Il termine arousal (traducibile in italiano, ma non in modo soddisfacente, con “attivazione” o “stato di attivazione”) si riferisce alla possibilità e alle modalità dell’organismo di essere reattivo rispetto a stimoli di varia natura, modificando parametri che sono solitamente misurabili, come la frequenza cardiaca, il ritmo respiratorio, la vasodilatazione e la vasocostrizione, la motilità intestinale, l’increzione ormonale, la conducibilità elettrica della cute, il diametro pupillare, ecc.

La persona resta come divisa in due aspetti: quello che le permette di andare avanti nella quotidianità evitando i ricordi traumatici e quello che comprende tali ricordi e innesca azioni difensive automatiche contro la minaccia.

La persona si ritrova così a vivere una profonda dissociazione strutturale: sulla scia del trauma una parte di sé resta bloccata sulla difesa dal pericolo, mentre un’altra parte di sé con vari gradi di difficoltà cerca di vivere la quotidianità e di attendere ai compiti degli altri sistemi d’azione (accudimento, sessualità, gioco, esplorazione, socialità..).

Quando uno stimolo interno (una sensazione o un’emozione) o esterno (qualche elemento del contesto o il comportamento di un’altra persona) ricorda la situazione traumatica il sistema di difesa si attiva prepotentemente e interrompe ogni altra attività in corso. La persona in quel momento non è più in grado di continuare le attività quotidiane e si ritrova in balia di un’attivazione neurovegetativa estrema e non regolata. Il corpo si blocca, si tende a fuggire, ad attaccare o ad accasciarsi. In queste condizioni non c’è alcuna possibilità di avere accesso a una qualche riflessione.

Includere il corpo nel lavoro di elaborazione con i traumi permette un accesso privilegiato a dimensioni che, per effetto del trauma stesso, non sono collegate e integrate con il resto dell’esperienza. Lavorare direttamente con le sensazioni e i movimenti permette di agire direttamente sui sintomi e promuovere in seconda battuta un cambiamento anche nelle emozioni, nei pensieri, nelle credenze e nelle capacità relazionali.

Il trauma, oltre a effetti fisiologici e neurobiologici, sia associa a distorsioni cognitive e comportamenti maladattativi. Le persone traumatizzate sperimentano una sensazione continua di essere in pericolo, le valutazioni delle informazioni legate al trauma irrompono nella coscienza in modi diversi, dal pensiero intrusivo agli incubi. Inoltre la presenza nell’ambiente di stimoli ricollegabili al trauma vengono elaborati in modo selettivo e nella memoria attivano le informazioni correlate al trauma, favorendo la comparsa di fenomeni intrusivi. Conseguentemente, l’individuo mette in atto meccanismi difensivi, tra cui l’evitamento di stimoli che ricordano il trauma (Yule 2000).

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