Gli adulti spesso parlano male delle giovani generazioni in termini non esaltanti. Definiscono i giovani di oggi “viziati”, “bamboccioni” e talvolta attribuiscono la colpa di questa “gioventù bruciata” all’uso sfrenato che essi fanno della tecnologia, dei social, delle dinamiche del branco.

Come ben sappiamo, il bene non fa notizia, non incrementa l’audience di alcun programma televisivo, proprio per via della sua natura silenziosa e operativamente mite. Anche se questa volta cercheremo di fare un’eccezione.

Quella che vi raccontiamo è l’esperienza di un ragazzo, Gabriele, che prossimo al suo 18° compleanno, doveva decidere tra la preparazione della cerimoniosa festa del suo diciottesimo anno di vita, con tutto ciò che comporta (sala ricevimenti, book fotografico, brindisi della mezzanotte) o cercare un’alternativa dignitosamente valida per l’occorrenza.

A poche settimane dal tanto atteso evento, Gabriele riceve un invito particolare da alcune persone che vivono quotidianamente servizio in parrocchia e in diocesi. Stavano programmando una settimana missionaria alla periferia di Durazzo, in Albania e, nel momento in cui gli hanno proposto di partire, senza alcun dubbio, Gabriele ha capito che sarebbe stata quella la sua festa per il suo compleanno. Una festa-incontro missionario che avrebbe vissuto al servizio dei bambini e della gioia. Lo abbiamo incontrato, al rientro dal suo viaggio.

Gabriele, come mai questa scelta di andare in Albania?

Ho deciso di fare questa nuova esperienza perché non avevo mai fatto nulla del genere, non sapevo cosa significasse lasciare tutto e andare, come recita una canzone molto famosa in questo periodo. “Lasciare tutto indietro e andare, partire per ricominciare”, mi sembra un po’ la storia di quel giovane ricco della Bibbia, quel giovane che non è riuscito a lasciare tutto e che “non andò”, ma tornò indietro col volto triste. Ecco, sì, mi sono sentito come lui, ma volentieri, mi sono disposto ad andare, nonostante tutto.Ed effettivamente sono diventato ricco come quel giovane del racconto biblico, diversamente ricco!

In che senso “diversamente ricco”?

Mi sono arricchito dei sorrisi e dei volti di tutti i bambini che ho incontrato. Anzi loro mi hanno riempito di una gioia indescrivibile, proprio perché spontanea e naturale. Erano la benzina che mi caricava nel momento delle difficoltà (perché ce ne sono state) e mi hanno obbligato a paragonare la mia vita alla loro. Mi sono riscoperto povero di essenziale e, grazie alla loro testimonianza, ho riacceso il motore per camminare sulla strada buona. Non avevano nulla, ma non smettevano un attimo di invadermi della loro semplice felicità. Mettendomi al loro servizio, organizzando giochi, preparando materiale per attività, ho provato più gioia nel dare il mio contributo di quanto nei avrei potuta provare ricevendo tanti costosi regali per la festa del mio compleanno.

Hai detto che ci sono state delle difficoltà, puoi fare qualche esempio?

Una delle difficoltà più grandi incontrate è stata sicuramente la lingua. Le prime volte è stato molto difficile comunicare con i bambini e i ragazzi, spiegar loro i giochi e le varie attività. Ad esempio, impiegavamo minuti per capire piccole richieste come un semplice bicchiere d’acqua. Poi abbiamo scoperto il linguaggio universale dei gesti e tutto sommato ce l’abbiamo fatta a capire i loro bisogni e a farci capire, anche aiutati da alcune persone che conoscevano sia l’italiano che l’albanese. Un’altra difficoltà incontrata è stata quella di avvicinare i ragazzi più grandi che ci guardavano con diffidenza, ma, ripeto, aldilà di queste difficoltà l’esperienza è stata bellissima.

E culturalmente l’Albania? Come l’hai vista?

L’Albania è un Paese molto interessante, con una storia molto delicata alle sue spalle. Per 50 anni la gente è stata soffocata dal comunismo e ci sono stati dei cambiamenti importanti anche sugli edifici cristiani, che venivano trasformati in teatri o cinema, mentre libri e arte erano aboliti, con poche libertà e garanzie. Nonostante tutto, però, è un Paese che vuole e sta cercando di riscattarsi. La città di Durazzo ad esempio presenta una spaccatura al suo interno, questa è la cosa che più mi ha colpito. Da una parte ville lussuose e dall’altra case poverissime. Durazzo è una città in parte misconosciuta, ricca di cultura e tante belle attrazioni turistiche: ad esempio, affascinante è il castello di Krujë che abbiamo visitato.

Insomma, un’esperienza diversa, che non dimenticherai facilmente…

Bè sì, in realtà questo viaggio/regalo, più che diverso lo definirei speciale. Una festa la si può fare tutti i giorni, al ristorante con gli amici si può andare sempre, non solo al proprio compleanno, non serve per forza fare festa per gioire con i tuoi amici, anzi sono convinto che grazie alla mia testimonianza porterò qualcosa di gioioso anche ai miei amici. E poi sono cresciuto tanto, ho capito un po’ più di me stesso e mi sono confrontato con i miei limiti. E ho conosciuto amici fantastici che ringrazio e saluto. Non faccio nomi, ma loro capiranno ugualmente…

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Antonio Abruzzese
Sono Antonio Abruzzese e sono un giovane appassionato. Cucina, tradizione, filosofia, e ricerca sono i vocaboli che mi identificano. Sono un ragazzo genuino che ama la tradizione, e il sapere popolare. Un amante della bellezza e del gusto. Mi piacciono le cose e le persone che hanno un proprio carisma, un proprio sapore..non amo ciò che è insipido, inodore e incolore. Anzi sono affascinato dalla cromaticità, dal profumo degli alimenti, e dalla bellezza che ogni cosa porta in sé.. Di professione cuoco, ma di fatto un grande buongustaio!

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