Sostare al Pronto Soccorso di alcune città italiane, fermarsi al triage, in sala d’attesa, in ambulatorio, permette di osservare il mondo giovanile da un vertice particolare.

Approdano a questo ‘nuovo porto urbano’ persone coinvolte in incidenti, atti autolesivi, tentativi  di suicidio, ragazze che portano  somatizzazioni, ma anche giovani presi in piccole discontinuità evolutive, opacità relazionali, bisogni di interlocuzioni adulte recettive e feconde.

Al Riguardo, significativi sono i risultati di una ricerca nell’ambito del Pronto soccorso del Policlinico “Umberto I” di Roma; analizzando 5854 schede di Pronto soccorso relative ad un periodo di sei mesi di attività , sono stati individuati 567 casi classificati come sindromi ansiose o psicosomatiche, casi che sono stati trattati con procedure di tipo medico (ECG, esami ematochimici, etc) comportando una spesa complessiva di €. 65.359.554.

“Tutti mi dicono che è passato e io lo so che è passato, ma il mio corpo mi dice una cosa diversa”:

così una paziente qualche tempo fa mi ha brillantemente descritto il suo vissuto traumatico. Che è un rivissuto, appunto, non semplicemente un ricordo. Questa è l’essenza: il passato è presente. Si ripresenta sotto forma di attivazione corporea disregolata, di reazioni corporee ed emotive fisse ed automatiche a stimoli che di per sé non sarebbero minacciosi, di memorie intrusive non integrate oltre che di convinzioni negative su se stessi e sul mondo, che compromettono a più livelli le vite di queste persone.

L’evidenza clinica e la sempre più solida ricerca, pongono l’accento sulla necessità di occuparsi più direttamente del corpo e di trattare le conseguenze somatiche di traumi. Il corpo ha un ruolo centrale nella creazione di emozioni e significati. Conoscere e sperimentare azioni fisiche aiuta a trasformare il modo in cui i pazienti organizzano le esperienze traumatiche passate nei loro corpi e nelle loro vite.

In risposta a uno stress estremo, una persona manifesta un nucleo di rivissuti, evitamento e sintomi di iper-arousal, che l’individuo  sperisce soggettivamente come d’origine psicologica o emotiva. In anni recenti, però, gli psichiatri hanno sempre più riconosciuto che il trauma dovrebbe essere considerato anche secondo una prospettiva biologica. Una serie di studi di brain imaging, elettrofisiologici, psicofisiologici su ormoni, neurotrasmettitori e legami recettoriali, hanno cominciato a caratterizzare la natura biologica dei disturbi.

Questi studi supportano la convinzione che un evento vissuto come traumatico possa provocare anomalie della risposta neurobiologica del paziente allo stress, anche dopo anni dall’evento originale, e che queste anomalie di vecchia data possano essere responsabili dei diversi disturbi e sintomi di cui comunemente si lamentano i pazienti. Assumendo una prospettiva psicobiologica, i disturbi psicologici sono una reazione psicofisica normale a un evento stressante di natura estrema.

In condizioni di stress, l’organismo si attiva per fronteggiare la situazione che minaccia il benessere psicofisico, le strategie di coping e l’adattamento all’ambiente.

(Leggi: la seconda parte; la terza parte)

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