“неткулаков инепощечины”, “Niente pugni e niente schiaffi”. È una delle poche frasi che conosco in russo ed è una delle mie più forti convinzioni. La violenza mi repelle, ne provo un terrore antico e totale. Il suono sordo di un pugno sul viso di qualcuno è qualcosa che mi atterrisce fino alle lacrime.

Probabilmente proprio a causa di questo terrore sono stata sempre affascina dalla questione del Monopolio della forza, così come l’ha definita Max Weber, sociologo, economista e filosofo tedesco. Di fatti, Weber, nella sua opera “La politica come vocazione”, individua nello Stato “l’entità che reclama il monopolio dell’uso legittimo della forza”. In altre parole, è lo Stato l’unico soggetto in grado di usare la violenza in maniera legittima, cioè nel rispetto della legge. A questa concezione, seguono tutta una serie di limiti imposti dalla legge e dalla Costituzione Italiana (si veda Parte Prima, Titolo I, art. 13). Ma è talmente delicato e sottile il confine tra “uso legittimo” e “abuso illegittimo” che in un Paese in cui l’approssimazione è una prassi, la violazione può diventare frequente.

“Caricate!” ha urlato il funzionario di Polizia il 29 ottobre. “Caricate!”, i poliziotti si serrano e in pochi attimi si agitano rapidissimi i manganelli contro gli operai dell’AST Terni.

Non è mia intenzione fare la solita manichea valutazione sulla polizia e la classe operaia. Per quel che mi riguarda, è una separazione che sparisce con l’urlo di Maurzio Landini, Segretario Generale della FIOM, “siamo lavoratori come voi!”. Ed è questa la posizione che sposo, in perfetto accordo con quanto Pasolini scrisse nella famosa poesia: “Il PCI ai giovani”. Con la sola, abissale, differenza che oggi, dall’altra parte degli scudi non ci sono più studenti e dall’altro lato non ci sono più solo figli di proletari. La polizia non è altro che terminale del Potere ed è un gioco infantile e vuoto quella di gridare ACAB. Se c’è qualcosa che non va, non basta guardare alla Piazza, ma è necessario rivolgere lo sguardo al Palazzo.

C’è un’interessante ricerca condotta dall’OCSE che, tramite l’indice di Gini, ha misurato la disuguaglianza complessiva tra i redditi e le persone dal 1977 al 2010. Fino agli anni ’70-’80, nonostante le crisi, l’andamento si è mantenuto costante, per poi iniziare inarrestabilmente a crescere dopo il 1991. Con uno studio integrativo portato avanti dalla Banca d’Italia, si osserva come nel 2011 tale andamento sia rimasto inalterato. Basti pensare che l’indice varia tra 0 e 1 e nel 2010, quello dell’Italia era pari a 0.46 (solo gli Stati Uniti lo superavano con 0.53). Dove voglio arrivare con queste valutazioni? A dimostrare che è in corso una guerra tra poveri, che è quanto di peggio ci possa essere. La società si è atomizzata, ogni gruppo lotta in difesa del proprio interesse e cresce la diffidenza e la sfiducia reciproca. Questo è frutto di uno stato che subordina il Welfare alla competizione, figlio di un liberalismo all’americana che punta a creare mostri dell’economia, salendo sulle spalle della Comunità. Non è questo lo Stato che voglio. Ecco perché, caro Renzi, stai facendo del pessimo lavoro volgendo lo sguardo agli Stati Uniti. Non è uno Stato civile uno che crea compartimenti di cittadini, che dà più garanzie a qualcuno e meno ad altri. In nome di cosa? Del fatto che da una parte c’è chi indossa un distintivo e dall’altra un caschetto? Non è uno Stato civilizzato uno che punta all’espansione economica, dimenticando che l’economia resta una scienza sociale: a poco ci serve far crescere il PIL se resta intrappolato in alto.

È vero che l’indice di Gini dimostra come la crescente disuguaglianza sia figlia delle politiche liberiste degli anni ’90, ma è Renzi stesso ad essere figlio di queste politiche di cannibalismo del Welfare. Negli anni ’60 studenti e poliziotti si scontravano in piazza, ma l’indice di disuguaglianza non era significativamente alto. Oggi poliziotti e lavoratori si scontrano e lo Stato, il Governo, non fanno altro che forzare la realtà usando una violenza ben peggiore di quella fisica: quella verbale. Fa più male la ricostruzione falsata dei fatti del 29 ottobre del Ministro dell’Interno Alfano, è pura violenza quella di Renzi quella fatta di idilliache rinascite dell’economia tagliando qua e là il Welfare.

Signori della Corte, se il ruolo del politico è quello di prendersi cura della Cosa Pubblica e ci si ritrova con delle violenze in piazza contro i lavoratori, senza avere la possibilità di capire da dove è saltato fuori l’ordine di carica, se la disuguaglianza cresce invece di diminuire, se si ascoltano le ragioni di una multinazionale tedesca (la ThyssenKrupp, che ha acquistato l’AST Terni perché considerata prima azienda dominante sul mercato dell’acciaio e quindi anticoncorrenziale, stando alla normativa europea la quale, contravvenendo agli accordi, sta ridimensionando l’AST), allora signori miei, Renzi sta fallendo come politico.

Maria Chiara Pomarico

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Maria Chiara Pomarico
Da sempre convinta anti-aristotelica, credo fermamente nell'impoverimento delle categorizzazioni. Rifuggo dalle definizioni e amo ciò che mi piace, evitando con onestà "ciò che va fatto perché va fatto". Una verità scontata? Non troppo. Ecco perchè tra le mille valide facoltà di Scienze Sociali ho scelto la più indefinita di tutte: Scienze Politiche. Amante della Cultura Mediterranea, arabista incuriosita ed europeista speranzosa, guardando Andria dalla Città Eterna ho compreso l'eterna bellezza della mia terra. Amo il Pianeta e mi stupisco del Mondo.

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