“Once erasmus, forever erasmus!” È questo il motto che oramai da più di venticinque anni accumuna generazioni di giovani studenti universitari. Alla base, un fortissimo desiderio di partire, tale da spingerli a candidarsi per una borsa di studio che finisce col rivelarsi, a detta dei più, una incredibile avventura. Certo che diverse sono le motivazioni di ognuno, ma unico è lo spirito! Lasciamo ai mediocri l’idea per cui si tratterebbe solo di una lunghissima vacanza. Al contrario, proviamo a capire cosa uno studente medio (responsabile e coscienzioso) cerchi, trasferendo per circa un anno la sede dei suoi principali interessi all’estero.
In verità, almeno all’inizio, lo studente erasmus non è del tutto consapevole della scelta che ha fatto. Stordito da una interminabile ed estenuante procedura burocratica necessaria alla partenza, si racconta che tutti i suoi sforzi gli serviranno. Quello che sta per compiere è sicuramente un passo importante nella sua carriera universitaria e ciò basta per convincerlo che ne vale la pena. Ma quanto gli costa? Quanto, in termini di pazienza, nell’assicurarsi che tutti i documenti siano in ordine? Quanto in termini economici? E quanto in termini di tempo? Lo studente scrupoloso stilerà un programma di esami da sostenere presso l’università ospitante tale che i crediti di ciascuna materia coincidano, recuperando con affanno da ciascun docente una firma di autorizzazione agli stessi in modo che, al suo rientro, non vi saranno problemi di convalida col piano di studio della facoltà di provenienza (problemi che nonostante le infinite attenzioni si ripresenteranno, perché purtroppo nelle segreterie dei nostri atenei niente è mai al posto giusto). Poi, conscio della magra cifra in danaro di cui si costituisce la borsa, prova a considerare un budget minimo per trovare un alloggio e pagarsi da vivere, a seconda che la sua destinazione sia una capitale europea oppure una piccola cittadella che altrimenti non si sarebbe mai preoccupato di andare a cercare sulla carta geografica. E la ricerca, all’insegna del risparmio, continua sui siti internet di tutte le compagnie aeree low cost fino a che non prenota il suo volo: il tempo di salire su un aereo e tutto sarà cambiato.
La prima settimana, più volte lo studente erasmus penserà di cedere alla tentazione di rientrare in patria: non conosce la lingua, non conosce il posto, non conosce le persone, non ha una casa. All’improvviso, però, l’atmosfera andrà rasserenandosi ed ogni cosa troverà la propria collocazione, scacciando via quella iniziale sensazione di totale smarrimento. A cominciare dalle lezioni che, sebbene nei primi tempi saranno incomprensibili, sembreranno poi assumere un “suono” familiare. Così come il metodo di apprendimento, completamente differente rispetto a quello italiano: lavori di gruppo, ricerche libere e mirate su determinati argomenti spesso a scelta dello studente, relazioni, letture e raccolte di appunti rimpiazzeranno immediatamente i manuali di teoria spesso, ahimè, noiosi e demotivanti.

(continua)

 

 

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