Myrhiàm.
Maria.
La benedetta fra tutte le donne.
Sul capo un velo bianco, decorato con una fascia azzurro pastello. Il volto incorniciato da dodici piccole stelle luminose. Le mani giunte, il viso rosa pallido. Le labbra sottili sembrano bisbigliare eterne preghiere al Suo Signore, Jahvè, Dio Padre, intercedendo per tutti quegli uomini e quelle donne che, devotamente, presso di lei cercano rifugio e protezione.

Entrando in qualsiasi chiesa, basilica o santuario, dalla più antica cattedrale alle più recenti cappelline, questo è solitamente il modus con cui l’iconografia cristiana raffigura quella dolce fanciulla di Nazareth, nel cui ventre, duemila anni fa circa, il Verbo si è fatto carne, assumendo fattezze umane, aprendo le porte della Terra al divino, facendo entrare l’Eterno nella storia.

Maggio è il mese tradizionalmente dedicato dalla pietà popolare alla Vergine delle vergini. In questa occasione, la comunità cristiana viene invitata annualmente a riflettere sulla Bellezza di questa figura, per riscoprirla nella sua dimensione terrena, umana, concreta di quindicenne ebrea, nata e cresciuta fra le terre arse dal sole di Palestina.

Maria è una donna che non solo ascolta, ma insegna, secolo dopo secolo, con la straordinaria testimonianza della sua vita, spesa in santità e purezza, benché non priva di affanni, problemi e difficoltà.

“Se per un attimo osiamo toglierti l’aureola, è perché vogliamo vedere quanto sei bella a capo scoperto. Se spegniamo i riflettori puntati su di te, è perché ci sembra di misurare meglio l’Onnipotenza di Dio, che dietro l’ombra della tua carne ha nascosto le sorgenti della luce.”

A lei don Tonino Bello, nel penultimo anno della sua vita, il 1992, dedicò un’opera, intitolata “Maria, donna dei nostri giorni”, una raccolta di trentuno brevi riflessioni su diversi epiteti che la devozione mariana ha accostato alla Madonna, raccontando piccoli squarci della sua vita in un modo mai fatto prima d’ora.
La Maria di don Tonino è una donna che con la sua vita ancora può essere modello per le donne di oggi, una ragazza che, vivendo con gli occhi folgorati dal Mistero di Dio, ha scelto con il suo “sì” di abbandonarsi, pur nella sua piccolezza, all’immensità divina, anche (e soprattutto) in quei momenti in cui la ragione non era sufficiente per capire il progetto per lei.

Trentuno sfumature di Maria, una più splendida e significativa dell’altra, che, ancora oggi fanno innamorare di lei milioni di fedeli in ogni angolo del pianeta. Il sacerdote parla di Maria come donna in cammino, donna innamorata, donna del pane. Le parole del vescovo molfettese richiamano nella mente immagini commoventi, suggestive, sulle quali spesso non ci si ritrova a riflettere.

Non ci si sofferma mai, ad esempio, a considerare Maria come la donna del primo sguardo. Lei, che per prima ha visto il corpo nudo e fragile di Gesù Bambino, mentre lo cullava fra le sue braccia. Lei, che per prima ha avuto gli occhi di Cristo che la fissavano, trapassandole il cuore. In futuro altri saranno trapassati da quello sguardo. Gli apostoli. La Maddalena. Nicodemo. Il Cireneo. Ma lei, Sua Madre, è stata la prima, come lo è stata anche nel posare lo sguardo sul corpo del Risorto quando ha attraversato l’uscio di pietra del sepolcro.

Spesso ci si dimentica anche di osservare Maria come la donna dell’attesa. Di Giuseppe, mentre aspettava che ritornasse di sera dalla bottega,con le mani che odoravano di segatura e vernice. Di Gesù, per nove lunghi mesi, mentre ripeteva incessantemente nei suoi pensieri le parole dell’Angelo. Dello Spirito Santo, nel Cenacolo assieme agli Undici.

Maria. Maria è la donna coraggiosa. È la Vergine bellissima, obbediente e vera, madre di tutte le madri. Scrive in proposito don Tonino: “Solo allora si accorse che il ventre si era curvato come una vela. E capì per la prima volta che quella vela non si issava sul suo fragile scafo di donna, ma sulla grande nave del mondo per condurla verso spiagge lontane”.

Il vescovo, tuttavia, chiude con l’immagine forse più vicina a lui: una Madonna che abita nei nostri quartieri, che si incontra la mattina a Messa o al mercato, mentre cerca di trattare col fruttivendolo il prezzo della verdura. La chiama addirittura “molfettese purosangue”. Ma anche scrigno di valori che oggi vanno via via estinguendosi: umiltà, purezza, fiducia, tenerezza, sacrificio.

Che quindi le parole di don Tonino possano far riscoprire la Bellezza di quella dolce Signora, che finalmente inizieremo a conoscere come Maria, donna dei nostri giorni.

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Antonio Granata
Solo una cosa mi descrive perfettamente: un irrefrenabile istinto verso la scoperta e la conoscenza di me stesso, nelle situazioni e nei contesti. Le mie radici traggono quotidianamente nutrimento da Cristo, dalla musica e dal cielo, in qualunque sfumatura questo decida ogni giorno di mostrarsi a me. Un po’ come il Piccolo Principe di De Saint-Exupery, peregrino di pianeta in pianeta, scoprendo, vivendo, osservando, arricchendomi e mettendomi sempre in discussione. Il mio cuore, però, appartiene solo alla mia rosa. Ricerco e ascolto. Dove andrò? Non lo so…

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