Ho incontrato una donna di nome Linda. Che nome è Linda? Un nome senza terra, senza verità.

Cosa vuol dire Linda: chiarezza? Ma chi può dirsi chiaro? Chi  limpido?

Impariamo a nascondere o ad edulcorare i nostri pensieri da quando nasciamo. Scopriamo presto che la verità non può essere svelata così com’è. Non possiamo dire quello che pensiamo nell’esatto modo in cui lo pensiamo, a cuor leggero, con la sicurezza spavalda di non essere fraintesi o di non offendere.

Scopriamo che i nostri pensieri, spesso, quasi sempre, devono essere  filtrati, setacciati, palpati nella mente perché ci accorgiamo che, anche quando vogliamo essere intesi, secondo le nostre intenzioni, ciò non avviene mai.

Come può essere infatti  possibile che i miei pensieri, che si sono amalgamati ad altri miei pensieri, possano essere capiti, nell’esatto modo in cui sono stati concepiti, da chi possiede già altri pensieri su cui far poggiare i miei?

Strati su strati. E allora quando possiamo mostrare quello che siamo? E chi siamo veramente?

Nessuno lo sa. Nemmeno tu. Presto o tardi i tuoi genitori ti hanno insegnato che qualche correzione piccola o grande avresti dovuto farla di te. E ti ritrovi ad essere pieno di cerotti senza ricordarti le ferite.

Sì, sono state le ferite che hanno parlato di te, quelle ferite che ti sei fatto quando hai voluto uscire allo scoperto. Prepotentemente sono venute fuori e, quando qualcuno le ha ritenute scomode, ci ha messo sopra un cerotto.

Perché nessuno vuole vedere le ferite, le verità. Sono difficili da guardare e pesanti da sopportare per chi ti vuole come tutti gli altri, per chi non vuole sopportare la sfida del tuo essere originale, unico, speciale.

E quindi tu non sai quando per compiacere chi amavi hai incominciato a cambiare strada, dove volevi andare, cosa volevi fare e in quale punto eri della tua vita, quando ti hanno appiccicato un cerotto in faccia.

Finalmente però arriva il giorno, che ti strappi tutti i cerotti, se hai coraggio, ma ormai hai perso, da qualche parte, qualche parte di te, di cui ignorerai sempre l’esistenza. E ti sembra che sia troppo tardi per recuperarti perché non sai nemmeno chi o cosa dovresti recuperare.

Siamo primati: ci mettiamo poco, da piccoli, ad imitare, ma ci mettiamo una vita per disimparare.  Sì, siamo primati e come tali ci dondoliamo avvicinandoci e allontanandoci, per affermarci, da quella matrice che ci ha formati. Per affermare prepotentemente il nostro io.

Ma alla fine siamo quel siamo, con parti clonate, parti dimenticate, parti che non sospettavamo di avere, parti strappate e rattoppate, ma per fortuna e meraviglia con parti splendidamente originali, che parlano di noi e solo di noi.

E allora nasciamo come primati, ma siamo esseri umani che in una vita, in una splendida, faticosa e affascinante vita compiamo l’evoluzione che l’ umanità ha compiuto in milioni di anni.

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