L’itinerario di conversione proposto dalla Divina Commedia

«In ogni vita la conversione ha la sua forma propria, perché ogni uomo è qualcosa di nuovo e nessuno è soltanto la copia di un altro. Ma nel corso della storia della cristianità il Signore ci ha mandato modelli di conversione, guardando ai quali possiamo trovare orientamento»: queste parole di Benedetto XVI, mentre dicono l’esclusiva singolarità della conversione, nello stesso tempo invitano a guardare a dei modelli capaci di comunicare l’esperienza vissuta ad altri uomini.

In quest’ottica, assume particolare importanza la conversione spirituale dell’uomo Dante Alighieri, confluita poi in quella poetica della Comedìa[1]. Che non sia un’esperienza solo personale, ma già da subito un modello valido per tutti i lettori (exemplum), lo capiamo sin dalla terzina iniziale:

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura

che la diritta via era smarrita. (Inf. I, 1-3)

La metafora del cammino per indicare la vita dell’uomo è di ascendenza biblica e, quindi, diffusissima tra i Padri della Chiesa. Scrive sant’Agostino: “La nostra vita, fratelli carissimi, è un cammino verso la patria dei santi nella Gerusalemme celeste” (Discorso 346). E a proposito dell’immagine della via, per il Deuteronomio la decisione fondamentale della vita consiste nell’«amare il Signore Dio tuo e camminare per le sue vie».

È ancora Agostino a saldare insieme le due immagini quando scrive: «Chi vuol rimanere in strada non giunge a casa. Alzati, cammina: Cristo-Uomo è la tua via, Cristo-Dio è la tua patria. La patria nostra è la Verità e la Vita; la nostra via il Verbo che si è fatto carne e ha dimorato tra noi. Eravamo esitanti ad intraprendere il cammino. Venne a noi la Via. E ora che la Via è venuta a noi, camminiamo! Cristo-Uomo è la nostra Via; non abbandoniamola» (Discorso 375).

La vita nella selva equivale allora morte spirituale, alla lontananza da Dio e dalla sua grazia; per questo è necessario tornare alla verità di Cristo.

Il poeta però non dice che ha smarrito la “diritta via” ma, con una forma passiva e impersonale, che è la via a “essere smarrita”. L’io di Dante si identifica con la vita dell’uomo comune, con Everyman. A essere in scena dunque non è solo ed esclusivamente la vicenda di Dante ma la nostra vita, quella di tutti noi. Per quanti si accingono alla sua lettura, la Commedia vuole essere un itinerario salvifico di conversione dalla morte alla vita, dalla miseria del peccato alla grazia di Dio.

Se l’orribile spettacolo dell’Inferno e la pure luce del Paradiso devono rispettivamente far spaventare e gioire l’uomo ancora in vita, la cantica del Purgatorio descrive allegoricamente tutto il processo teologico della conversione-penitenza:

canterò di quel secondo regno

dove l’umano spirito si purga

e di salir al ciel diventa degno. (Purg. I, 4-6).

Nel Purgatorio dantesco la conversione del cuore è il rivolgersi a Dio. Dice Manfredi: «ma la bontà infinità ha si gran braccia / che prende ciò che si rivolge a lei» (Purg. III), dove le “gran braccia” ricordano quelle del Padre misericordioso dipinte più tardi da Rembrandt; Oderisi aggiunge: «se non fosse / che, possendo peccar, mi volsi a Dio». È questo l’essenziale della conversione cristiana: abbandonarsi fiduciosamente a Dio.

Alla fine dell’itinerario purgatoriale, Dante si dichiara «rifatto sì come piante novelle / rinnovellate di novella fronda, // puro e disposto a salire le stesse» (Purg. XXXIII, 143-5). L’insistenza dei termini gravitanti attorno al concetto della renovatio (novelle-rinovellate-novella) dichiara la nuova realtà dell’uomo purificato. Quella che il poeta-teologo descrive è una vera e propria rinascita spirituale; per questo egli compie il suo viaggio ultraterreno: «la sua vita, la sua via, il suo cammino, la sua opera, sono i nostri; per noi li percorre, per noi li compie» (Corrado Bologna).

[1] Dante non ha mai appellato la sua Commedia con l’aggettivo “divina”; tale consuetudine è nata con Boccaccio.

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Michele Carretta
Mi chiamo Michele Carretta, sono nato il dieci Aprile del 1986 e vivo ad Andria. Figlio unico, credo nei valori alti della famiglia, dell’amicizia, l’amore e in tutto ciò che umanizza la vita e la rende più bella. Mi piace leggere, andare al cinema, suonare e ascoltare musica. Attualmente sono laureando in Letterature comparate, con una tesi sulla Divina Commedia e il Canzoniere di Petrarca, e direttore dell’ufficio Musica Sacra della Diocesi di Andria.

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