Siamo in tempi di finanziaria, tempi in cui ”Loro”, i quattro oligarchi ”dell’Europa”, sorvegliano, controllano e bacchettano tutti così bene che il Big Brother di Orwell gli fa un baffo.
Questo è quello che anch’io pensavo prima di vedere la realtà dei fatti un po’ più da vicino.
Media e comunicatori di tutte le specie poca luce fanno riguardo alla materia ”Unione Europea”; comunemente, o non si sa cosa siano le istituzioni europee o si pensa siano il covo dei cosi detti ”poteri forti”. La disinformazione sul tema dilaga e i più surreali miti diventano verità assolute da molti accettate. Insomma, è innegabile che ci sia una distanza abissale tra istituzioni europee e cittadini, soprattutto nel nostro Belpaese. Si tratta di una distanza determinata anche dalla scarsa informazione sul tema.
Visti i tempi che corrono, in un siffatto contesto passare da euroscettici a sentirsi cittadini europei è un attimo .
Avendo fatto un Erasmus a Bruxelles, ho conosciuto persone che nelle istituzioni ci lavorano e così voglio fare un po’ di chiarezza a riguardo.
Attenzione! Vi scrive un persona che non condivide tutte le regole di Maastricht, che critica fortemente le politiche economiche adottate, ma che non dice il falso sapendo di mentire, come a molti piace fare. Specie su quello che è l’Unione Europea e il suo intrinseco progetto
La mia vicenda inizia quando dal quartiere-ghetto arabo di Bruxelles, Molenbeek, mi trasferisco nel campus dell’università. Sistemo le mie cose nel nuovo alloggio e corro a frequentare la mia prima lezione ”abroad”, lezione di “strutture e processi delle istituzioni europee”.
All’inizio della lezione, il Professore del corso si presenta e scopro che oltre ad essere un docente è anche un agente della Commissione Europea, capo di uno dei dipartimenti (un pezzo grosso, per intenderci) e, se permettete, di come funzionano le cose lì dentro ne sa molto di più di tanti altri ”esperti” o che si spacciano tali.
Il Prof. durante le lezioni si mostra, con mio grande stupore, fortemente critico rispetto alle istituzioni: non è assolutamente d’accordo sulle soffocanti politiche imposte ai Paesi mediterranei, ammette il deficit di democrazia che c’è nel funzionamento della macchina Unione Europea, crede che ci sia la necessità di meccanismi più forti per contrastare l’azione lobbying dei grandi gruppi d’interesse. Tuttavia, conclude sempre ogni personale opinione dicendo che ci sono delle regole: o si cambiano o si rispettano.
In una delle sue lezioni, ci invita ad una conferenza che si terrà nel pomeriggio, titolo della conferenza: Unione Bancaria Europea. Alla conferenza parlano varie persone tra cui il mio Prof. e il chief economist della Bank of England in Belgio, un rinomato complottista-sovversivo come potrete immaginare. Quest’ultimo è fortemente irritato quando parla di Mario Draghi, delle vane promesse che ha fatto per fronteggiare la crisi dei debiti nazionali, dell’agire della Bce. La conferenza dura un paio d’ore e quando finisce torno sconcertato e pensieroso allo studentato.
Qualche tempo dopo, Adam, il mio coinquilino ungherese, sapendo che mi interesso di economia e politica, mi invita ad aadare a pranzo con lui e una sua ex vicina di casa che oggi è una funzionaria della Commisione. La signora Klara è una semplice impiegata che prima faceva la maestra d’elementari in Ungheria e non ha nessun tipo di interesse personale nel dipingere ”la favola della candida Commissione Europea”, perciò decido di farle un sacco di domande circa l’aria che tira. Mi confermerà quanto ormai avevo intuito: il dibattito all’interno delle istituzioni è molto acceso, molte sono le menti che vi partecipano e le opinioni sono più discordanti di quanto si possa pensare.
È vero, c’è una volontà politica dominante, un ”pensiero unico” che tutela gli interessi di pochi, quegli stessi ”pochi” che approfittano della poca chiarezza fatta e della distanza abissale che questa crea tra europei e istituzioni per fare delle istituzioni stesse un loro esclusivo retaggio. Ma ci sono altre forze politiche, quelle che tutelano i consumatori, l’ambiente, la concorrenza, la privacy e che non chiedono altro che maggiore supporto e interesse dall’esterno. Essere contro l’unione ed anti-europei significa voltargli le spalle, significa aumentare quella già troppo grande distanza, significa fare l’interesse dei ”pochi” e non il tuo.

Sebastiano Mastrodonato


[ Foto: https://urbantimes.co ]

 

 

 

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Sebastiano Mastrodonato
Sono uno studente di Economia e ho deciso di intraprendere questo percorso di studi per meglio comprendere ciò che mi circonda. Penso che realtà e verità stiano sempre strette in ogni classificazione. ''Pensare globale, agire locale'' per me non è solo un motto, ma una condizione che il mondo moderno ci impone. Da sempre curioso, amo viaggiare e scoprire.

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