Ce le siamo dimenticate queste due ragazze.

Hanno poco più di vent’anni Vanessa Marzullo e Greta Ramelli e lo scorso luglio sono state rapite in Siria da presunti estremisti islamici.
Bisogna proprio essere delle stupidine per partire a vent’anni per cooperare con una ONG in una Siria devastata dalla guerra anziché andare a Ibiza e sculettare su un cubo.
Ma si può essere ancora più stupidi quando quest’estate, a fronte alla notizia del loro rapimento, molti idioti chiedevano di lasciare le due giovani al loro destino perché se l’erano cercata.
Lasciamole là, che se le vadano a riprendere i loro papà pieni di soldi, nessuno tocchi i soldi di noi contribuenti.
Avere coraggio a vent’anni presuppone anche l’incoscienza degli anni e magari l’urgenza dell’esperienza ti fa partire senza troppe cautele, ma quel coraggio e quella purezza di ideali sono da salvaguardare, prima ancora di queste due ragazze che ora diventeranno simbolo di una gioventù sprovveduta, ribelle, politicizzata, mentre dei nostri figli che vanno a stordirsi di locale in locale viaggiando low cost in cerca di sballo non ne parlerà nessuno fino a che non li troveranno piantati contro un muro pieni di alcool e cocaina.
Se la sono cercata, già, tanto in Siria, quanto a Ibiza.
Potevano starsene a casa a cazzeggiare su Facebook, andare in bicicletta e fare qualche lavoretto estivo in attesa del nuovo anno scolastico.
Potevano prendersi un bel master in tuttologia, fidanzarsi, fare l’amore.
Invece hanno preferito dedicarsi al prossimo e partire, già, che idiote, ora lasciamole là a divertirsi un po’ con i ribelli siriani.
Sto leggendo commenti sui social che mi fanno rabbrividire, come donna, come madre, come persona che ha quegli stessi identici ideali.
Portiamole a casa e in fretta.
Portiamole a casa adesso che sappiamo che sono ancora vive ma dimenticate da tutti noi, dai media, spero non dalle autorità competenti.
Non per farne un simbolo giovanile, non ce n’è bisogno, di questi giovani è pieno il mondo, ma nessuno ne parla.
Portiamole a casa prima che ci inviino un prossimo orribile video .
La ribalta non appartiene al cooperante, la vita sì.
In genere quella stessa vita la donano agli altri.
Senza tante inutili chiacchiere.
Ce le siamo dimenticate tutti queste due nostre figlie.
In questi giorni, in mezzo a cenoni, botti di capodanno, inutili festeggiamenti di un anno che si presenta già difficile, i loro sguardi terrorizzati dentro lo chador ci arrivano come un petardo scoppiato male.
E non sulle mani.
Su un cuore con qualche extrasistole di coscienza.

CONDIVIDI
Articolo precedenteCaos
Articolo successivoDov’è finito il genio ellenico?
Laura Binello
Classe 1964, piemontese di Asti, legata affettivamente ed intellettualmente alla città di Andria. Sono un'infermiera che a bordo di una panda compie viaggi di cura e di relazioni umane utilizzando la narrazione come canale comunicativo e terapeutico. In un mondo sempre più frenetico e in una sanità sempre più medicalizzata la vera rivoluzione è prendersi tempo, il tempo della relazione, dell'aiuto, dell'ascolto, della condivisione. Scrivo per passione e per necessità. Ogni viaggio è un romanzo sulla punta delle dita, ogni storia è per me una pagina bianca su cui rielaborare un percorso di cura sia per la persona sofferente che per me stessa. Promuovo e sostengo nel quotidiano un modello di vita slow e nell'attività professionale adotto un modello sistemico di cura e relazione secondo la Slow Medicine.

1 COMMENTO

LASCIA UNA RISPOSTA