Odisseo non andò via volentieri da Itaca. Tentò addirittura di darsi per pazzo. Ma Nestore lo smascherò e lo costrinse a unirsi agli altri capi greci. Ulisse era un re: quanti di coloro che lasciano la propria Itaca sono dei  “capi”? La assoluta maggioranza sono “marinai”, cioè gente comune che va via non per fare la guerra ad altri uomini, ma per aprire qualche prospettiva più favorevole per sé stessi. Eppure, in un certo senso, siamo tutti dei capi, dei re. Re di noi stessi, del nostro piccolo nucleo  sociale, re-sponsabili verso la dignità della nostra propria vita e verso le persone cui siamo legati da vincoli d’affetto. E allora tutti, ma proprio tutti, dobbiamo “partire”, affrontare il viaggio della vita, e poi tornare alla nostra Itaca.

Ritornando a Itaca, troveremo i Proci. Troveremo un mondo che ci è ostile e dovremo riconquistarlo e farci riconoscere, per poter riconoscere e ritrovare noi stessi. Il tempo trascorso mentre eravamo via, mentre conoscevamo ed esploravamo il mondo vasto fuori di Itaca, il tempo ha trasformato Itaca, l’ha resa “altra” da quella che era la “nostra” Itaca. Il tempo trasforma noi stessi, e il nostro andare e tornare è un continuo sforzo di aprirsi al mondo senza perdersi. È un partire, un viaggiare, un andare lontano e, allo stesso tempo, un restare, un permanere nella propria Itaca, nel proprio mondo.

Non si può viaggiare senza un porto, una stazione da cui partire, non si può andare lontano senza un punto d’origine da cui misurare la distanza percorsa, non si può conoscere il mondo, tutto ciò che è altro da noi, senza mantenere uno stretto rapporto con noi stessi.

Quando torniamo a Itaca, come possiamo farci riconoscere? Stermineremo i Proci? Sì, stermineremo i Proci, ma lo potremo fare solo se cominceremo dai Proci che albergano dentro noi, e che – continuamente – rinascono dopo essere stati abbattuti: perchè è difficile, difficilissimo per ognuno di noi darsi dei “limiti”, capire fino in fondo chi siamo noi veramente, e perciò continuamente andiamo “oltre” e continuamente dobbiamo ridefinire e riconquistare la nostra Itaca, cioè il nostro mondo di affetti appaganti e  di vita serena.

I tanti giovani che scrivono su Odysseo.it sono davvero tanti Ulisse sparsi per il mondo, in viaggio e col pensiero del ritorno.

Noi, più anziani, speriamo davvero che tornino, sì, che tornino a Itaca e ci liberino dai Proci…. perchè finora noi non ci siamo riusciti.
Itaca, mia Itaca,

bagnata dal sole e

imprigionata dal sale

sarai tu stessa, un giorno,

tu stessa, tutta intera,

a scioglierti dalle catene

che ti legano alla terra profonda

per metterti in viaggio

su mari ignoti

alla ricerca del tuo figlio amato

Odisseo

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Giuseppe Del Mastro
Sono un andriese vissuto più anni al nord che ad Andria. In pensione dal settembre 2011 (per trent'anni ho lavorato come direttore amministrativo dell'Istituto alberghiero "Angelo Motti" di Reggio Emilia), ho una formazione umanistica (liceo classico e lettere all'università) e mi interesso di politica (soprattutto guardando al sud) e cultura generale.

2 COMMENTI

  1. Caro Peppino, ogni viaggio inizia da noi e finisce in noi. La conoscenza del mondo, questa avventura che mai ci stanca, altro non è che una conoscenza più profonda di noi stessi!
    Seguiamo le vie del mondo, assetati di “conoscere”, ma difatti altro non facciamo che “riconoscere”, perchè Itaca ci aspetta, e tutto quello che conosciamo costituisce il “nostro mondo”..
    Penelope è il segreto dell’amore che indirizza la nostra ricerca e alla fine costituisce l’approdo, il porto, dove sfiniti, irriconoscibili veniamo al fine saziati, vestiti e resi nuovamente riconosciuti nella nostra dignità.
    Didone,la maga Circe, Polifemo ed i proci altro non sono che le stazioni di questo lungo viaggio, ma il nostro destino, ricordiamocelo sono sempre Itaca e Penelope.
    Un abbraccio Nicola Liso

  2. Caro Nicola, il mito di Ulisse, come anche altri miti (a me piace molto quello di Orfeo) è ricco di spunti interessanti e basta mettersi un po’ calmi e rilassati e cominciare a scrivere qualcosa perchè un pensiero segua l’altro, un’associazione di idee tiri l’altra come quando si mangiano le ciliegie o le olive in salamoia. Mi piace farmi condurre dai giochi della mente, e viaggiare senza sapere con precisione dove andrò a parare…. tanto Penelope e Itaca sempre lì stanno…. o no? Potrebbero muoversi anche loro a nostra insaputa e allora sai che gran guazzabuglio…! Forse per questo ho immaginato che un giorno sarà anche Itaca a mettersi in viaggio per andare incontro a Ulisse. Oppure, Itaca potrebbe andarsi a cercare un re diverso da Ulisse. Anche questa idea potrebbe suggerirci delle interpretazioni efficaci se applicata alle vicende sociali e politiche dei nostri tempi. Ciao. Pino Del Mastro

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