«Per avere assunto grandi rischi nel perseguire verità più grandi, per l’imperfetta ma essenziale ricerca dei fatti, per far sentire la propria voce e dire la propria, i “Guardiani” Jamal Khashoggi, la Capital Gazette, Maria Ressa, Wa Lone e Kyaw Soe Oo sono persona dell’anno del Time»

Il prestigioso settimanale statunitense, che assegna ogni anno questo titolo sin dal 1927, non solo sceglie, per la prima volta, una testata e quattro giornalisti per quattro diverse copertine, in quattro diverse edizioni, ma decide addirittura di omaggiare una personalità non più in vita come la più significativa dell’anno in corso.

Sottolineando, per la seconda volta consecutiva, l’importanza di un gruppo di persone, dopo le esponenti femminili del movimento #MeToo del 2017, il Time stavolta accende il flash su quattro tristi storie.

La prima è quella di Jamal Khashoggi, assassinato lo scorso 2 ottobre all’interno del consolato dell’Arabia Saudita ad Istanbul.

“Capital Gazzette”, il giornale di Annapolis, in Maryland, è stato teatro, il 28 giugno, di una sparatoria durante la quale un uomo armato ha aperto il fuoco contro cinque redattori, uccidendoli.

Maria Ressa, blogger del sito “Rappler”, è la giornalista filippina perseguitata e osteggiata dal presidente, Rodrigo Duterte.

Infine, arrestati in Birmania e condannati a sette anni di prigionia, i giornalisti della Reuters, Wa Lone e Kyaw Soe Oo, hanno svolto con coraggio il proprio lavoro di documentazione delle violenze perpetrate ai danni della minoranza Rohingya.

Guardiani della vera informazione, pezzi di un puzzle da ricomporre sotto la targa della giustizia, una libertà che il nostro attuale Ministro del Lavoro vorrebbe sopprimere sotto le macerie dei beceri confronti politici, ma le cui urla riecheggeranno per sempre nelle apartitiche stanze dell’uguaglianza sociale.

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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.