Smettere di prevedere l’imprevisto, per sopravvivere al disordine.

Precarietà, incertezza, stress. Se queste tre parole vi suonano più che familiari è perché in effetti sono termini ricorrenti negli ultimi tempi, abusati da qualsivoglia giornale, televisione, radio, amico, parente, vicino di casa. Pane quotidiano, insomma. Tuttavia, se queste parole suscitano in noi sensazioni negative e a dir poco soffocanti, il motivo è che viviamo in una società dominata dai “fragilisti”.
Per intenderci, “il fragilista appartiene a quella categoria di persone che indossano giacca e cravatta, soprattutto il venerdì; (…) Lo si vede spesso partecipare a uno strano rituale, comunemente detto ‘riunione’”. Può anche essere definito un “razionalizzatore”, colui che ripone una fiducia sconfinata nella conoscenza scientifica, quindi crede che una volta svelate le ragioni dietro alle cose, la logica di tutto gli sia automaticamente svelata. Così, grazie al fragilista, la nostra cultura è divenuta sempre più miope e incapace a riconoscere tutto ciò che di impenetrabile, oscuro e misterioso ci circonda. Che lo vogliamo o no, però, ogni elemento presente nel mondo è una struttura complessa, non lineare. Il nostro corpo, i sistemi economici, la natura, tutto è permeato da fattori di volatilità: caso, stress, errori.

antifragiled
Accadono eventi anomali e imprevedibili, come gli tsunami o il fallimento della Lehman Brothers, che hanno effetti devastanti su scala mondiale, umanamente impossibili da calcolare. Nassim Nicholas Taleb, matematico e filosofo empirico, definisce questo tipo di eventi come “Il Cigno nero”, titolo di uno dei suoi best-seller, pubblicato nel 2007. L’aspetto irritante dei “cigni neri” è che, una volta avvenuti, ci danno l’impressione di averli “quasi” previsti, perché retrospettivamente possono essere spiegati, inducendoci a sottovalutare la potenza del caso e ad affidarci ancora una volta a coloro che negano la volatilità: i fragilisti.
Qual è allora il contrario di “fragile”? Dizionario alla mano, spunterebbero immediatamente vocaboli come “solido”, “robusto” o simili. Ma “tutto ciò che è solido – dice Taleb – non si rompe. Ciò che è resiliente resiste agli shock, ma rimane identico a se stesso; l’antifragile migliora”. Ecco dunque la chiave: con questo neologismo di suo conio, che dà il nome al suo ultimo libro, edito da Il Saggiatore, Taleb ci spiega come l’antifragilità sia quell’attitudine che tutti noi innatamente possediamo e da sempre sfruttiamo in maniera inconscia e che ci rende capaci di trarre vantaggio dagli scossoni, profitto dal cambiamento e dal disordine. L’approccio antifragile alle cose ci aiuta a sviluppare la nostra capacità di rimetterci in gioco, anche quando il Cigno nero travolge gli schemi preordinati. Il fragilista rafforza i punti deboli, erige impalcature. Nell’incertezza e dinanzi ai Cigni neri, invece, Taleb ci incoraggia ad essere antifragili: se il vento spegne la candela e alimenta il fuoco, la nostra missione è amare il vento.

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Alessandra Tolentino
26 anni, laureata in Lingue e Relazioni Internazionali e andriese da innumerevoli generazioni, attualmente vivo tra Roma e Milano. Lettrice onnivora e viaggiatrice inarrestabile, cerco di placare la mia inguaribile curiosità come posso: cinema, teatro, fotografia, new tech e cucina tra le mie cure preferite.

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