caso, il duce, ha fatto nel bene e nel male? sarebbe quello il caso, di fare “informazione”.

    • Perché non lo fai tu, Paolo? Siamo in trepida attesa e completamente aperti ad ogni interpretazione alternativa… che però sia attendibile e non mistificante.

      • Gentile lettore,
        come vede, nostra testata non ama la censura e pubblica il suo commento, a dispetto del tono da lei usato, che potrebbe apparire a più di uno offensivo. Le saremmo grati, tuttavia, se in una prossima occasione potesse scegliere un registro espressivo più consono al vivere civile. Buona giornata.

  2. Nell’articolo, alla fine, sono riportate tutte le fonti da cui è stato ispirato il mio elaborato. Quella di Matteogracis.it non è la fonte originale, perché è postumo alla stesura dell’articolo di “Io, Ex Trastrong” (riportato come prima fonte nel mio articolo). Anche MatteoGracis quindi probabilmente è partito dal pezzo di “Io, Ex trastrong” ed evidentemente l’ha sviluppato a modo suo. Così come io ho provveduto ad integrare e articolare alcune informazioni, adornate da mie considerazioni personali. Spero di esser stato utile e chiaro.
    Arrivederci.

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