Sei un narcisita!” Suvvia, diciamoci la verità, a chi mai non sarà capitato almeno una volta? Sorpresi, di fronte ad uno specchio, ad autocompiacerci della nostra immagine, magari felici per una nuova pettinatura o un nuovo trucco, tutti noi siamo stati tacciati di narcisismo. E tutti noi, ancora una volta, ci riscopriamo figli di Narciso, il primo punito per le fantasie libidiche fatte sul proprio corpo.

Ma, prima di tutto, cosa narra il mito di Narciso? Quali sono le sue fonti?

Svariate le sue versioni (una ellenica, una romana e una di Pausania, greco anch’egli, ma di origine asiatica), noi decidiamo di privilegiare il racconto mitologico di Ovidio che, nelle Metamorfosi, narra le vicende di un giovane bello quanto un dio, ma la cui bellezza è anche causa della sua stessa rovina.

Narciso è figlio del dio fluviale Cefiso e della ninfa oceanina Lirìope. Curiosa è la sua storia, già singolare è il suo concepimento. Cefiso, volendo possedere la bella ninfa, la circondò con i suoi corsi d’acqua e, una volta intrappolatala, sedusse Lirìope, madre prossima di un bambino dalla bellezza straordinaria.

Ninfe e donne terrene non fa differenza, tutte le mamme sono premurose sino alla patologia. E così, se una mamma moderna si rivolge dal pediatra, Lirìope per scoprire il destino del suo pargoletto consultò l’indovino Tiresia. Questi, misterioso e ambiguo come i veggenti dei tempi nostri, le rivelò che Narciso avrebbe raggiunto la vecchiaia, “se non avesse mai conosciuto se stesso”.

Queste parole non tardarono a mostrarsi tanto rivelatrici quanto enigmatiche lo erano state almeno inizialmente. Raggiunto il sedicesimo anno di età, Narciso divenne oggetto delle pretese amorose di ogni suo concittadino. Uomini o donne, giovani o vecchi, insomma, tutti si innamoravano della sua eccezionale bellezza. Nondimeno l’efebo, alla maniera di Ippolito, li respingeva orgogliosamente e, difendendo ad oltranza e con ottusa decisione la sua castità, finì per offendere Eros, il dio dell’Amore, e non solo…

Appassionato di caccia, Narciso percorreva instancabilmente boschi e monti e in uno di questi, un giorno, s’imbatté con la ninfa Eco. Non ci fu bisogno di Cupido e di una delle sue frecce. La bellezza del figlio di Cefiso colpì all’istante e la ninfa s’innamorò perdutamente di lui. Sappiamo anche che Eco era stata punita da Giunone. La moglie di Giove, infatti, in preda alla gelosia, aveva costretto la ninfa ad una condizione paradossale: Eco l’aveva distratta coi suoi lunghi discorsi, permettendo alle ninfe che giacquero con Giove di fuggire, Eco pagò il suo peccato con l’impossibilità di pronunciare qualsiasi parola se non quella appena emessa dal suo interlocutore. E così quando Narciso, spaventatosi per aver sentito dei passi, gridò: Chi è là?” la ninfa altro non poté che controbattere: “Chi è là?” e subito dopo rincorse Narciso sino a poterlo stringere fra le sue braccia. Il giovane cacciatore, per le ragioni già dette, non poté e non volle corrispondere all’amore di lei e non le si fece più vedere, riducendo Eco a un’ombra della quale non rimase che la voce.

Nemesi, la terribile dea punitrice delle debolezze degli uomini, ascoltando quei lamenti e mossa a pietà della infelicissima ninfa, decise di vendicarla. Condusse Narciso sulle sponde limpide di una fonte e fece in modo che l’efebo si sporgesse su di essa per bere. Un fiume gli aveva dato la vita e ancora un fiume lo relegò agli Inferi: Narciso, che prima di allora non aveva ancora conosciuto il suo volto, vinto dall’ammirazione per l’immagine riflessa, non seppe più staccarsene e morì consumato da una passione tanto mordace quanto vana e impossibile da soddisfare. Eco, per mezzo di Nemesi, ebbe la sua vendetta. Narciso fu mutato in un fiore che ancora oggi conserva il suo nome. Un fiore meraviglioso, insomma, che ci ricorda di quanto brutta a volte possa essere la bellezza.

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Giuseppe Davide Farina
"Ci vuole passione!": furono le ultime parole che mi sussurrò mio nonno prima di morire. Indimenticabili, significative ed emblematiche, incarnano tutta la mia personalità. Urlo di gioia quando segno un goal, il calcio è la mia passione sportiva. Il mio animo è profondamente turbato dagli interrogativi di Socrate e Platone, La filosofia è la mia passione culturale. Instancabilmente curioso, desidero sempre ed appassionatamente approdare ad Itaca, comprendere il senso di ciò che vivo e conosco.

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