Attraversata dal vento che sfiora i tetti della nostra città – Andria – sono carezzata da un’Anima che abita un corpo timido e riservato, un’ anima dirompente.  Mirko Signorile, la sua voce, il suo sguardo, le sue mani.

Un incontro, una scoperta come nei viaggi migliori, quelli dei quali scegli il nome del luogo ed il resto è un viaggiare consapevole. Perdersi in strade che non conosci.Il volerle percorrere conserva forte in sé il decidere di farlo.

Ed è proprio il bisogno di trovare una strada “vera” ciò che muove questo artista nel cercare il linguaggio migliore per potersi affermare come anima.

Incontra la musica sin da bambino ma a diciassette anni, complice un intoppo scolastico, trova in essa qualcosa che gli appartiene e che ha un legame imprescindibile con il piacere, l’immaginazione e la ricerca del significato. Un significato come costante “tendere verso” che non può non partire da se stessi per poi espandersi nel mondo con l’ancora emotiva dei legami profondi, quelli che ti consegnano la storia di ciò che è stato e, se siamo fortunati, matite colorate per scrivere il presente, per godere del futuro che è il giorno che segue, nella verità dell’ hic et nunc.

Mirko Signorile appena incontra lo specifico del suo linguaggio, il jazz, dedica molto del suo tempo allo studio. La passione e la purezza del suo talento gli consegnano questo speciale rapporto con il pianoforte.

Di Mirko Signorile si possono ascoltare musiche composte che avvolgono, scuotono ma non lo si conosce davvero fino a che non ci si concede il dono di vederlo suonare.

È un’esperienza.

Un flusso di coscienza è per me il jazz, con lui sul palcoscenico questo flusso è continuo. Il suo rapporto con il pianoforte è un’opportunità, è la mano nello stomaco, è sviscerare ogni cosa che è emozione, e quella mano viene a prenderti. è come se la musica fosse tutta lì e i tasti bianchi e neri aiutano a portarla fuori. Luce ed ombra, tasti alternati nei colori come le emozioni che passano, ci attraversano e prendono vita.

La vita prende forma dalle note; questa è, in senso profondo, la musica di Mirko Signorile. “Sto bene quando mi sento tremare dentro, è una fisicità completa, un trasporto”.

Comporre è l’opportunità di parlare a se stesso e l’ascolto condiviso, l’occasione dell’incontro perché per lui il jazz è il racconto di una storia, ogni volta uguale e diversa. Comporre è una scoperta, è essere sorpresi ogni giorno come fosse la prima volta, come una cosa così nuova che ha bisogno di essere attraversata e conosciuta; è scoperta.

Per me la scoperta è la sorpresa di quanto bello sia il mondo che abita, che lo abita e sono le sue note, le sue mani. È necessario meravigliarsi, come è possibile ai bambini in modo naturale, toccare la propria parte fanciulla che è capace di meravigliarsi straordinariamente per cose semplici ed è il motivo che lo porta a farsi accompagnare, durante i suoi concerti, da Magnolia – una bambola che da il nome al suo ultimo lavoro – tre palline da giocoliere e un maghetto.

Ascoltando le sue parole mi sono chiesta quanta consapevolezza possiede Mirko di essere un Artista. Non ne possiede perché  non ne riconosce né l’inizio né la fine.  È come se continuasse a vivere “solo” come uomo.   È proiettato in avanti, non ha inizio e non ha fine e sceglie le note di Keith Jarrett, quarto tempo di The köln concert, per raccontare le sfumature di oggi.
In questo emozionante viaggio mi sento avvolta dalla bellezza e allora chiedo a lui cosa intende per bellezza. Mi sorride, chiude gli occhi e poi, mentre lo sguardo scorge la luna, mi dice “è un attivatore emotivo, la bellezza ha la capacità di fermare lo scorrere del tempo. è altro. In questo altro trovi ogni elemento della quotidianità in un livello alto. La bellezza ferma tutto”. Ed io mi sono fermata ad ascoltarlo, a guardare le sue mani su quei tasti, bianchi e neri, a voler toccare la terra per sentire amplificare il vibrare della mia anima.

Mi regalerò ancora questa esperienza come un luogo sicuro abitato dalla bellezza.

 

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