Recentemente Marcelle Padovani – giornalista francese che ha intervistato Giovanni Falcone scrivendo con lui il libro “Cose di Cosa Nostra” – ha dichiarato che Giovanni Falcone non avrebbe gradito la “supermediatizzazione” di alcuni magistrati che rappresentano “una sorta di escrescenza patologica rispetto alla lotta alla mafia”, e soprattutto “non avrebbe mai messo la sua firma in un’inchiesta simile” (l’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia, ndr). In tante occasioni hai parlato dell’ipocrisia che alimenta i tanti che cercano di diventare eredi o interpreti del pensiero di Falcone e Borsellino. Per combattere questa ipocrisia hai deciso di proteggere le commemorazioni che il 19 Luglio di ogni anno si svolgono Via D’Amelio: in che modo?

A tal proposito ti racconto alcuni episodi che mi hanno portato a salvaguardare, dalle tante ipocrisie e sterili formalità, le commemorazioni di Via D’Amelio.

Tanti anni fa, avvenne un primo episodio emblematico: mi recai a Palermo il 23 Maggio per la commemorazione di Falcone e per l’occasione era stata organizzata una messa all’aperto in Piazza Marina che è uno dei luoghi centrali del quartiere Kalsa di Palermo, dove io e Paolo siamo nati e cresciuti.

La piazza era completamente transennata; mi avvicinai insieme con una mia amica, la poetessa palermitana Lina La Mattina, quando ad un certo punto fummo fermati da un addetto al servizio d’ordine che  ci chiese se fossimo muniti del biglietto di invito. A quel punto chiesi se fosse necessario avere un invito per partecipare ad una messa; l’addetto mi rispose in maniera affermativa, spiegandomi che la richiesta dell’invito era volta ad impedire che la piazza si affollasse e che quindi venissero occupati i posti riservati alle Autorità. Io allora non feci altro che voltarmi e andare via insieme con la mia amica. A quel punto venni rincorso da un altro addetto, il quale mi disse: “Ma lei è il fratello di Paolo Borsellino! Venga allora, può entrare”. Un po’ infastidito rifiutai l’invito. In quella piazza dovevano poter entrare tutti i palermitani onesti, perché Giovanni Falcone non apparteneva, e non appartiene, soltanto alle Autorità. Giovanni Falcone è morto per Palermo, per tutti i Palermitani anzi per tutti gli Italiani.

Da quel 23 Maggio, non sono più andato a Palermo per le commemorazioni organizzate in memoria di Falcone e credo di aver fatto bene perché mi hanno raccontato di riunioni e commemorazioni nell’aula Bunker (costruita, per celebrare il maxiprocesso a Cosa Nostra, all’interno del carcere dell’Ucciardone) a cui vengono invitate personalità e Ministri della Repubblica che non dovrebbero nemmeno nominarlo il nome di Giovanni Falcone.

Un altro episodio avvenne quando, dopo dieci anni – arco temporale nel quale, per aver perso la speranza, non parlavo più in nome di mio fratello e mi ero allontanato dalla mia città natale – decisi di tornare a Palermo il 19 luglio, per partecipare alla commemorazione in Via D’Amelio. Una volta lì, vidi arrivare l’allora Presidente del Senato, Renato Schifani, che  portava una corona  nel luogo dove mia mamma aveva fatto piantare un olivo in ricordo di Paolo e dei ragazzi della sua scorta. A quel punto mi piantai letteralmente davanti a Schifani, che a Palermo tutti sappiamo essere una persona che ha avuto rapporti con persone condannate per mafia, e gli dissi  che quella corona avrebbe dovuto portarla sulla tomba di Vittorio Mangano perché era lui il loro eroe. Da allora giurai a me stesso che quegli avvoltoi non sarebbero mai più venuti in Via D’Amelio a portare i loro ipocriti fiori. Mi davano l’impressione di essere avvoltoi che andavano a roteare sul luogo della strage e ad assicurarsi che Paolo fosse veramente morto e non potesse dare più fastidio a nessuno, come sicuramente faceva quando era in vita.

Quel giuramento l’ho mantenuto. Infatti, dall’anno successivo, io sono andato sempre in Via d’Amelio con le mie “Agende Rosse” e da allora, e questo ci dice ancora veramente quale sia il livello di indegnità di tante persone che occupano le nostre istituzioni, non c’è stato più un solo rappresentante delle istituzioni che ha avuto il coraggio di venire in Via d’Amelio a portare ipocriti fiori.

Vengono il 23 Maggio quando sanno che io e le “Agende Rosse” non siamo lì.

Addirittura, una volta, un poliziotto di servizio all’aeroporto di Palermo mi ha fatto sapere che il 23 maggio era arrivata una telefonata dell’Ufficio della Presidenza della Repubblica, il Presidente della Repubblica era anche allora Giorgio Napolitano, per chiedere di fare indagini e capire se avessi acquistato un biglietto per Palermo: avevano paura che anche il 23 Maggio – e non solo il 19 Luglio- avessi potuto decidere di andare in Via d’Amelio per andare a fare una contestazione civile, per andare ad alzare un’agenda rossa. Hanno avuto paura anche di questo.

(to be continuend)

Giuseppe Leonetti

[ Foto Paolo Farina ]

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Giuseppe Leonetti
Una famiglia dalle sane radici, una laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna, con una tesi su “Il fenomeno mafioso in Puglia”, l’esperienza di tutti i giorni che ti porta a misurarti con piccole e grandi criticità ... e allora ti vien quasi spontaneo prendere una penna (anzi: una tastiera) e buttare giù i tuoi pensieri. In realtà, non è solo questo: è bisogno di cultura. Perché la cultura abbatte gli stereotipi, stimola la curiosità, permettere di interagire con persone diverse: dal clochard al professionista, dallo studente all’anziano saggio. Vivendo nel capoluogo emiliano ho inevitabilmente mutato il mio modo di osservare il contesto sociale nel quale vivo; si potrebbe dire che ho “aperto gli occhi”. L’occhio è fondamentale: osserva, dà la stura alla riflessione e questa laddove all’azione. “Occhio!!!” è semplicemente il titolo della rubrica che mi appresto a curare, affidandomi al benevolo, spero, giudizio dei lettori. Cercherò di raccontare le sensazioni che provo ogni qualvolta incontro, nella mia città, occhi felici o delusi, occhi pieni di speranza o meno, occhi che donano o ricevono aiuto; occhi di chi applica quotidianamente le regole e di chi si limita semplicemente a parlare delle stesse; occhi di chi si sporca le mani e di chi invece osserva da una comoda poltrona. Un Occhio libero che osserva senza filtri e pregiudizi…

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