Tecnologia, politica e legge del più forte in Europa o giù di lì

Perché nonostante tutto cambi, tutto invece resta com’è? Perché sono le aspirazioni e i desideri dell’uomo a non cambiare mai. Nel Medioevo un uomo per divenire importante desiderava costruirsi una torre. Oggi desidera comprarsi una Mercedes. Tutto è rimasto invariato, nonostante nulla sia più lo stesso. Anche in politica accade la stessa cosa.

Possono cambiare gli scenari e le epoche, ma le aspirazioni sono sempre le stesse: la vanagloria, il potere, l’interesse personale. Tutto è cambiato, ma ogni cosa è rimasta al suo posto. Sono cambiate e si sono succedute le varie autorità; le autorità stesse, poi, sono cadute e sono state rovesciate. E cosa è cambiato? Nulla, o quasi in verità.

Nei nostri tempi, infatti, qualcosa è cambiato. La novità è che non si vuole più cambiare l’esistente. Non si ha più una meta, un obiettivo, un orizzonte, un ideale, una politica.

E se non è più la politica a cambiarci, ci pensano la scienza e gli sviluppi tecnologici. La nostra politica è limitata, ed ha abdicato in favore della sua sorella minore: l’economia. Il tentativo oggi è quello di restare a galla e di non perdere il benessere accumulato; e possibilmente di incrementarlo, se le situazioni lo consentono. Poco importa se il resto del mondo non lo abbia mai raggiunto o non ne abbia mai goduto. E importa ancor meno se il prezzo da pagare per quel benessere siano la fame, la guerra, la povertà e lo sfruttamento di quella parte del resto del mondo che invece lo reclama. La fame, la guerra e la povertà dei paesi non occidentali, infatti, non sono altro che concretamente il cibo, la pace e la vita dei paesi ricchi, dei più forti.

Più che di “morte di Dio” ai nostri tempi si potrebbe parlare, invece, di morte della politica. La politica con la “P” maiuscola è scomparsa. Almeno per quanto riguarda l’Europa. Dal sogno di dominio degli stati-nazione del XX sec., infatti, il continente europeo è passato ad un sonno di condominio impensabile solo cento anni fa. Si assiste con un certo disarmo ad una politica debole che subisce le situazioni anziché governarle. I nostri antenati si staranno rivoltando nelle loro tombe per la direzione che stanno prendendo i singoli stati europei con il loro stare insieme. Anche se ad essi si possono attribuire le maggiori responsabilità per la debolezza e l’inconsistenza della politica europea. Perché il mondo non è stato più lo stesso dopo il 1914. Dove sia rivolto il cammino dell’umanità e quello dell’Europa oggi nessuno lo saprebbe dire con certezza. Nemmeno i nostri governanti, perché semplicemente il problema non esiste, non si pone. Si naviga a vista. Questo è l’obiettivo. La meta si è dissolta.

Oggi gli scontri divampano e milioni di persone chiedono giustizia e pace ai più forti e ai più benestanti. Ma quale giustizia e quale pace ci può mai essere se a prevalere è sempre la legge del più forte? Le due cose vanno di pari passo, pace e giustizia camminano insieme.

Quale giustizia desiderare allora per questo mondo?” – questa è la vera domanda che può aprire ampi spazi e orizzonti alla politica vera e potrebbe rinvigorire gli animi ormai stanchi e assopiti dei paesi occidentali, e in particolar modo quelli degli stati europei.

Molti nella storia hanno provato a prendere delle scelte coraggiose e a pensare un mondo più giusto. Tutto è cambiato, ma poi tutto è restato uguale. E purtroppo oggi si è giunti al punto in cui si sceglie anche di non scegliere e di non cambiare. Nemmeno di provarci: l’importante è sopravvivere. Via le maschere e le ipocrisie dunque!

Una piccola speranza tuttavia la possiamo attingere ancora da chi con la propria vita è riuscito concretamente ad agire sul mondo che lo circondava. Questa è la storia e la testimonianza della vita dei santi. Anche dei santi non cristiani, come Gandhi. Essi hanno cambiato prima loro stessi, agendo sulle proprie vite prima che su quelle degli altri. Ed oggi le loro esistenze sono rimaste vive come dei piccoli lumini accesi lungo la storia dell’umanità che mai smettono di brillare e di accedere nuove luci.

Dal loro esempio può derivare una importantissima conclusione: se non si comprende bene che per cambiare realmente le cose e in profondità bisogna cambiare prima se stessi, e se non si agisce concretamente in questa direzione, allora nulla veramente cambierà e tutto continuerà a restare com’è.

CONDIVIDI
Articolo precedenteDalla parte del “Torto”
Articolo successivoSinodo sulla famiglia: relatio finalis
Nicola Uva
Ho viaggiato molto nella mia vita, soprattutto in Europa. Il motivo? Chi lo sa. Forse all'inizio perché era bello. Poi forse perché cercavo un senso a questo mio vagare. Mi chiamo Nicola, ho 30 anni e lavoro attualmente in una cartolibreria. Mi sono diplomato, successivamente laureato e specializzato in economia. Ma poi qualcosa è cambiato. Ho effettuato un discernimento vocazionale che mi ha portato all’ingresso in seminario, ma anche lì qualcosa mi mancava. Cosa? Forse proprio il viaggiare. A breve, terminato il mio lavoro, partirò per un viaggio in Terrasanta. Mi sento felice, il perché è difficile da spiegare anche a me stesso. Perciò dunque non chiedetelo. Perché vi posso assicurare che più importante non è il saperlo. Più importante è trovarne la fonte. Io ho trovato la mia, e la vostra qual è?

LASCIA UNA RISPOSTA