Si diceva: lo studente erasmus deve presto misurarsi con un modo di intendere l’università nuovo e decisamente elettrizzante e con un ampio respiro di internazionalità davvero travolgente. Ed è proprio questo il momento in cui egli prenderà finalmente consapevolezza della sua scelta e non potrà che sentirsi al posto giusto e a proprio agio, come accade di sentirsi poche volte… Scoprirà di possedere più qualità di quelle che credeva; che allontanarsi da casa non significa per forza soffrire, quando si impara ad essere cittadini di un’Europa variopinta ma unita; che contare su se stessi è tanto importante quanto aprirsi e chiedere aiuto a chi vive (e condivide!) le medesime difficoltà; che la diversità, in tutte le sue forme e persino nelle sue manifestazioni più improbabili, è sempre fonte di ricchezza; che ogni incontro è speciale perché costituisce una possibilità. Capirà che il viaggio (anche solo quello mentale) è una componente essenziale dell’esistenza di ognuno, specie per un giovane studente che ha ancora tanto cammino da fare; che le occasioni vanno colte alle volte con la leggerezza della domanda “Perché no?!”, in grado di distendere ogni dubbio; che la giornata si compone di anche più di 24 ore, perché è la forza di volontà che prevale sul tempo che scorre.

La voglia di vivere di uno studente in giro per l’Europa gliela si legge negli occhi… sono occhi che non mentono e che quindi lo tradiranno quando, una volta rientrato a casa, si sforzerà di raccontare (probabilmente senza riuscirci del tutto) quello che è stato. Gli risulterà difficile individuare le parole adatte a non sminuire l’intensità delle emozioni che ha provato, così come estremamente difficile (o quasi impossibile) gli parrà “costringere” nel bagaglio del ritorno dieci tra i mesi più adrenalinici, fiammanti ed entusiasmanti della sua spensierata giovinezza. Ogni angolo della città in cui avrà abitato gli parlerà di qualcosa che solo il suo cuore sarà in grado di percepire.

L’ultimo giorno, che arriverà di colpo, lo strapperà da una realtà che gli è appartenuta e mentre si dirigerà in aeroporto lo studente erasmus non avrà il coraggio di guardarsi indietro… La sopravvenuta consapevolezza di quella scelta all’inizio inconsapevole subirà un’ulteriore trasformazione: la presa di coscienza che un percorso si è concluso, mettendo da parte la vana illusione che quel tempo ancora potesse dilatarsi.

Questa sorta di passaggio rappresenterà indiscutibilmente un momento fondamentale di crescita interiore per uno studente che non si riconoscerà mai più nella stessa persona.  “Once erasmus, forever erasmus!”: mai prima di allora quello studente ci avrebbe creduto sul serio. E, mentre la nostalgia sfumerà nella dolcezza di ricordi bellissimi, l’ex studente erasmus sarà già pronto a partire per un nuovo altrove.

LASCIA UNA RISPOSTA