Chi non ha sperimentato qualche contrasto? E se poi questi contrasti si evolvono in momenti tristi di opportuna separazione?… E quell’andare ciascuno per la propria strada? Questa imprudente e rischiosa scissione, che può rivelarsi pericolosa sia a livello di singoli sia a livello collettivo, da dove può scaturire?

Credo che un ruolo determinante sia svolto dalla “parola”. La parola, mai urlata, è nata per dare senso alle persone, alle relazioni e agli avvenimenti. Sta nel mezzo di due altre funzioni fondamentali: diaballo, l’azione del dividere e del calunniare (da cui il termine “diavolo”), e sunballo, cioè il comporre insieme … l’unire. Al centro, quando la parola acquista creatività e credibilità, attraverso l’opera di soggetti grandi e nobili, si ha il paraballo (da cui “parabola”): annuncio di un futuro ancora possibile, pur nell’inafferrabile e contraddittoria rivoluzione me­diatica, che viaggia con ritmi vor­ticosi alla ricerca di “visibilità” da mercan­teggiare.

Il grave pericolo per la ricostruzione della nostra serena relazionalità è dato dalla ricerca di una sorta di “monopolio” dei rapporti. Alla base di molte espressioni relazionali, oggi, sembra che non ci sia tanto la volontà di offrire un tipo di immagine della realtà piuttosto che un’altra, ma la “colonizzazione” dei rapporti comunicativi e sociali. Spesso, nell’ambito aziendale, tutto questo lo si persegue con i metodi della paura e dell’inibizione dove la mèta non è raggiungere l’altro per conoscerlo, ma il beneficio che io penso di ricavare dall’incontro.

È auspicabile che a condurre la danza sia sempre l’appuntamento con i caldi temi delle persone che creano un laboratorio aggregante a carte scoperte: la società sia l’ambito di indagine prioritario, con i suoi protagonisti ordinari e straordinari quali sono i cittadini, le associazioni, i gruppi. Vivace sia l’attenzione rivolta alla fede e alla dimensione religiosa della vita, letta come espressione delle comunità territoriali. E la politica? Questa trovi spazio nell’ambito dei confronti, non per le polemiche tra palazzi o schieramenti, ma solo quando intercetta i valori cardini della vita della gente.

Rimane sempre una scommessa e una grande sfida l’impegnarsi a parlare per il più inosservato, per il più disprezzato, per il più debole, per il più ina­scoltato. Parlare per quello che volutamente viene tenuto in segreto, per ciò che viene trascurato.

Purtroppo non ci sarà vita umana, nel senso pieno, senza vera comunicazione, perché dove non c’è comunicazione, non ci sarà nemmeno comunione, ma solo norme e leggi da far osservare ai propri avversari e da interpretare per i propri amici.

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