Barletta dovrebbe dedicargli una via o erigergli una statua

Il repertorio delle sue parole è pari a quello delle dita di una mano. “Raffaniiid, putrseeein, rucolaaa, u leeecc, u vas nicol” (ravanelli, prezzemolo, rucola, sedano, basilico). Il nome è Michele, non Riccardo come tantissimi suoi concittadini, ma i più lo chiamano “Raffanì, o putrrsèin!”, quando il suo annuncio, ripetuto fino a prosciugargli le pareti di una gola che non si essicca mai, spinge le massaie a precipitarsi sulla soglia di casa o ad affacciarsi dal balcone per invitarlo ad attendere.

Perché lui cammina, cammina, senza fermarsi mai.  Solo agli incroci di strada indugia qualche momento, tenendo sempre le mani ancorate al manubrio della bicicletta, guardando a destra, a manca ed in alto in attesa che qualcuno gli faccia un cenno.

Non è infrequente, soprattutto nelle strade dove si continua a vivere quasi come una volta, quando i cani circolavano liberamente, le galline si beccavano tra di loro sotto gli occhi compiaciuti del gallo  e le macchine non avevano ancora inondato le strade, che delle donne escano dalle loro abitazioni in ciabatte, con il grembiule decorato da macchie di ragù o caffè, e cominci una contrattazione serrata, che alla fine si conclude con un’intesa che lo vede quasi sempre soccombente, come documenta l’espressione sconsolata del suo viso, mentre la testa sembra chiedersi retoricamente: “Dov’è la mia dignità individuale e sociale?” e poi aggiungere: “Non si può andare avanti così!”

Viene da Andria, l’eterna rivale di Barletta, i cui abitanti, quelli che se la credono, che non sono pochi, quando si relazionano con un andriese, sembra che dicano con un sorriso sornione e beffardo “iè andrrsen”, come dire “non capisce niente”.

I boriosi, però, vengono contestati dai fatti che raccontano un’altra storia. Sono abbarbicati, loro, ad una vecchia vicenda, di cui nel passato gli antenati sono stati semplici figuranti, tappezzeria rattoppata, la cosiddetta “Disfida di Barletta”. Una baruffa tra mercenari, che parteggiavano per la Spagna o la Francia. Gente prezzolata, avvinazzata fino ai capelli, il cui linguaggio spumeggiava per il florilegio di espressioni triviali e boccaccesche che surclassavano persino la fervida fantasia dei cocchieri. Né riescono a cancellare da una strada il nome “Cialdini”, il generale piemontese stupratore di donne del sud, le loro, macellaio di inermi contadini, datisi alla macchia per lottare contro i rapaci colonizzatori del nord.

Gli umili andriesi, invece, hanno fatto passi da giganti in tutti i settori dell’economia, hanno imboccato anche la strada maestra dell’agricoltura biologica, mentre l’economia barlettana legata alle ciabatte, agli stracci, al cemento inquinante langue miseramente. Se non fosse per i rigogliosi vigneti e gli uliveti, un settore ancora fiorente economicamente, anche se ancorato al glifosate, ai pesticidi ed alla superproduzione, lacrime copiose scorrerebbero impetuose verso le ampie distese sabbiose delle spiagge di levante e ponente.

Da un punto di vista culturale, poi, splendide iniziative sfavillano luminose nella città dell’olio, come l’allestimento di un festival letterario, “Il Festival della Disperazione” che ospita ogni anno il meglio della cultura nazionale.

A livello individuale è impossibile e sarebbe ingiusto fare delle graduatorie. E tu, ti senti onorato sia dell’amicizia di una miriade di amici barlettani che andriesi: gli uni e gli altri si fanno amare per la loro umiltà, serietà professionale, creatività, capacità imprenditoriale e cultura.

Ne ha consumate di scuole, Michele, che da quarantacinque anni percorre tutte le strade della città dello ieratico Eraclio, il gigantesco imperatore romano, che non mette soggezione a nessuno. Nemmeno allo smilzo Michele, dalle piccole mani callose, dal fisico asciutto, quasi esangue, che non giganteggia in altezza, né possiede una corporatura erculea. Dietro le lenti di una montatura circolare priva dello smalto di una volta, spuntano occhi dolci ed affettuosi attraversati da una nota di malinconia. Che diventa ancora più marcata quando ti riferisce, scuotendo la testa, che le sue gambe non sono più quelle di una volta ed i suoi richiami da un momento all’altro taceranno per sempre, mentre il frastuono delle vetture continuerà ad asfissiare cose persone e cani alla disperata ricerca di un tronco a cui appoggiare una zampetta.

Più volte alla settimana, dopo aver raccolto i prelibati frutti della sua ubertosa terra, li lava con l’acqua della cisterna, ne fa dei mazzetti e li sistema ordinatamente in ataviche cassette di legno. Poi, a rotta di collo, si rotola a precipizio con la sua malmessa bicicletta verso la pianura della cimosa costiera, instancabilmente lambita ora con dolcezza, ora con virulenza dalle onde dell’Adriatico.

E comincia, così, il suo consueto tour cittadino… per un pugno di euro. La sua attività è massacrante, precaria, senza tutele, come quella di tantissimi altri italiani. Abbandonati a se stessi ed alla misericordia del buon Dio. Sopravvivono alla giornata, aggrappandosi tenacemente ad un’economia marginale, in un Paese, la cui Costituzione recita “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” dove la forbice delle diseguaglianze si allarga sempre di più a vista d’occhio.

Quando le cassette finalmente si svuotano, e ne passano di ore, riprende la strada del ritorno, ripida. Una volta, il suo fisico sprizzava energia da tutti i pori, liberi di terra e sudore, e Michele rimaneva incollato al sedile del suo umile veicolo. Pedalata dopo pedalata. Ecco, al lontano orizzonte intravedeva l’inconfondibile sagoma di Castel del Monte, dal quale si affaccia ancora oggi l’ombra di Federico II, dal viso terribilmente imbufalito per le mille costruzioni di accatto che deturpano le declinanti pendici delle Murge, lui che aveva l’energia e la lungimiranza politica di radere al suolo tutte gli immobili abusivi dei baroni.

Ti confessa Michele, con le sue sessantacinque primavere sulle spalle bruciate dal sole, che ora non si inerpica più per le salite, come un baldanzoso ciclista.  Si limita a scendere dalla bicicletta a spingerla puntando i piedi ed avanzando lentamente con ginocchia scricchiolanti. In ogni caso, ringrazia il Cielo se un frammento di vetro, un chiodo o una spina non affloscia una delle ruote o la pioggia non lo inzuppa fino al midollo delle scarne ossa.

Talvolta, d’estate, quando il sole imperversa inclemente con la sua ferocia, ed il sudore disegna un reticolo di rivoli sul suo corpo, fa un salto al mare.  Due bracciate, aspetta che il suo corpo si asciughi e riprende la strada del ritorno. Lemme lemme. Lieto di aver esaurito tutta la sua mercanzia, con la mente rivolta alle incombenze, sempre le stesse, del giorno seguente.

Lui non lo sa, e non ne sono pienamente consapevoli neppure tanti fra i suoi occasionali o sistematici clienti, ma la sua presenza sul territorio di Barletta è stata di importanza vitale per la sana alimentazione e la salute di quanti vi si sono approvvigionati. Per questo, l’Amministrazione cittadina dovrebbe dedicargli una via o erigergli una statua, come si dovrebbe spendere anche per quei coraggiosi contadini che non contaminano il suolo dei loro poderi con il glifosate, seccatutto che semina morte a man bassa.

Se l’ASL, poi, avesse insistito sul sistematico consumo dei prodotti di Michele, umili come lui, dal prezzo irrisorio, invece di propinare tanti farmaci pretenziosi, dannosi e costosissimi, molte patologie sarebbero state contrastate e debellate. Perché….

  • Gli umili ravanelli, infatti, poveri di calorie, ottimi alleati del sistema immunitario, contengono buone dosi di vitamina C, B6, di fosforo, potassio, calcio (assimilabile, a differenza di quello del latte e dei suoi derivati che rendendo acido il corpo, lo condannano all’osteoporosi) e magnesio. Vantano, quindi, proprietà diuretiche, digestive, depurative, antisettiche, espettoranti, contrastano la stitichezza, aiutano a ridurre lo stress ed a favorire la calma.
  • Il prezzemolo è ricchissimo di vitamine in particolare quelle del gruppo B, la C, A, K. Vanta, inoltre, la presenza di minerali come potassio, calcio e ferro.  Aiuta nella depurazione dell’organismo, nel regolarizzare la pressione e nel tenere sotto controllo la glicemia.
  • La rucola è uno degli alimenti più ricchi di calcio, assieme al songo (in dialetto, “sivone”), la salvia, il basilico, le mandorle, i fichi secchi, le cime di rapa, le cicorie, le nocciole, le noci, gli agretti.
  • Il sedano è un ortaggio poco calorico, infatti, una porzione di 100 gr apporta solo 16 kcal. È particolarmente ricco di potassio, ferro e calcio e delle vitamina A e C. Vanta proprietà diuretiche, disintossicanti, lassative, digestive espettoranti, toniche, antinfiammatorie, remineralizzanti, favorisce la perdita di peso, elimina i gas intestinali, protegge la pelle, rinforza il sistema immunitario.
  • Il basilico, pianta originaria dell’India, contiene fosforo, magnesio ed è ricco delle vitamine A, B, C, E, K. Grazie alle sue proprietà anti-infiammatorie può curare i dolori articolari e reumatici. Abbassa il colesterolo, rinforza le ossa, è un toccasana per le vie respiratorie ed il sistema immunitario. Il magnesio aiuta a migliorare il flusso sanguigno, regolando anche i battiti del cuore. Toccasana per la pelle, contribuisce nel contrastare la caduta dei capelli e nel combattere l’alopecia.
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Domenico Dalba
Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani. Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola. Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola. Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle. Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.

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