Le ali del Berlusconi di Servillo vengono tarpate, ma mai incatenate

Sei una lunghissima, ininterrotta messinscena, Silvio“. L’accusa giunge, lapidaria, dalle labbra di Veronica. Ma il Berlusconi interpretato da Toni Servillo in “Loro“, l’ultimo film di Paolo Sorrentino, non rispecchia alla perfezione le parole della sua ex moglie. La messinscena, evidenziata nella pellicola, sembra aderire alle piacevoli conformità di un ruolo da cucirsi addosso senza caricature o eccessi. Mentre ne “Il Divo“, infatti, Servillo gioca con un mimetismo straniante, incorniciato dalle ricurve ed adunche fattezze di Giulio Andreotti, il Cavaliere sorrentiniano confessa la propria disinibita ambiguità.

L’immagine (che eredita tratti somatici di Jep Gambardella, dei due protagonisti di “The Youth“, della decadente rockstar di “This Must Be The Place“ e del vecchio usuraio de “L’amico di famiglia“) spiazza lo spettatore lasciandolo basito di fronte ad un lungometraggio poco didascalico e poco giudicante. A fuoriuscire dallo schermo è un Berlusconi vecchio e stanco, un uomo che si aggrappa alla triste e desolante gag della matita sodomita per far colpo su un’avvenente ventenne che, senza peli sulla lingua, gli risponde con un laconico “hai un alito da vecchio! “, rivelando al pubblico i patetici titoli di coda di una storia privata ferma al capolinea di un viaggio disonesto e losco.

Le ali del Berlusconi di Servillo vengono tarpate, ma mai incatenate. La sua vita corre lungo il fil rouge del brivido, è una vita che si regge su fondamenta di guizzi e numeri da circo. Già, i numeri, quelli di un box office soddisfacente, ma anche i numeri telefonici che Berlusconi digita a caso sfogliando le Pagine Bianche e chiamando una casalinga, convincendola ad acquistare una casa non ancora esistente.

L’arte di persuasione di Servillo è incastonata in una recitazione sublimata da gesti e sguardi eloquenti, un successo che impatta ex abrupto dalla cornetta telefonica. Una voce possente ma sommessa, la sua, un accento napoletano celato dietro un dialetto meneghino di cui Servillo desidera dar prova seguendo i raggrinziti solchi del “cumenda“ Guido Nicheli e voltando, invece, le spalle alla scuola di Noschese e Crozza, per una guida politica da ricordare ma, certamente, da non imitare.

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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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