“Gesù non ha mai lasciato nessuno sulla porta di casa.

La sua porta è sempre aperta.

Il suo è un discreto invito ad entrare.

A qualunque ora.

Anche nella notte dello spirito e nella penombra della sera della vita,

quando molte altre porte sono chiuse”.

(P. Troia)

Perché aprire la Porta Santa nella Casa di Accoglienza “S. Maria Goretti”? La scelta risponde alla felice intuizione di Papa Francesco di offrire a tutti la possibilità di vivere esperienze forti di misericordia da ricevere e da donare.

La misericordia è l’atteggiamento fondamentale di Dio che si china sulle miserie materiali e spirituali dell’umanità ferita.

Manifestazione e testimonianza di tale atteggiamento sono le opere di misericordia corporale (dar da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire chi è nudo, ospitare i forestieri, visitare gli ammalati, i carcerati e dare sepoltura ai morti).

La Casa di Accoglienza “S. Maria Goretti” è il luogo e lo spazio in cui la misericordia è vissuta in tutte le sue dimensioni. Pertanto si presenta come luogo ideale per vivere di misericordia.

Ma che vuol dire vivere il giubileo?

Segni giubilari sono il pellegrinaggio, la porta e l’indulgenza. Il Pellegrinaggio richiama l’essere stesso dell’uomo che è un viator, un camminatore alla ricerca del volto di Dio, da incontrare nel volto dell’uomo. La porta richiama Cristo: per lui si accede al Padre e alla comunione con la Chiesa; ma la porta è anche segno dell’incontro empatico con ogni uomo, soglia da varcare per entrare in amicizia, a maggior ragione se quest’uomo è piagato e piegato dalla sofferenza e porta in sé l’impronta di Cristo stesso. L’indulgenza, infine, è segno della riconciliazione con Dio e con i fratelli e la si sperimenta nella confessione sacramentale e in gesti di carità fraterna.

Andare in pellegrinaggio verso la Casa di Accoglienza “S. Maria Goretti”, varcare la porta dell’umanità ferita e consolarla con la misericordia, offre dunque la possibilità di sperimentare quanto grande sia l’amore di Dio.

Attraversare la Porta “Santa” di Casa Accoglienza significa entrare nella carne viva di ogni uomo soprattutto di chi soffre, di chi è emarginato, di chi è marchiato o segnato, per scorgervi il volto di Dio.

Ogni uomo è tempio vivo di Dio da glorificare e servire. Gesù ha attraversato non tanto le strade o le porte della Città, quanto le esistenze dell’umanità piegata, ma non spezzata dall’oppressione, e l’ha risollevata, ridando speranza e dignità a tutti. Il suo è stato un coinvolgimento totale, al punto da ritrovarsi Lui stesso oppresso, afflitto, emarginato, scartato. E proprio perché ha potuto assaporare il fiele amaro degli scarti umani il suo gesto “ultimo” d’amore, ha provocato una grande rivoluzione: scarto tra gli scarti, è diventato strumento di riscatto per una umanità che ancora oggi viene scartata per la sua novità, la sua prepotenza umile e sorgiva.

Un evento, l’apertura della Porta Santa della Casa Accoglienza “Santa Maria Goretti”, che vuole rimettere al centro della vita la misericordia e da cui i cittadini di questo territorio dovrebbero lasciarsi travolgere per diventare cristiani di periferia aperti all’amore, l’amore per la giustizia, che sempre promuove l’altro nella sua verità, nella sua bellezza, nella sua differenza, nella sua dignità di essere una “persona”.

La misericordia è il motore della fede, il pozzo per un cristiano da cui trarre la forza di superare gli ostacoli che impediscono all’umana società di camminare. Il giubileo della misericordia sia per tutti un inizio e per il “Centro di Accoglienza”, un centro esistenziale/periferico, sia tempo di benedizione, di preghiera e di festa per “l’uomo che entra” e chiede vita.

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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.

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