Mi chiamo Mary e sono disoccupata.
Sì, lo so che non è una novità essere disoccupati, oggi come oggi, ma io un posto ce l’avevo e pure ben retribuito, ma … non ce la facevo più e ho detto basta!
La mia storia incomincia quando mi mancavano pochi esami alla laurea in economia e commercio. Incontro un’amica che mi fa: “Sai che nella nostra città aprono un nuovo centro scommesse? Cercano personale: io mando il mio curriculum. Perché non lo fai anche tu?”
Lì per lì, mi dico: figurati! Chissà quanti altri hanno già avuto la stessa idea e poi… sicuramente già si sanno quelli che saranno assunti: i soliti raccomandati! Meglio lasciar perdere…
Poi però ci ripenso e mi chiedo perché non farlo: tanto, uno più uno meno, dalla maturità in poi, avrò mandato centinaia di curriculum vitae. Mio padre ha altri tre figli da mantenere agli studi e la nostra è una famiglia monoreddito. Io ho sempre lavorato per mantenermi all’università. I soliti lavoretti: cameriera, babysitter, qualche ripetizione privata. Ma un vero impiego mai. Certo che sarebbe una pacchia, se scegliessero proprio me…
E infatti mi prendono! Incredibile, ma vero: mi chiamano per un colloquio al fine di valutare le mie capacità psicoattitudinali, si dicono colpiti dai miei bei voti, ma ancor più dalla mia bella presenza e dal mio modo di pormi e, insomma, in men che non dica, il posto è mio.
La prima notte non ci ho dormito dalla gioia: uno stipendio fisso, una bella cifra mensile su cui poter contare e dormire sonni tranquilli, niente più problemi per comprarmi i libri e finire i miei studi…

Già, gli studi: all’inizio pensavo di poter reggere le due cose, studio e lavoro. Ben presto mi son dovuta ricredere. Quando lavori per più di 40 ore alla settimana, torni a casa distrutta, non riesci più a frequentare le lezioni, sulle prime, provi a illuderti. Ti dici che rallenterai il passo, ma che quei pochi esami che ti mancano prima o poi li farai, tanto… stai già lavorando!

Appunto: il lavoro! Ma che lavoro è prendere le puntate di disperati che tornano ogni giorno a buttare i loro soldi. Sulle prime, ti sembra una cosa normale. Poi, li vedi bene negli occhi e li riconosci: la pensionata che arriva da te subito dopo aver incassato la pensione mensile e la brucia in una sola mattinata di scommesse; l’impiegato che telefona alla moglie dicendo che è in pizzeria a ordinare la pizza e invece è da a te a puntare l’equivalente di cento pizze; l’anziano che entra a testa bassa perché si vergogna, registra la scommessa e fugge via senza guardare nessuno; la casalinga che entra con le borse della spesa, le lascia per terra e viene a “giocare” o magari un’altra casalinga … terrorizzata all’idea che il marito camionista sta tornando dopo una settimana di lavoro e non troverà nulla da mangiare perché i soldi lasciati per la spesa li ha persi tutti nei “gratta e vinci”…
Ma si può parlare ancora di gioco, quando non se ne può fare a meno? Quando si distruggono le famiglie, si prosciugano i conti in banca, ci si indebita fino a dover vendere la casa o non poter pagare il mutuo? Sapete: tanti clienti mi aspettavano già alle 7 di mattina. Non vedevano l’ora che io alzassi la saracinesca e loro potessero finalmente sperperare i pochi o molti euro che nella notte, magari da uno strozzino, erano riusciti a recuperare…
Ne ho vista di gente rovinata… Ecco perché non ce l’ho fatta più e … mi sono licenziata.
Proprio in un momento in cui tanti cercano lavoro e non lo trovano, io mi sono licenziata.
La laurea, non l’ho più presa e ora proprio non me la sento di tornare all’università.
Ho lavorato per cinque anni ad un centro scommesse.
Mi chiamo Mary, ho ventinove anni e sono disoccupata.

 


 

 

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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