Non basta indignarsi, bisogna trasformare l’indignazione in sentimento e il sentimento in responsabilità e impegno

Alcuni giorni fa Don Ciotti ha lanciato l’iniziativa “magliette rosse contro la perdita di umanità”: indossare una maglia rossa in ricordo delle vittime della disumanità dell’uomo, ma anche e soprattutto per creare una azione per fermare tutto ciò.

Il presidente di Libera afferma la necessità di una riflessione che diventi organizzazione di dissenso.

Non basta indignarsi, bisogna trasformare l’indignazione in sentimento e il sentimento in responsabilità e impegno.

Se si rimane sui sentimenti, non vi è possibilità di emanciparsi e risvegliare una visione umana della situazione.

Contro ogni retorica, ogni slogan, ogni attacco a semplici scelte di umanità tacciate come becero buonismo o comode posizioni da radical chic, c’è un’unica via: la conoscenza e la perseveranza per diffondere conoscenza.

Gli slogan, i falsi proclami parlano alla pancia dei cittadini.

Dicono.

Forse.

Questa ondata di disumanità è la manifestazione di sentimenti fascisti e razzisti di cui forse non ci siamo mai liberati.

Per tutti questi anni sono rimasti come vermi solitari nelle viscere più profonde e nascoste del nostro sentire.

Quando la situazione politica-economica e sociale ne ha dato modo (o solo la sua percezione), sono emerse con una crudeltà e violenza che ci spaventa.

Non sappiamo come reagire a questo morbo che pensavamo aver debellato.

Sia chiaro: il razzismo è una malattia sociale.

E ancora la cura, la soluzione, risiede in una dose massiccia di anticorpi di conoscenza e umanità.

Bisogna distruggere ogni categoria per sentirci tutti individui con lo stesso diritto alla vita.

Torniamo tutti alla casa del mondo.

Hai vestito tuo figlio di rosso, ti hanno detto di mettergli quel colore lì così, se dovesse succedere qualcosa, è ben visibile.

Mamma che cerchi di regalare la speranza di una vita migliore a tuo figlio…non sono gli occhi a non vedere il suo giubbottino rosso, ma il cuore a non sentire.

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Nadia Pistillo
Pistillo Nadia, nata ad Andria il 16/08/1979, frequenta il liceo classico e in seguito si iscrive a scienze politiche. Scopre l’interesse per il cinema e la fotografia che saranno i mezzi comunicativi con cui si esprimerà. Solo successivamente la parola la chiama a sé e ad oggi si diletta nella scrittura di racconti o prosa di vario genere. Convinta dell’importanza del come e non del cosa, cerca di sperimentare vare forme comunicative; compresa la produzione di video.

5 COMMENTI

  1. Toccante la poesia scritta in rosso, in calce all’articolo e condivido l’impegno sociale di don Ciotti, ma dobbiamo finirla di vedere il fascismo in ogni frammento di vita che non condividiamo.
    Il fascimo, o ciò a cui ci si riferisce nei contesti di sinistra usando questo termine, non è mai morto, nemmeno con la nascita della nostra bellissima Costituzione, perché le politiche liberiste e in seguito neoliberiste, hanno ben incarnato il concetto di neofascismo, o forse, lo hanno pure oltrepassato in bruttura e violenza.
    Stamattina non indosserò una maglietta rossa, ma una bianca.

  2. Esprimo la mia ammirazione per Nadia e per il suo perseverante coraggio di perseguire con insistenza le sue idee con grande coerenza

  3. Buongiorno Nunzio. La ringrazio per le sue parole, tristemente lieta che abbia commosso.
    Il fascismo si basava sull’assunto che una razza è superiore alle altre (basta ricordare gli scritti di Almirante su questo) a cui soggiace una logica molto chiara e razionale: alcuni individui hanno diritti che altri non hanno, per natura. Che è l’esatto opposto di quello che sostiene la nostra Costituzione, ma persino il diritto naturale.
    Sugli sviluppi successivi neo liberisti convengo con lei. Credo però che il fascismo avesse alla radice una ideologia, il liberismo, invece, mira esclusivamente al profitto. Non so cosa sia più pericoloso.
    Buona giornata

    • Nadia, grazie per la tua attenzione, pur non conoscendo le parole di Almirante, conosco su cosa si basa l’ideologia fascista. La questione è che dobbiamo semplicemente trovare un altro nome a ciò che hai definito fascismo.
      Ogni volta che diciamo e scriviamo contro il “fascismo” diamo forza a idee che si nutrono di antifascismo per campare, per vestirsi di legalità e coraggio. Non sottomettiamoci ai “valori”, ai “buonismi” e alle false lotte per le minoranze paventate da una sinistra malata e corrotta (nel senso profondo del termine, non corrotta per sui soldi, brogli o altro). Fu bello quando Bertinotti superò la soglia del 4% imposta proprio da loro, che volevano far l’amore con il nuovo mondo che andava formandosi.
      Dobbiamo essere noi a dire quale maglietta indossare Nadia, tu ed io e non “loro” o coloro che fondano la propria sensibilità e cultura su valori che non tengono nemmeno conto della nostra esistenza. Liberiamocene, facciamoli attraversare il loro purgatorio oggi (per ritrovarsi un domani) e troviamo il coraggio di attendere senza cadere in facili giudizi sull’operato dell’attuale governo. Cara Nadia, siamo ben lontani dal realizzarsi di una nuova marcia su Roma.

  4. Buon pomeriggio, Nunzio. Vede, io credo che si cade nelle trappole del finto buonismo contrapposto al fascismo posti in questi termini. La questione è molto semplice: ci sono Delle vite umane da salvare, vite che hanno i miei e suoi stessi diritti. E si devono salvare.
    Poi il discorso è ampio e complesso, ma credo che in questo momento vada capito come far respirare un clima razzista generi razzismo. È il teorema dell’autoprofezia che si avvera.
    Non molto tempo fa ho visto un film (Pride, credo) in cui minatori e comunità omosessuale lottavano insieme. Alla fine, dopo scissioni, conflitti e altro, al primo Pride legale dell’Inghilterra vi era una marea di minatori. Cosa voglio dire? Che se si combatte solo per i diritti appartenenti ad un gruppo non facciamo grandi passi. Solo dall’unione nasce la forza per Restare Umani.
    E non hanno bisogno di una nuova marcia su Roma.

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